LA DIRETTIVA SHAREHOLDER

Sostenibilità, solo in un caso su 5 è partito il dialogo tra fondi pensione e gestori

Quasi tutti i fondi pensione conosce la direttiva Shareholder Right sulle politica di engagement nei confronti delle società partecipate, ma pochi le hanno attuate

di Marco Paluzzi (°)

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Quasi tutti i fondi pensione conosce la direttiva Shareholder Right sulle politica di engagement nei confronti delle società partecipate, ma pochi le hanno attuate


3' di lettura

Mefop, in collaborazione col Forum per la Finanza Sostenibile, ha somministrato un questionario sulla Direttiva Shareholder Rights e sul suo decreto di recepimento a un campione di investitori previdenziali e gestori finanziari, a cui hanno risposto 41 fondi pensione (di cui 22 negoziali, 16 preesistenti e 3 aperti, che rappresentano complessivamente circa 65,5 mld € di patrimonio gestito) e 16 gestori finanziari.

Il sondaggio

Il 97% dei fondi pensione dichiara di conoscere la Direttiva: il 59% in linea generale, il 29% nel dettaglio e il 5% in maniera limitata. Tra i gestori finanziari aumenta la percentuale di soggetti che conosce il tema nel dettaglio (44%) e il restante 56% ne ha una conoscenza generale (50%) o limitata (6%).

Il D. Lgs. 49/2019 contiene disposizioni riguardanti la predisposizione di una politica di impegno nei confronti delle società partecipate secondo il principio del comply or explain: da questo punto di vista le percentuali appaiono notevolmente ridimensionate, soprattutto per i fondi pensione: solo il 20% ne ha già discusso in Consiglio d'Amministrazione, e di questi il 75% non ha effettuato delle valutazioni sulla scelta tra il comply or explain citato nella Direttiva.

Il 56% dei gestori finanziari, invece, ha già valutato gli adempimenti previsti dal D.Lgs. 49/2019 e scelto di optare nell'89% dei casi per il comply, sia per ottemperare ai doveri di un investitore istituzionale che per beneficiare di un maggiore ritorno dagli investimenti dovuto a un approccio di azionariato attivo.

In aggiunta, l'81% dei gestori intervistati dichiara di aver già sottoscritto un codice di stewardship (come ad esempio il codice Assogestioni o quello pubblicato dall'European Fund and Asset Management Association), e ciò li pone già in condizione di essere compliant a molte delle previsioni normative.

Dialogo in fase embrionale

I fondi pensione non hanno un codice di stewardship di categoria (la maggioranza la ritiene un'iniziativa necessaria per spingere gli investitori previdenziali verso un investimento più consapevole) e il loro impegno passa attraverso il dialogo con i proxy advisor e i soggetti che gestiscono il loro patrimonio. Ad oggi tale dialogo è ancora in fase embrionale: il 79% dei fondi pensione non ha ancora avviato un'interlocuzione con i propri gestori e il 70% non si è ancora confrontato con dei consulenti specializzati. Questa evidenza viene confermata anche dai gestori stessi, in quanto il 75% dei fondi pensione loro clienti non ha ancora chiesto chiarimenti in merito alle previsioni dettate dalla Direttiva e dal suo decreto di recepimento.

La maggior parte dei fondi pensione, tuttavia, ha in programma di avviare il dialogo nel prossimo futuro, e quindi è auspicabile una crescente sensibilizzazione sui temi dell'engagement e dell'esercizio del diritto di voto.

Advisor esterni

L'ultimo argomento affrontato nel questionario sono le politiche di azionariato attivo adottate da fondi pensione e gestori. Soltanto il 19% dei fondi pensione ha avviato iniziative in tale ambito, nel 75% dei casi con il supporto di un soggetto esterno (principalmente le associazioni di categoria, ma anche consulenti e advisor finanziari). Dal punto di vista operativo, tali politiche si traducono in iniziative di engagement collettivo e individuale di profilo sia nazionale che internazionale, che si sostanziano in invio di lettere (75%) o incontri privati con il management delle società emittenti (25%). L'88% dei fondi pensione prevede una rendicontazione delle attività svolte che normalmente rimane a uso interno: solo il 38% dei fondi pensione che prevede un rendiconto lo rende disponibile al pubblico.

L'industria del risparmio gestito è invece molto avanzata sul tema delle politiche di azionariato attivo: il 94% dei soggetti che hanno partecipato ne sono dotati, e l'88% di questi ha esercitato il diritto di voto nonché partecipato a numerose iniziative di engagement collettive e individuali.
Le strutture e le competenze dei gestori consentono di attivare meno frequentemente il supporto di consulenti e associazioni di categoria per quanto riguarda l'attività di engagement (nel 25% dei casi monitorati).

L'esercizio del diritto di voto merita un discorso specifico: in questo caso i consulenti e i proxy advisor affiancano metà dei gestori finanziari per facilitare il monitoraggio e il voto nelle assemblee di migliaia di società emittenti. L'81% dei gestori dichiara di essere disposto ad accettare una delega per votare in nome e per conto del fondo pensione, ma se il fondo fornisce istruzioni specifiche di voto il 31% dei gestori non è disposto a seguirle, dichiarando di votare esclusivamente in base alla propria politica di impegno.

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