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Sostenibilità e rifiuti, passi concreti dopo il risveglio green

di Guido Gentili


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(AdobeStock)

2' di lettura

Green, Greta (Thunberg), lotta al cambiamento climatico, sostenibilità ambientale, de-carbonizzazione, lotta all'eco-mafia, eco-bonus, economia circolare… Si potrebbe continuare nella citazione delle nuove parole d'ordine di questa stagione di “ripensamento” (necessità oggettiva) sul nostro futuro. Ma poi, se si vuole evitare che il tutto si risolva in una grande bolla mediatica e politica, occorre entrare nei singoli problemi che si pongono e nelle scelte decisionali possibili.
Due avvertenze generali e un caso concreto, il trattamento del ciclo dei rifiuti. Prima avvertenza. Evitare l'ideologizzazione dei problemi e il riflesso ottico condizionato sinistra-destra: messo così il confronto è sterile, a partire da un fisco presunto green usato per fare cassa. Seconda avvertenza. La cura dell'ambiente è un investimento socialmente e finanziariamente redditizio, fa bene ai bilanci stessi delle imprese e quando messa in campo con criteri di trasparenza e efficienza contribuisce a stroncare la piaga della gestione delle eco-mafie (https://www.ilsole24ore.com/art/emergenza-rifiuti-riciclare-bene-servono-investimenti-10-miliardi-ABnXzEpB).
Papa Francesco ha fatto della battaglia contro la “cultura dello scarto” (https://www.ilsole24ore.com/art/intervista-papa-francesco-i-soldi-non-si-fanno-i-soldi-ma-il-lavoro-AEf2V5lF) una sfida planetaria. Più crescita (buona, virtuosa) si fa anche così. Il presidente della Fondazione Symbola ed ex parlamentare del Pd, Ermete Realacci, sostiene che l'economia circolare (dove l'Italia e non la Germania è campione europeo, ma di questo si parla poco) “non è destinata alle anime belle”. Vale circa 90 miliardi e impiega 600 mila occupati (2 milioni i green jobs totali).
Il caso-rifiuti (si veda la drammatica emergenza di Roma, che esporta rifiuti urbani a carissimo prezzo) va affrontato sul terreno tecnologico e industriale. E la spinta delle imprese è una necessità, appunto non un tema da “anime belle” da affrontare nei salotti di stagione riverniciati di verde.
Di sostenibilità ambientale il presidente Carlo Bonomi ha parlato all'assemblea di Assolombarda. Messaggio chiaro: “il problema fondamentale italiano non è oggi sussidiare il sapone sfuso o la pasta alla spina nella grande distribuzione. Il problema numero uno nell'ambito non energetico è chiudere integralmente il ciclo dei trattamento dei rifiuti, industriali e urbani”. Uno sgravio tipo l'eco-bonus? Si calcola che potrebbe mobilitare oltre 10 miliardi di investimenti privati e più occupati tra 15 e 20 mila unità. Perché in Italia “mancano gli impianti necessari e avanzati per trattare in sicurezza i rifiuti. E quegli impianti vanno realizzati. Sempre a patto, certo, che poi non se ne blocchi poi l'iter, e cioè che gli impianti si facciano davvero”.
Nell'economia circolare si stanno impegnando molto anche grandi gruppi come Enel e Eni. In particolare nella riduzione dei rifiuti il colosso petrolifero ha cambiato paradigma: da costo di smaltimento a risorsa e fonte di profitto con un impatto positivo sulle comunità locali. Ma per intensificare le attività di ricerca e innovazione (e per programmare gli investimenti) serve un quadro di riferimento normativo chiaro per ottenere, ad esempio, biocarburanti e prodotti chimici dai rifiuti. La disciplina europea in materia deve essere va “travasata” nell'ordinamento italiano e poi serviranno i relativi regolamenti.
I passi concreti, dietro il grande risveglio green.

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