Il genere dell’arte

Sotheby’s offre la prima asta tutta al femminile

Dal 20 al 27 maggio sarà battuta online «(Women) Arists» percorrendo quattro secoli di storia dell’arte, rivalutando opere e storie sulla scia dei musei, dopo quattro anni dalla nascita del movimento virale #MeToo

di Marilena Pirrelli

Dorothea Tanning, The Witch, 1950, est. £220,000-320,000

6' di lettura

Nel dubbio Sotheby’s lancia un’asta online dal 20 al 27 maggio tutta al femminile con esposizione a New Bond Street dal 22 al 27 maggio. È il titolo stesso «(Women) Arists», che riassume il tema dell’incanto: le artiste sono davvero state poste così sullo sfondo? Solo muse, mogli e amanti da aver bisogno del rafforzativo «women» quando erano artiste? Si tratta degli ultimi 400 anni di narrazione di storia dell’arte, che bellamente ha messo in secondo piano l’altra metà del cielo: da Rachel Ruysch del 1600 a Dame Laura Knight in tardo 1800 sino a Rachel Whiteread. L’asta proporrà 26 lotti (ad oggi ma ptrebbero crescere) e il top lot è l’opera surrealista “The Witch” del 1949 dell’americana Dorothea Tanning (1910-2012), femminista ante litteram, con la stima tra 220-320.000 sterline, già esposto da Sotheby’s nella mostra mercato Cherchez la femme: women and surrealism nel settembre/novembre del 2015. Il suo top lot in asta è “The Temptation of St. Anthony” aggiudicato da Christie’s nel 2018 per 1.152.500 $. Fu lei una delle prime donne a non voler essere definita “woman artist”, neanche da suo marito Max Ernst.
Ma anche le aste per riscoprirle hanno aspettato quattro anni dalla nascita del movimento #MeToo contro la violenza sessuale e le molestia, soprattutto, subite dalle donne sul posto di lavoro (caso Harvey Weinstein). E l’arte come luogo di lavoro non ha fatto la differenza, tanto che nel 2018 il movimento ha meritato la terza posizione della «Power100» del The ArtReview e la quarta nel 2020, a confermare che l’attenzione verso il fenomeno resta alta.

L’asta e le signore dell’arte

Naturalmente la storia artistica di molte artiste si mescola in modo spesso sostanziale con le vicende personali. La lunga e celebrata carriera di Dame Laura Knight (1877 - 1970) ha fatto da apripista ad altre pittrici, da Sotheby’s verrà proposta la grande tela “The Gift (The Flower)” per 150-200.000 £ – invenduta nel 2012 nell’asta British & Irish Art della medesima casa d’asta con una stima tra 300-500.000 £ –, in possesso della famiglia Knight fino al 1971. È stata la prima donna ad ottenere l'iscrizione alla Royal Academy nel 1936, che oggi conserva quattro sue opere in collezione, ed è la prima ad aver avuto una retrospettiva (1965). Il suo top lot raggiunto il 15 luglio del 2009 è “Wind and sun” aggiudicato da Sotheby’s per 914.850 £. E ancora viene proposto il soggetto decisamente inconsueto per un occhio femminile (una scazzottata sul ring) “Boxing in Camp (The Light Heavy-Weights)” dalla stima tra 70-100.000 £.

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Sotheby's lancia l'asta di solo artiste

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Andando ancora indietro nel tempo l’opera “Forest floor still life with a pool” del 1687 dipinta all’età di 22 anni da Rachel Ruysch (1664-1750) è offerta ad una stima tra 150-200.000 £, mai vista fino all’acquisto da parte The Hague. Della pittrice dell'età dell'oro olandese un’opera simile molto più tarda del 1720 è al Ashmolean Museum dell’Università di Oxford. Il Rijksmuseum di Amsterdam ha annunciato che presto esporrà in modo permanente l’arte al femminile, includendo anche Rachel Ruysch, che dimostrò la parità di genere in tempi non sospetti con le sue nature morte ricche di giocosi particolari - dimostrando una solida conoscenza di botanica e zoologia - che surclassarono suo marito Juriaen Pool, che abbandonò i pennelli. Pittrice alla di corte dell’elettore Giovanni Guglielmo del Palatinato continuò a firmare con il suo nome paterno e non quello del marito e una sua opera, «Still-life with Fruit, Flowers, and Insects (1711)», è conservata agli Uffizi sin dal 1753 inviata a Cosimo III. Il suo top lot, sempre una natura morta fiorita e ricca di dettagli e insetti dipinta nel 1710, risale al 2013 ed è stata battuta ancora da Sotheby’s per 1.650.500 £.

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Le contemporanee

Con un balzo di oltre tre secoli ci ritroviamo di fronte a “Wait” (2006) di Rachel Whiteread con la stima tra 60-80.000 £. Classe 1963, ha fatto parte degli Young British Artists ed è stata la prima donna vincitrice del Turner Pize nel 1993 con la scultura “House”. “Wait” ricorda il suo iconico “ Untitled (One Hundred Spaces)” esposto nella storica mostra “Sensation” nel 1997. Sicuramente il riflesso della storia personale di Françoise Gilot (1921), compagna di Picasso e madre dei sui figli Claude (1947) e Paloma (1949), portano alla stima di 120-180.000 £ l’opera tardo cubista “Paloma à la Guitare” del 1965.

Diverso è il sentimento di Barbara Hepworth (1903-1975) nei confronti dell’arte, espresso con estrema disinvoltura fin dalle prime sperimentazioni del 1956 con la scultura “Figure (Imprint)”, edizione di sei, offerta per 110-160.000 £, già passata sotto il martello di Sotheby’s nel novembre del 2018 per 237.500 $ dalla stima tra 150-250.00 $. I tempi sono cambiati, tuttavia le sue qualità di scultrice, spesso definita l’alter ego femminile di Henry Moore, hanno fatto sì che le sue forme raggiungessero già nel 2014 i 4.170.500 $ del top lot “Figure for Landscape” del 1960. In un’intervista al Feminist Art Journal nel 1973 disse: “Non ho mai avuto molta pazienza con le artiste che cercano di essere artiste donne, penso che l’arte sia neutra. Non è una gara con gli uomini. È un contributo complementare quello maschile e femminile”.

Ultima, ma non per questo meno importante, Martha Rosler (1943) con un’opera della serie iniziata nel 1967 “Wine (Muktada) (Bringing the War Home: House Beautiful, New Series)” del 1973, ha una stima tra 6.000-8.000 £. I colori caldi contrastano con i disagi raffigurati in modo chiaro frutto di conflitti sociali sottintesi dall’artista, dalla guerra in Vietnam all’assenza di una fissa dimora, inesorabilmente accompagnati dalla marginalizzazione femminile. In “Semiotics of the Kitchen” del 1975, Martha Rosler incornicia la donna imprigionata nella ripetitività dei suoi doveri domestici. Il suo top lot è “Bringing the war home: House beautiful (set of 10)” del 1967-1972, battuto da Christie’s nel 2006 per 156.000 $, dalla stima tra 35-45.000 $.

I record femminili

È di Georgia O'Keefe il record per 44,4 milioni di dollari per “Jimson weed / White flower no. 1”” il record femminile assoluto, venduto da Sotheby's New York nel novembre 2014, mentre il record per un’artista vivente è di Jenny Saville con 12,5 milioni di dollari per “Propped” aggiudicato da Sotheby's Londra nell'ottobre 2018. Ma ancora sono in ascesa le quotazioni di Joan Mitchell, Yayoi Kusama, Lee Krasner, Tamara de Lempicka, Cecily Brown, Marlene Dumas e delle più giovani Dana Schutz, Tschabalala Self, Jordan Casteel, Julie Mehretu e molte altre. Il movimento di rivalutazione è in cammino, ma ancora lontano dalla parità di valutazione: solo l’8% delle opere vendute oltre il milione di dollari e solo il 6% di quelle scambiate oltre i 10 milioni in asta è firmata da artiste. Solo il 7% del numero deo lavori passati sotto il martello è di una artista. E, ancora, anche in galleria il giro d’affari prodotto dalla vendita di opere di artiste è sotto il 40% in tutte le fasce di prezzo (ArtMarket Report 2021). Naturalmente guidano questa rimonta le artiste del dopoguerra e del contemporaneo grazie all’attenzione sempre più viva da parte delle istituzioni culturali.

La forza del marketing

A dare una mano questa volta al marketing dell’asta di Sotheby’s ci sarà a maggio una tavola rotonda virtuale con Marina Abramović per esplorare la storia delle donne nell'arte attraverso tutti i movimenti. La performer spiega che non era preoccupata del proprio genere quando iniziò la sua carriera, così come non lo è ora: “Ammiro molto Louise Bourgeois per avere avuto una famiglia, un marito e un carriera artistica meravigliosa, ma quando guardo “Spider” del 1994 non mi domando quale sia il sesso dell’artista che lo ha forgiato“. Tuttavia, l’artista è contraria alla continua sottovalutazione delle opere della maggior parte delle artiste: “Sento davvero una grande ingiustizia poiché il lavoro delle artiste è sottocosto. Ci sono persone come Cindy Sherman, le cui opere hanno davvero un buon prezzo e credo che ne abbia tutto il diritto, ma ci sono tante altre persone di spessore che non hanno il suo profilo e il loro lavoro è comunque buono”.

“La classificazione divisiva” artisti donne “ma mai” artisti uomini è al centro di un dibattito e continua ad essere una trappola in cui così spesso si cade” spiega Marina Ruiz Colomer, Contemporary Art Specialist di Sotheby’s Londra. Le artiste non dovrebbero essere etichettate tali o segregate, per questo motivo proponiamo un’asta che intende ribaltare la situazione e riaprire il dibattito. Perché queste artiste sono donne, ma soprattutto sono artiste” conclude.

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