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Sottogoverno e presidenze Commissioni parlamentari: ecco lo schema del centrodestra per spartire 56 posti

Trattativa infinita nella maggioranza sulle poltrone da sottosegretario e viceministro, 32 in tutto, in una partita unica che comprende anche le presidenze delle 24 Commissioni parlamentari permanenti: 10 al Senato e 14 alla Camera

di Marco Rogari

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3' di lettura

È la carica dei 56. Tante, a meno di ripensamenti dell'ultima ora, sono le caselle ministeriali e parlamentari che dovranno essere riempite nelle prossime ore dalla maggioranza di centrodestra, al termine della consueta, lunga e tesa trattativa.

Trentadue dovrebbero essere in tutto i cosiddetti posti di sottogoverno: viceministri e sottosegretari. Poi ci sono le 24 presidenze delle commissioni parlamentari permanenti: solo 10 al Senato, per effetto della riforma del regolamento approvata la scorsa legislatura, e le tradizionali 14 alla Camera. Un distinto negoziato si sta sviluppando per le commissioni parlamentari di controllo perché in questo caso hanno voce in capitolo anche le opposizioni che otterranno sicuramente la Guida del Copasir e della Vigilanza Rai.

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Una sorta di Risiko, insomma. E per vincere la partita non mancano, come da tradizione, gli schemi sul modello calcistico. Quelli di partenza abbozzati da Giorgia Meloni prevedono 19 poltrone ministeriali a Lega e Fi, almeno una (o due) a Noi moderati, mentre per Senato e Camera i “moduli” ipotizzati sarebbero, rispettivamente, il “5-3-2” e il “7-4-3”. Ma tutto può cambiare fino all'ultimo secondo.

Sottogoverno: si parte da 4 (o 5) viceministri per Lega e Fi

Se il numero delle poltrone non salirà in extremis sotto il pressing di Lega e Fi che fin dall'inizio hanno insistito per ottenere un'adeguata rappresentanza, i cosiddetti posti di sottogoverno dell'esecutivo dovrebbero essere 32.

Uno è stato già assegnato ad Alfredo Mantovano, che ricopre l'incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio e di segretario del Consiglio dei ministri. Mantovano sarà sicuramente affiancato da palazzo Chigi da Giovanbattista Fazzolari, un altro fedelissimo di Giorgia Meloni, con la delega per l'attuazione del programma.

Ci dovrebbe poi essere un altro sottosegretario alla Presidenza con la delega per la transizione digitale (che nell'esecutivo Draghi era gestita direttamente da un apposito ministero). Per questa casella è circolato a più riprese il nome di un altro esponente di Fdi: Alessio Butti. Nello schema abbozzato a Palazzo Chigi a Fi dovrebbero andare 2 posti da viceministro e 6 da sottosegretario.

Ma il partito di Silvio Berlusconi ha sempre per avere una presenza maggiore. Così come la Lega, che nello schema di partenza dovrebbe contare su 11 poltrone ministeriali (incluse 2 o 3 da viceministro). I centristi di Noi Moderati, rimasti fuori dagli incarichi da ministro, dovrebbero contare su un viceministro o, in alternativa, su due sottosegretari. Il resto delle caselle sarebbe occupato da esponenti di FdI.

La squadra del Mef

Il ministero di maggiore peso è, come è noto, quello dell'Economia. Anche per questo motivo risulta delicata la composizione della squadra chiamata ad affiancare il leghista Giancarlo Giorgetti. Punto fermo nello schema di Giorgia Meloni è Maurizio Leo, che sarà chiamato a ricoprire l'incarico di viceministro con delega per le Finanze. Tre dovrebbero essere i sottosegretari. Per queste poltrone sarebbero in corsa, tra gli altri, il leghista Federico Freni (già con lo stesso incarico nell'esecutivo Draghi), l'azzurro Maurizio Casasco e Alessandro Colucci di Noi Moderati. Nel “toto-Mef” trova posto anche Nicola Calandrini di FdI.

Presidenze Commissioni: al Senato schema 5-3-2 per le presidenze

A Palazzo Madama quello preferito da FdI per le Commissioni è il “modulo” 5-3-2: 5 presidenze al partito guidato da Meloni, 3 alla Lega e 2 a Fi. La partita entrerà nel vivo la prima settimana di novembre, ma anche in questo caso Lega e Fi puntano a ottenere una presidenza in più. Le ultime voci danno quasi certa l'assegnazione della presidenza della Commissione Bilancio di Palazzo Madama a Fdi e il nome più gettonato è quello di Nicola Calandrini sempreché non entri a far parte della squadra di viceministri e sottosegretari. La guida della commissione Finanze dovrebbe invece essere affidata a un esponente della Lega: in corsa, tra gli altri, ci sarebbero Claudio Borghi e Massimo Garavaglia. Ma anche Fi punta a questa Commissione. Nel mirino del Carroccio c'è pure la commissione Lavoro, con Claudio Durigon possibile presidente nell'eventualità in cui non venga nominato viceministro o sottosegretario al Lavoro.

Alla Camera “modulo” 7-4-3 con la variabile Noi moderati

A Montecitorio, dove malgrado la riduzione da 630 a 400 dei deputati l'assetto delle commissioni permanenti è rimasto invariato, la trattativa nella maggioranza è andata avanti partendo dallo schema 7-4-3, ovvero sette presidenze al partito del premier, 4 al Carroccio e 3 Fi. Ma Con la variabile tutta da “pesare” dei centristi di Noi moderati, che potrebbero ottenere una presidenza. Come per il Senato, il Carroccio e Fi spingono per un numero più elevato di presidenze. In ogni caso proprio agli “azzurri” dovrebbe essere attribuita la prima poltrona della commissione Bilancio: in lizza ci sarebbe Roberto Pella. La guida della Commissione Finanze sarebbe invece affidata a Fdi, e in questo caso uno dei nomi più quotati è quello di Andrea De Bertoldi.


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