Luxury Summit 2021

Sostenibilità e digitalizzazione indispensabili per agganciare la ripresa a «V»

Quasi 3mila utenti online per il Luxury Summit del Sole 24 Ore: dopo il crollo del fatturato 2020, il tessile-moda punta a un rimbalzo previsto tra i più elevati del panorama industriale

di Redazione Moda24

4' di lettura

Format digitale, spunti reali per il Luxury Summit del Sole24Ore, appuntamento annuale per fare il punto sull’industria della moda italiana, che ha totalizzato circa 3mila registrazioni online e dal quale sono emersi cauti motivi per guardare al futuro con ottimismo. I dati indicano una ripresa a «V», il migliore degli scenari ipotizzati dagli economisti dopo una crisi: il 2020 si è chiuso con un calo di ricavi del 20%, per il 2021 si prevede un aumento del 12%. Una media che però nasconde le difficoltà delle Pmi della filiera, che nel 2019 aveva toccato i 100 miliardi di fatturato, hanno ricordato Cirillo Marcolin e Carlo Capasa, presidenti di Confindustria moda e Camera nazionale della moda in apertura del Summit, iniziato da un intervento del direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini.

La fase di emergenza si supera di concerto con il Mise e inserendosi nel Pnrr (si veda Il Sole 24 Ore del 4 maggio), ma si può e si deve guardare oltre, perché l’industria della moda, dalle imprese tessili ai marchi che sfilano o presentano a Milano e al Pitti di Firenze, dalle aziende di accessori agli artigiani che lavorano anche per le maison francesi, è all’avanguardia sul tema del momento, la sostenibilità ambientale e sociale. La pandemia ha inoltre accelerato la digitalizzazione, proiettando tutti in una nuova normalità dove la qualità del made in Italy ha nel digitale uno strumento in più per farsi apprezzare nel mondo, partendo dalle generazioni più giovani, che già oggi apprezzano il made in Italy e che saranno i consumatori di domani.

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L’approccio quantitativo di Accenture

Guardare oltre con strumenti più che mai attuali: «Digitalizzazione e sostenibilità sono due paradigmi che stanno impattando fortemente l’industria della moda. Hanno una notevole rilevanza, presi singolarmente, ma è solo attraverso la loro combinazione che questo settore potrà segnare un cambio di passo – ha sottolineato Andrea Ruzzi, responsabile Fashion & Luxury di Accenture per l’Europa –. La tecnologia offre oggi gli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, come fattore abilitante anche nuovi modelli di business: si pensi all’identità digitale nella blockchain – a supporto di scenari di re-commerce – o agli Nft (Non fungible token), prodotti “unicamente digitali”». Tuttavia per la trasformazione sostenibile c’è un elemento ancora sottovalutato, ha messo in guardia Ruzzi, ed è l’adozione di un approccio quantitativo che coinvolga tutte le funzioni aziendali: «È solo così che tecnologie come intelligenza artificiale e machine learning, entrando nei gangli vitali e di controllo della catena del valore, collegate all’impianto applicativo in cui sono gestite e registrate le transazioni aziendali, consentono di portare le scelte di sostenibilità a un livello superiore».

La tecnologia virtuale di Cisco

L’anno appena trascorso ha visto delle sperimentazioni inedite che sono state al centro del Luxury Summit. «Cisco sostiene lo sviluppo digitale delle aziende della moda a 360 gradi e digitale e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia», ha spiegato Gianmatteo Manghi, ad di Cisco Italia. Tra le tecnologie sviluppate dall’azienda ci sono lo show room virtuale, la sicurezza per proteggere le applicazioni, il wifi e l’intelligenza artificiale per offrire servizi ai clienti. E proprio lo show room virtuale è una delle soluzioni che Cisco ha creato per Salvatore Ferragamo. «Con l’emergenza – ha detto Micaela Le Divelec Lemmi, ad di Salvatore Ferragamo – ci siamo trovati in difficoltà a mantenere il contatto con i clienti per questo motivo abbiamo cercato nuove vie che facessero sposare il fisico con il digitale e continueremo su questa strada anche dopo l’emergenza. La tecnologia può avere un ruolo molto importante non solo per mantenere alto il livello qualitativo del made in Italy, ma anche su tematiche di riduzione dell’impatto ambientale, penso ad esempio alla logistica di materie prime e manufatti».

Il consumatore secondo Kpmg

«Nell’ultimo anno la velocità di crescita delle vendite online è stata pari a quella di cinque anni e il consumatore è cambiato profondamente, diventando un omniconsumer»: secondo Massimo Curcio, associate partner della società di consulenza e analisi Kpmg, si tratta di un cliente più legato alla dimensione locale dell’acquisto, più sobrio, soprattutto in Europa, che ha fatto della sua casa un hub, e che si muove sempre più fluidamente fra dimensione fisica e digitale dello shopping. «I dati saranno sempre più importanti per profilare e seguire i movimenti del nuovo consumatore».

I laboratori di Rinascente e Camera Buyer

I negozi resteranno tuttavia centrali nell’esperienza di acquisto: «Siamo una house of values, una casa di valori, e la sfida è trovare il modo per veicolarli ai nostri clienti in tutti i nostri canali», ha sottolineato Mariella Elia, cfo Rinascente, che ha ricordato anche gli investimenti del gruppo per il rinnovamento di molti negozi, come quello di Piazza Fiume a Roma. Delineare una formula di omnichannel evoluto che possa essere condivisa è anche la sfida degli 85 luxury stores associati alla Camera Buyer, che insieme generano ricavi per 2 miliardi: «Stiamo alimentando una sorta di laboratorio, per mettere a punto strumenti che rendano l’esperienza di acquisto dei clienti ricca e innovativa», ha spiegato Giacomo Santucci, presidente Camera Buyer Italia. «I punti di contatto con i clienti devono essere curati sotto ogni aspetto – ha notato Massimo Lo Campo, consulente tecnico dell’associazione –. Per questo fin dalla fase di progettazione di un nuovo negozio dobbiamo considerare anche l’esperienza da proporre, un concetto che si traduce poi in architettura».

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