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Sotheby’s, Twombly e Morandi guidano l’incanto milanese

Dispersi 36 lotti su 38 a Palazzo Serbelloni per 12.6280.000 euro da collezioni private di artisti italiani ed internazionali

di Gabriele Biglia


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5' di lettura

L'arte aggiudicata a Milano

L'arte aggiudicata a Milano

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La prima sessione dell'incanto autunnale di Sotheby's dedicata all'Arte moderna e Contemporanea che si è tenuta la sera del 26 novembre nelle cornice di Palazzo Serbelloni a Milano ha raccolto con le commissioni di vendita 12.6280.000 euro con l'aggiudicazione di 36 lotti su 38 offerti (nessuno ritirato). L'aspettativa di realizzo degli esperti di dipartimento per le due giornate di vendita del 25 e 26 novembre oscillava tra i 9,8 e i 13,3 milioni di euro.
A rimanere privi di offerte sono stati solamente due lotti: una tela di Hans Hartung “T1962 K17”, che recava una valutazione di 170.000 - 200.000 euro, e una scultura in acciaio di Fausto Melotti “I pendoli” (lotto n. 26) stimata 150.000 - 200.000 euro.

Morandi e Twombly sugli scudi
In catalogo un mix di opere di artisti italiani consolidati come Morandi, de Chirico, Fontana, Burri, Boetti, Scarpitta accanto a lavori di maestri internazionali statunitensi, tutti provenienti da collezioni private italiane, tra i quali Robert Indiana, Kenneth Noland, Conrad Marca-Relli e Cy Twombly.
È stata proprio la bella tecnica mista su carta di Cy Twombly, “Untiled” (lotto n. 15), realizzata dal maestro americano nel 1964, ad ottenere il prezzo più alto di aggiudicazione della serata: l'opera di qualità quasi pittorica, appartenuta al collezionista Giorgio Franchetti, mai esposta prima in pubblico, tornata sul mercato dopo ben 55 anni, è stata aggiudicato in sala per 2.300.000 euro (2.772.500 euro, con le commissioni), rispetto alla forbice di valore di 1.200.000 - 1.800.000 euro.
Le migliori aggiudicazioni dell'evening sale spettano poi a Giorgio Morandi, uno dei pochi pittori figurativi italiani della prima metà del Novecento ad avere una richiesta di carattere internazionale. Il mercato delle tele del pittore bolognese sta indubbiamente vivendo il suo momento d'oro: vendute tutte e tre le composizioni di oggetti silenti. La “Natura morta“ del 1945 (lotto n. 6), appartenuta in origine al celebre storico dell'arte Roberto Longhi (1890 - 1970), pubblicata sul catalogo ragionato di Lamberto Vitali, è stata aggiudicata in sala dopo consistenti e rapidi rilanci per 880.000 euro, hammer price (stima: 600.000 - 800.000 euro).
La “Natura morta “ eseguita nel 1957 (lotto n. 11), esposta in passato alla Galleria del Milione, dopo una accesa battaglia tra sala e telefoni è salita a quota 820.000 (Stima: 600.000- 800.000 euro). La terza composizione, invece, dipinta dal pittore bolognese nel 1943, esposta nel 1970 - 71 alla Royal Academy of Arts di Londra, pur non essendo qualitativamente superba, è stata comunque acquistata per 580.000 euro (Stima: 500.000 - 700.000 euro).


Ad aprire la vendita serale è stato un olio su tela di Max Bill risalente al 1970 e intitolato “1-7 Hin und zurück” (80x80 cm.). Il dipinto non soggetto all'Iva del 22% è stato comprato al telefono per 70.000 euro (hammer price) rispetto alla base d'asta di 40.000 - 60.000 euro. Il secondo lotto offerto è stato una composizione astratta del 1974 di grande formato di Antonio Calderara, “Spazio Luce N° 34” (lotto n. 2), che ha raggiunto al martello i 100.000 euro previsti dalla stima minima.
Gli esperti di dipartimento si aspettavano un risultato diverso per il “bandage” di Salvatore Scarpitta “Untitled” (lotto n.8), soprattutto dopo il record d'asta registrato lo scorso ottobre a Londra dal lavoro intitolato “Housing Developer”, aggiudicato per ben 2.100.000 sterline (hammer price). L'opera, però, proveniente dalla celebre Galleria dell'Ariete di Milano, composta da bende di tela monocrome, è rimasta con le commissioni dentro la forbice di valore pre -asta venendo aggiudicata per 732.500 euro (stima: 600.000 - 800.000 euro).

Gran richiesta su Schifano
Buoni risultati, invece, per i lavori di Mario Schifano. Vendute bene tutte e tre le opere offerte: lo smalto e pastelli su tela del 1966 “Particolare di deserto” (lotto n. 16), tra i primi dipinti ad avere come soggetto la palma, appartenuto al collezionista Giorgio Franchetti, è stato acquistato per 420.500 euro con le commissioni (Stima: 250.000 - 350.000 euro).
Il “Concetto spaziale. Attese” di colore verde, con due tagli verticali (lotto n. 19), creato da Lucio Fontana nel 1965-66, è stato acquistato per 560.000 euro, poco sopra la base d'asta (stima: 500.000 - 700.00 euro), mentre la scultura “Concetto spaziale” in terracotta smaltata e perforata (lotto n. 9) al martello ha toccato i 270.000 euro (Stima: 200.00 - 300.000 euro).
Il poco emozionate cretto bianco di Alberto Burri del 1973 è stato acquistato al martello per 500.000 euro, rispetto alla valutazione proposta in catalogo di 550.000 - 750.000 euro.
Le opere di Alighiero Boetti sono rimaste tutte dentro la forbici di valore. La scultura “legno e ferro (pavimento)” del 1967 (lotto n. 14), parte di una serie limitata di 3 tasselli di pavimento, è passata di mano per 80.000 euro (stima: 80.000 - 120.000 euro); mentre la tecnica mista su carta applicata su tela di formato oblungo, “Senza titolo (Molte direzioni troppi centri…)”, è stata contesa sino a 180.000 euro, hammer price (Stima: 130.000 - 180.000 euro).
Non potevano mancare in questa vendita le tele di Giorgio de Chirico, al quale il Palazzo Reale di Milano sta dedicando una importante retrospettiva. Le opere offerte però sono rimaste in linea con le previsioni di realizzo: l'olio su catone telato “Gli archeologi” (lotto n. 7) dipinto dal padre della Metafisica nel 1929, è stato aggiudicato a filo della valutazione minima di 220.000 euro; mentre la tela più tarda, “Il trovatore”, risalente al 1955, è stata aggiudicata per 270.000 euro al telefono (stima: 200.000 - 300.000 euro). La tela raffigurante un veduta del Palazzo Ducale di Venezia (lotto n. 30) che il pittore dipinse quello stesso anno, è stata comprata per 143.750, buyer premium compresi (stima: 100.000 - 150.000 euro).
Proveniva da una collezione privata italiana, il grande acrilico su tela del 1969 “Raft Way” di Kenneth Noland (lotto n. 8), esposto in mostra alla Biennale di Venezia del 1978, acquistato in sala dalla paletta 19 per 210.000 euro (Stima: 180.000 - 250.000 euro). L'acrilico su tela applicata su tavola di Robert Indiana, intitolato “Lamb hops (Red eye of love - Lamb)”, a fatica ha raggiunto i 90.000 euro (stima: 100.000 - 150.000 euro), mentre molto interesse ha ottenuto il collage su tela di Conrad Marca- Relli “N-M-6-59”, eseguito nel 1959, per il quale in sala sono stati offerti 185.000 euro (Stima 100.000 - 150.000 euro). La seconda parte della vendita riprende nel pomeriggio del 27 novembre con la dispersione di una importante raccolta milanese di ceramiche di Fausto Melotti degli anni Cinquanta e Sessanta.

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