strategie d’asta

Sotheby’s supera con destrezza le limitazioni della pandemia

Gli incanti sul web hanno consentito di tenere le posizioni e crescere del 10% nelle private sale. A New York a ottobre Rothko e van Gogh, a Milano Schifano e Melotti a novembre

di Silvia Anna Barrilà

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Mario Schifano, “Ossigeno ossigeno”, smalto e carboncino su tela e perspex. Eseguito nel 1965. Provenienza: Collezione Luisa Spagnoli, Roma, Ivi acquistato dall'attuale proprietario, stima, stima 260-350 mil euro, courtesy Sotheby's

Gli incanti sul web hanno consentito di tenere le posizioni e crescere del 10% nelle private sale. A New York a ottobre Rothko e van Gogh, a Milano Schifano e Melotti a novembre


5' di lettura

Mentre è in corso l'asta online dedicata al mondo di Prada (fino al 15 ottobre), Sotheby's si prepara a tenere, dal 20 al 26 novembre, la sua seconda asta dell'anno in Italia. “Quella primaverile di Milano, proposta online a giugno, ha registrato oltre 10 milioni di euro con soli 50 lotti: il totale più alto in Europa in quel periodo” ha dichiarato Claudia Dwek, Chairman Sotheby's Italia e Deputy Chairman Sotheby's Europe Contemporary Art.

Claudia Dwek, Chairman Sotheby's Italia e Deputy Chairman Sotheby's Europe Contemporary Art

Quali sono i programmi per l'asta di novembre di Milano?
Sarà un'asta online. Già ad aprile abbiamo dovuto optare per forza di cose per l'online, ma alla fine, visti i risultati strepitosi, è stato positivo per il risultato dell'asta. Basti pensare che un Fontana è stato comprato da un cliente in Arizona e conteso da un texano, il Vezzoli comprato da un americano e conteso da un cinese, una «Merda» di Manzoni è finita in Giappone.

Quali saranno i pezzi importanti del prossimo incanto di Milano?
Un importante pezzo di Mario Schifano, “Ossigeno ossigeno”, del 1965, già nella Collezione Luisa Spagnoli di Roma, stimato 260.000-350.000 euro; poi ci sarà una collezione privata di 29 ceramiche di Fausto Melotti degli anni ’50-’60; un olio su tela di Piero Dorazi o, “Il mio piccolo margine” del 1960, stimato 150.000-200.000 euro, e uno di Afro, “Viale delle Acacie” del 1958, da 150.000-200.000 euro.

Quali sono le previsioni per il mercato dell'arte?
Se continua così, va bene. Nel primo semestre abbiamo fatturato 2,5 miliardi di dollari a livello globale. Considerando anche che le spese dal punto di vista di eventi e viaggi sono state inferiori, è un risultato che ci posiziona su livelli di profitto interessanti.

Quali sono i programmi di Sotheby's per il secondo semestre?
Innanzitutto, è necessario fare una premessa sul primo semestre: Sotheby's ha dovuto cambiare pelle nel giro di una settimana, ma siamo stati molto fortunati, perché avevamo già sviluppato una piattaforma molto avanzata l'anno scorso, che ci ha permesso di trasformare le nostre attività dal live all'online nel giro di pochi giorni. Ora, nel secondo semestre i nostri progetti dovrebbe ricalcare e confermare, per quanto possibile, il trend del primo semestre. Speravamo che la situazione migliorasse, ma così non è stato, quindi rimaniamo all'erta e continuiamo le aste in modalità online con gli appuntamenti di ottobre a Londra.

Che modalità di aste preferirete?
Abbiamo tre tipi di aste: le nostre “marquee sales”, cioè quelle di maggior risonanza, che prevedono anche la partecipazione al telefono e di una trentina di persone in sala. È un formato ibrido che manterremo poiché è importante includere Hong Kong, Londra, Parigi, New York, creando quel senso di comunità, che purtroppo in questo momento ci manca. Le prossime aste di questo tipo si svolgeranno il 22 ottobre a Londra, inglobando anche quelle di Parigi. Poi, ci sono le aste online per il segmento di valore inferiore, che corrispondono a quelle che erano le day sales. Infine, ci sono le aste che erano solo online già prima del Covid-19 e che organizziamo da qualche anno. Il web è una parte importante del nostro futuro, che ci ha dato risultati inattesi. Erano già una parte fondamentale del nostro business e c'era già in programma di espandersi, ma il Covid-19 ha accelerato questo sviluppo molto più rapidamente di quanto previsto.

Com'è cambiato il numero delle aste online dall'anno scorso a quest'anno?
L'anno scorso abbiamo tenuto 55 aste online; quest'anno da marzo a oggi già 200. Entro la fine del 2020 ci aspettiamo di arrivare a 540, contro le 129 in totale del 2019. Nel primo semestre del 2020, l'88% di tutti i bidders alle aste di Sotheby's ha partecipato online. Nel secondo semestre 2020 avremo altre aste speciali, per esempio quelle in cui offriremo un lotto solo, che ancora non possiamo rivelare. Lo abbiamo fatto in occasione della vendita del braccialetto Cartier Tutti Frutti, o delle scarpe di Michael Jordan da 560mila dollari. Sono aste che ci permettono di raggiungere compratori più giovani. Quest'anno, il 39% dei nostri partecipanti era formato da nuovi clienti e il 25% da clienti sotto i 40 anni: un risultato reso possibile dall'online. Abbiamo anche aste charity, come quella in collaborazione con Prada dedicata all'ultima collezione disegnata da Miuccia Prada da sola, i cui proventi andranno all' Unesco per un progetto educational.

Altri highlight dell'autunno?
L'asta della collezione di Keith Haring con opere provenienti dalla Fondazione a New York e l'asta della collezione dello scrittore e storico dell'arte John Richardson, sempre a New York.

Mark Rothko, «Untitled (Black on Maroon)»

Che ne sarà delle aste a New York a novembre?
Vedremo come evolverà la situazione sanitaria, l’asta serale verrà anticipata al 28 ottobre e si focalizzerà sull’arte contemporanea e impressionista e moderna. sarà un incanto ibrido: di presenza a New York e livestreamed con gli specialisti al telefono con le sedi di Hong Kong e Londra e attraverso la piattaforma interattiva di offerte online. I lavori più importanti sono «Untitled (Black on Maroon)» del 1958 di Mark Rothko, stimato 25-35 milioni di dollarii, e la tela «Fleurs Dans Un Verre» del 1890 di Vincent Van Gogh stimata tra 14 e 18 milioni di dollari. Le vendite diurne saranno a metà novembre e ulteriori aste di punta saranno a inizio dicembre. Il calendario resta flessibile.

Vincent Van Gogh, «Fleurs Dans Un Verre»

Come è nata la scelta di puntare sul cross-collecting?
È stata anche una questione pratica. Volevamo fare le aste di New York entro fine giugno per una questione di flussi di fatturati. Dovendo spostare da maggio a giugno, ci sovrapponevamo alle aste di fine giugno a Londra e poi a quelle di dipinti antichi a fine luglio. E poi abbiamo negoziato la vendita del Richter e del Rembrandt quasi contestualmente, e allora la decisione è stata rapidissima, anche perché era un'idea già nell’aria. Un'altra grande scommessa è stata fare l'asta a fine luglio, che sembrava tardi e, invece, ha dato risultati straordinari.

Ci sarà un'asta cross-collecting anche nel secondo semestre?
Al momento non è contemplata entro fine anno, però stiamo pensando di inserire l'arte moderna accanto all'arte contemporanea. Purtroppo, in questo momento i programmi non si possono fare. Nel 2021 potremo essere più programmatici. La realtà è che, comunque, stiamo andando molto bene.

Quali sono i settori che hanno sofferto di più e quelli che hanno sofferto di meno?
Ha sofferto di meno l'arte contemporanea, ma bisogna dire che anche i Dipinti Antichi hanno beneficiato dell'online, soprattutto quelli entro una certa soglia di valore, perché la vendita online dà la possibilità al compratore di tornarci più volte, osservare meglio l'opera e apprezzarla di più. Non vedo categorie che hanno sofferto, anzi anche le aste di vini stanno andando molto bene. Abbiamo segnato un record per un whiskey da 450mila sterline un mese fa.

E le private sales?
Sono un altro settore che è andato benissimo. Nel primo semestre abbiamo registrato un 10% in più rispetto al primo semestre 2019, con il 25% in più di compratori. Nel 2019 le vendite private hanno totalizzato quasi un miliardo di dollari, la metà di queste transazioni sono avvenute nella fascia di prezzo tra 5 e 50 milioni di dollari. Tra gennaio e luglio 2020 il totale è stato pari a 575 milioni di dollari per oltre 700 opere.

Com'è nata, invece, la collaborazione con le gallerie?
È una joint venture nata da una richiesta delle stesse gallerie. Noi avevamo già la piattaforma, peraltro costata parecchio, mentre per una galleria non è semplicissimo sviluppare una struttura del genere, quindi con alcuni galleristi abbiamo pensato di offrire loro questa possibilità. Sotheby's prende una commissione sulla vendita, che varia a seconda del valore della vendita. Ha dato buoni risultati. Facciamo molta attenzione alla scelta delle gallerie da includere: dove troviamo una potenziale sinergia, lì dialoghiamo.

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