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Sostenibilità, il faro delle authority europee sui prodotti Esg

di Vitaliano D'Angerio


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3' di lettura

Chi distribuisce prodotti finanziari sostenibili (Esg) deve essere molto attento a evitare la vendita scorretta (mis-selling): la finanza sostenibile non si trasformi in «una scusa per vendere prodotti della casa o più costosi, o causare movimentazioni del portafoglio clienti». È l’appello lanciato dall’authority europea di vigilanza su mercati e strumenti finanziari (Esma) che chiede un collocamento corretto ai risparmiatori dei prodotti etichettati come sostenibili. La presa di posizione Esma è contenuta nel parere tecnico inviato alla Commissione europea che ne aveva fatto richiesta prima di modificare i provvedimenti operativi della Mifid2 (atti delegati), la direttiva sui mercati finanziari. Una medesima richiesta è stata fatta anche all’Eiopa, authority che si occupa invece di assicurazioni e fondi pensione (le due authority segnalano di aver lavorato insieme su tali argomenti).

Conflitto di interessi

Il parere tecnico Esma sulla finanza sostenibile è un documento di 28 pagine, inviato alla Commissione a inizio maggio dopo una lunga consultazione pubblica e una serie di domande e richieste di chiarimenti giunte a Parigi (sede Esma). Il tema del mis-selling va sotto il capitolo dei potenziali conflitti di interesse e la raccomandazione Esma entrerà negli atti delegati della Mifid2 come “considerando” (recital in inglese) ovvero una spiegazione concisa delle norme chiave dell’articolato. Un’interpretazione dell’authority che comunque non va sottovalutata, tanto che nella consultazione pubblica sul tema, la maggioranza degli intervenuti (come segnala la stessa Esma) ha ritenuto «il considerando non necessario e che quindi andrebbe cancellato». Viceversa le associazioni dei consumatori si sono schierate con l’authority chiedendo addirittura misure più stringenti. Il “considerando” sotto i riflettori verrà aggiunto alla Mifid2-atti delegati e sarà il 59-bis.

Come realizzare la consulenza “sostenibile” con i risparmiatori

Nel documento Esma si scende nel dettaglio poi delle informazioni da fornire ai risparmiatori. Siamo in in tema di “product governance” ovvero l’insieme di quelle norme che sovrintendono la creazione e la gestione dei prodotti finanziari. La product governance, secondo Mifid2, coinvolge sia i produttori che i distributori. Esma chiede a entrambe le categorie (manufacturers and distributors) di essere molto dettagliati nelle informazioni Esg da fornire ai risparmiatori. Non bisognerà limitarsi, spiega l’authority, a chiedere se il cliente è interessato ai temi ambientali, sociali e di governance (Esg appunto). Ma sarà necessario informarsi in modo adeguato sulle preferenze che maggiormente soddisfano gli investitori. Alcuni dei partecipanti alla consultazione sul documento, hanno disapprovato la scelta Esma considerano tale soluzione assai complessa.
Qualcuno però si è già mosso su questo percorso. In Italia per esempio una società di distribuzione ha lanciato una piattaforma dove poco meno di 200 fondi comuni sono stati allineati con alcuni degli Sdg’s dell’Onu, i 17 obiettivi (goal) sostenibili che le Nazioni Unite hanno chiesto di raggiungere entro il 2030 agli Stati firmatari (Agenda 2030). Potrebbe essere forse una soluzione alla problematica delle Esg preferences sollevata da Esma.

Tempi e decisioni

Vedremo come finirà e cosa deciderà la Commissione Ue ormai in scadenza sul parere tecnico Esma. Fra le richieste delle associazioni di categoria (gestori e intermediari finanziari) c’era tra l’altro quella di concedere almeno 18 mesi per implementare la normativa di secondo livello della Mifid2. Richiesta che andrà sicuramente soddisfatta, viene evidenziato nel documento dall’authority, visto che dal via libera della Commissione Ue dovranno passare tra i 3 e i 6 mesi per le eventuali obiezioni di Parlamento Ue e del Consiglio d’Europa. Concluso il percorso ci vorranno poi altri dodici mesi per l’entrata in vigore: quindi se tutto va bene si arriverà a fine 2020.

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