ETICA & AFFARI

Sostenibilità e responsabilità leve per vincere la competizione

di Vera Viola

(Agf)

3' di lettura

«Crescere per eliminare la povertà e le disuguaglianze: due obiettivi di Agenda 2030 da perseguire», una strada obbligata per difendere la competitività delle imprese e del Paese, secondo Rossana Revello, presidente del Gruppo tecnico di responsabilità sociale d’impresa di Confindustria, che ha introdotto l’evento “Sostenibilità e responsabilità sociale: una sfida per l’industria italiana” organizzato dallo stesso Gruppo tecnico e dall’Unione Industriali di Napoli.

L’incontro, che si è tenuto a Napoli, si inserisce nell’ambito del primo Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato da Asvis–Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile. E si lega anche alle celebrazioni per il Centenario dell’Unione Industriali di Napoli.
Revello annuncia che giovedì, nella seconda tappa del Festival Asvis, che si terrà a Milano all’Unicredit Pavilion, verrà consegnata al Governo, alla presenza tra gli altri dei ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti, una dichiarazione congiunta
sugli obiettivi di sviluppo sostenibile sottoscritta da tutte le associazioni datoriali che aderiscono ad Asvis. «Per Confindustria – ha precisato Revello – responsabilità sociale è fattore di competitività. Ne è una prova la diversa organizzazione interna alla Confederazione degli industriali: la struttura che si occupa di responsabilità sociale non è più parte del settore cultura, ma è inserita nella delega per la politica industriale. Al pari di Ricerca, Ambiente, Infrastrutture».
«Crediamo che debba essere posto fra i temi prioritari dell’agenda nazionale uno sviluppo sostenibile – ha detto il presidente degli industriali di Napoli, Ambrogio Prezioso – Temi fondamentali quale l’etica d’impresa devono essere visti non solo come aspetti valoriali bensì come aspetti strategici del business».

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Si è parlato di opportunità a Napoli, ma si è anche puntato il dito sui ritardi delle istituzioni italiane «nell’adottare una propria strategia, a esempio in campo energetico». Lo ha detto Enrico Giovannini, portavoce e anima di Asvis. «Dopo che è stata sottoscritta da molti Paesi l’Agenda 2030 nel 2015 – ha precisato Giovannini – si registrano posizioni più tiepide in tutta Europa. L’Italia è indietro, poichè non ha una visione organica di medio e lungo termine e si registrano posizioni diverse all’interno del governo».

Le testimonianze di società finanziarie e imprese dimostrano una realtà in grande evoluzione. Damiano Carrara di Ubi Banca parla di formazione, welfare, pari opportunità. Poi aggiunge: «Resta difficile il rapporto tra banca e impresa, e sappiamo di essere in ritardo nella integrazione del rating con parametri qualitativi. Una lacuna da colmare».

Caso limite di conversione di una grande industria è quello di Philip Morris. «Avevamo un solo prodotto, causa di malattie e di morte – ha raccontato Eugenio Sidoli, presidente Philip Morris Italia – nel 2000 l’azienda si è assunta tutta la responsabilità. Ciò ha attivato un processo virtuoso per cui abbiamo investito in ricerca su prodotti “non da fumo”. Questo prodotto è in forte crescita: abbiamo saturato la capacità produttiva di un impianto realizzato ad hoc e presto avremo bisogno di altre linee produttive».

Tabacco, acciaio, fibre sintetiche: prodotti complessi. Feralpi Siderurgica ha scommesso su efficienza energetica, abbattimento delle emissioni, riutilizzo delle scorie. Mentre Radici Group, numero due nel mondo per la produzione di nylon, ha misurato la sostenibilità dei prodotti per dedurre che «produce un indubbio vantaggio economico». Infine le testimonianze di Stefania Brancaccio, vicepresidente di Coelmo Gruppi Elettrogeni, e di Susanna Moccia, de La Fabbrica della Pasta di Gragnano, hanno svelato storie di imprese di minori dimensioni che al territorio hanno dedicato grande impegno.

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