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Sottosegretari, ecco tutte le candidature e i malumori

Alta tensione nel M5S. In corsa anche due ex ministre: Trenta e Lezzi. All’Economia dovrebbero andare sia Castelli che Buffagni, per il Pd Misiani

di Emilia Patta e Manuela Perrone


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(Ipp)

2' di lettura

«Sarebbe buono riuscire a completare subito la lista della squadra per essere attivi quanto prima», diceva ieri il premier Giuseppe Conte. E questa è l’intenzione, condivisa anche dal segretario del Pd Nicola Zingaretti e dal capodelegazione dem al governo Dario Franceschini: nominare i sottosegretari nel Consiglio dei ministri di oggi 12 settembre per non trascinare ancora liti interne che non giovano all’immagine del governo.

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Lo schema è quello di una ripartizione quasi paritaria: su circa quaranta posti 18-19 andranno al Pd e 21-22 al M5s. Ma il puzzle è complicato da incastrare, e le fibrillazioni nei due partiti di maggioranza e soprattutto nel M5S, dove Luigi Di Maio è molto attivo nel blindare i suoi, potrebbero far slittare le nomine. Nella squadra pentastellata per l’Economia alla fine dovrebbero entrare entrambi i contendenti: l’ex viceministra Laura Castelli e l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega agli Affari regionali, Stefano Buffagni, che però potrebbe ricevere la delega pesante alle partecipate.

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Tensioni anche per gli Esteri, dove la conferma di Manlio Di Stefano (vicino ad Alessandro Di Battista) scatena malumori. L’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, è in pole per diventare viceministra all’Interno. Anche sul Sud l’ex ministra, Barbara Lezzi, sarebbe disposta a tornare da sottosegretaria, ma circola con insistenza il nome del deputato campano Michele Gubitosa. Per il Mit l’ipotesi è del siciliano Giancarlo Cancelleri, per Innovazione o Mise si parla del 28enne Luca Carabetta. Equilibri delicati, tanto che Di Maio proprio ieri è tornato a promettere un’accelerazione sulla riorganizzazione interna. Quasi una promessa di ricompensa per i delusi.

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Anche nel Pd è “guerra” tra correnti. La ripartizione interna sarà fatta secondo i risultati delle ultime primarie: alla maggioranza del segretario Nicola Zingaretti circa il 70%, alle minoranze il restante 30%. Quindi alle minoranze dovrebbero andare 6 o 7 caselle: tra i nomi che si fanno quelli di Emanuele Fiano (probabile vice agli Interni) e in quota più strettamente renziana di Anna Ascani (Cultura o Istruzione), Simona Malpezzi (anche lei Cultura o Istruzione) e Luigi Marattin come sottosegretario all’Economia laddove lo zingarettiano Antonio Misiani sarà quasi sicuramente il vice di Roberto Gualtieri in quota Pd. E se Lia Quartapelle è in pista per essere vice agli Esteri, il Pd conquista almeno una casella a Palazzo Chigi (dove Conte vuole tenere la delega ai servizi e Riccardo Fraccaro quella alle Riforme) con un sottosegretario a cui andrà l’Editoria: in pole Andrea Martella o Walter Verini. Nella rosa Pd anche Roberto Morassut (possibile delega su Enti locali e Roma Capitale all’Interno) e l’assessore allo Sviluppo della Regione Lazio Andrea Manzella (possibile delega all’energia al Mise), entrambi molto vicini a Zingaretti. Che potrebbe portare al governo anche Lorenza Bonaccorsi, sua assessora alle Pari opportunità.

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