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Sotto la lente ambiente e viaggi

Nei primi mesi del 2020 la ricerca di redditività da parte degli investitori si concentra sui settori alternativi: monitorare le attività legate alla riduzione delle emissioni

di Daniela Russo


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(BillionPhotos.com - stock.adobe.com)

3' di lettura

Dalla sostenibilità al lusso: gli investitori, nei primi mesi del 2020, proseguono la ricerca della redditività. Se le asset class tradizionali continuano a deludere, gli alternativi si propongono quali ancore di salvezza.

Ma dove dirigere la nave? L’ambiente - in generale i criteri Esg (Environment, social, governance) - si conferma uno dei trend principali. L’attenzione al futuro del pianeta e alle politiche sulla diversità sono percepite sempre più come modalità di organizzazione e parametri per la selezione degli investimenti. Anche le società non quotate ne hanno fatto i cardini dei modelli aziendali e di recente il Guardian media group ha annunciato la rinuncia alle inserzioni pubblicitarie delle compagnie petrolifere e del gas per contribuire alla battaglia contro la crisi climatica.

Il repowering degli impianti eolici onshore, ad esempio, rappresenta un elemento destinato a caratterizzare l’anno in corso. È quanto emerge dall’analisi degli esperti di Citi Gps dedicata ai Temi di Investimento 2020. Il repowering, oggi, interessa in particolare Usa e Germania ma, nei prossimi dieci anni, è destinato a diventare sempre più rilevante anche per Paesi come Italia, Francia e Portogallo.

Non solo rinnovabili: tra i trend di rilievo c’è l’evoluzione del concetto di “flight shaming”, una tendenza, portata alla ribalta da Greta Thunberg, che pone l’accento sugli effetti delle emissioni degli aerei sul clima e l’ambiente. Le previsioni relative al traffico internazionale di passeggeri segnano una crescita del 5% Cagr tra il 2019 e il 2038: trainata da America Latina, Africa e Asia, aree dove la classe media accrescerà il proprio potere d’acquisto. Le compagnie aeree, però, non possono sottovalutare la sfida della riduzione delle emissioni di carbonio.

Attenzione anche agli sviluppi legati all’housing, alla necessità di rispondere tempestivamente alla domanda di abitazioni sicure e accessibili per una popolazione mondiale alle prese con le conseguenze dei cambiamenti climatici. Secondo l’Onu, tra il 2010 e il 2030, circa 1,5 miliardi di persone si troveranno ad abitare in alloggi non idonei. Il report 2020 di Citi Gps pone l’accento anche su: mercati emergenti, sviluppo dei pagamenti digitali e della finanza in Cina, industria dei semiconduttori e materie prime. L’anno in corso, per queste ultime, dovrebbe essere migliore del precedente, ma tra le incognite gli analisti evidenziano: le conseguenze di un eventuale green new deal statunitense, il rallentamento dell’economia cinese, le relazioni altalenanti Usa-Cina, le scelte dell’Opec.

Tra le asset da monitorare con attenzione c’è anche il lusso. Settore che, più di altri, ha risentito delle battute d’arresto inflitte dalla diffusione del coronavirus. Nel 2019, secondo le stime di Altagamma-Bain, la Cina è protagonista della crescita del comparto sia come mercato (+30%) che come nazionalità di clienti (35% del totale). La frenata del turismo e i timori per il contagio della patologia hanno fatto segnare una battuta d’arresto. I brand del lusso, però, secondo gli analisti, rappresentano un’opportunità per scommettere su una combinazione di valore, reddito e potenziale di crescita. «Gli investitori – spiega Samuel Porat, Head of Alternative yield strategies di Neuberger Berman private equity - possono acquistare i marchi dai proprietari e concederli in licenza ad altri, spesso produttori o grossisti. Si tratta di un’asset class in grado di generare un’elevata liquidità. Possiede non solo un potenziale di rialzo, ma anche di protezione dai ribassi che deriva dalla “royalty minima garantita”, prevista dalla maggior parte dei contratti di licenza e indipendente dalle vendite che i licenziatari sottoscrivono per il marchio».

A differenza di altri beni, i marchi registrati non hanno scadenza e possono generare liquidità per anni. «Il potenziale di crescita di un marchio in termini di portata e visibilità – conclude Porat - non ha precedenti nella vendita al dettaglio. Allo stesso tempo, molti proprietari di marchi faticano a gestire l’attuale fase di transizione. Mai come oggi abbiamo visto tante opportunità di acquistare marchi molto forti e di grande tradizione, imprigionati in società afflitte da problemi operativi. Per di più, il valore di un marchio e il reddito da royalty presentano una volatilità relativamente contenuta e manifestano scarsa correlazione con i mercati azionari o del credito tradizionali».

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