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Soumahoro, l’attivista-deputato che ora imbarazza Verdi e Sinistra: «Faccia chiarezza»

Prima l’inchiesta (in cui non è coinvolto) della gestione di due copperative da parte della moglie e della suocera, poi i dubbi su migliaia di euro raccolti per donare giocattoli in un «ghetto» di migranti con pochi minori

Governo: Meloni replica a Soumahoro ma sbaglia nome e gli dà del tu, lui la corregge

4' di lettura

Prima la vicenda che coinvolge la suocera e la moglie (lui si è sempre dichiarato estraneo) finite sotto la lente della magistratura per la gestione di due cooperative in provincia di Latina. Poi i dubbi su migliaia di euro raccolti per donare giocattoli in un ghetto di migranti in cui però i minori sono pochissimi. Sono le ombre su Aboubakar Soumahoro, il sindacalista di origini ivoriane e deputato eletto con l’alleanza Verdi-Sinistra che ora rischia una sospensione da parte del movimento con il quale è arrivato alla Camera il 25 settembre.

La richiesta di chiarimento da parte di Verdi e Sinistra

Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto un incontro al suo deputato Soumahoro per «avere da lui elementi di valutazione che contribuiscano a fare chiarezza» perché, al netto della solidarietà personale e degli aspetti giudiziari «che saranno chiariti nelle sedi opportune», il caso «assume anche un rilievo politico che riguarda tutti coloro che, come noi e Soumahoro, rivestono un ruolo pubblico».

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Nicola Fratoianni, leaderd di Sinistra, ad Agorà su Rai Tre ha detto: «Lo incontreremo in queste ore, in questi giorni per un confronto. Io penso che si debba sempre tenere distinta, in molto netto, la vicenda giudiziaria, che peraltro da quel che leggiamo pare che neanche lo coinvolga direttamente e comunque sul terreno giudiziario lavora la magistratura, lavora chi fa le indagini, non interviene per quel che mi riguarda, almeno direttamente, il dibattito politico. C’è poi la dimensione della politica che riguarda le questioni del diritto del lavoro. E su questo io credo sia giusto avere un confronto diretto. Quando lo avremo avuto nelle prossime ore ognuno farà delle valutazioni». Non c’e in ballo nessuna ipotesi sospensione, assicurano fonti dell’alleanza rosso-verde

L’inchiesta sulle cooperative

La vicenda che coinvolge la suocera Marie Therese Mukamitsindo e sua moglie Liliane Murekatete riguarda il loro ruolo nella gestione di due cooperative pro-migranti in provincia di Latina, la Consorzio Aid e la Karibu. La Procura pontina indaga (al momento senza ipotesi di reato) per eventuali irregolarità nei contratti ma si parla anche di cattive condizioni di assistenza dei minori ospitati in quelle strutture. La Guardia di finanza avrebbe avviato da mesi delle verifiche per il reato di truffa per il mancato pagamento dei salari, così come era stato denunciato da una trentina di lavoratori. Tempi, circostanze e numeri che hanno trovanto conferma nel racconto dei sindacalisti che hanno dato loro supporto: «All’inizio - ha spiegato il segretario della Uiltucs di Latina Gianfranco Cartisano - erano una decina, anche madri che ci hanno segnalato irregolarità . Poi anche altri si sono fatti coraggio. Abbiamo seguito 26 persone. Gli stipendi erano in ritardo di almeno 12 mesi ma per quattro lavoratrici anche di 18 e 22 mesi». La materia è delicata perché alle due coop sono stati affidati anche servizi di accoglienza per i richiedenti asilo nel territorio pontino, e i sindacati riferiscono di progetti «finanziati dalla Regione Lazio e da vari Comuni della provincia, tra cui Latina».

Marie Therese Mukamitsindo, presidente del Cda della “Karibu” e suocera del deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, si è difesa mettendo in chiaro che se gli stipendi non sono stati pagati è «perché anche loro», la cooperativa, «sono in attesa di ricevere i soldi dalla committenza pubblica». Anzi, sarebbero in pressing appunto «nel tentativo di soddisfare le posizioni debitorie nei confronti dei lavoratori».

L’impegno per i diritti dei braccianti

Sumahoro, 42 anni, arrivato in Italia nel 1999, laureato in sociologia all’Università “Federico II” di Napoli , è entrato in Parlamento dopo essere stato anche sindacalista del Coordinamento agricolo dell’Unione sindacale di base (Usb), occupandosi soprattutto della tutela dei diritti dei braccianti, della lotta al caporalato e dello sfruttamento lungo la filiera agricola. Da subito si è dichiarato del tutto estraneo al caso che coinvolge la sua famiglia. Il Il suo nome non compare nelle indagini. Domenica 19 novembre ha diffuso in video nel quale, in lacrime, chiedeva: «Mi dite cosa vi ho fatto? Da una vita sto lottando per i diritti delle persone. Vent’anni per strada a lottare per dare dignità alle persone. La mia vita è stata caratterizzata dalla lotta contro qualsiasi forma di sfruttamento. Voi mi volete morto. Ho sempre lottato». Martedì 22 ha twittato una foto nelle campagne pugliesi: «Alzarsi, resistere e andare avanti come mi state dicendo in tanti. L’impegno deve andare avanti perché è il mandato popolare ricevuto e la nostra missione di vita» ha scritto il parlamentare.

I dubbi della Caritas in Puglia

Proprio dalla Puglia si sono alzate nuove polemiche che investono il parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra. A sollevare dei dubbi contro Sumahoro è la Caritas di San Severo, in provincia di Foggia, nella zona cioè dove il deputato ha condotto in passato alcune delle sue più vistose battaglie per i diritti dei braccianti. La vicenda riguarderebbe migliaia di euro raccolti per donare giocattoli in un ghetto di migranti in cui però i minori sono pochissimi e un clima di tensione nei confronti di chi vuole portare aiuti «dall’esterno» da parte di persone che facevano riferimento al mondo di Aboubakar Soumahoro. Caso sollevato dal direttore della Caritas di San Severo don Andrea Pupilla.

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