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SOUTH SOUTH: le gallerie del Sud del mondo si uniscono

Nuova piattaforma con 40 galleristi focalizzati sull'arte del Global South. Primo evento il 23 febbraio, SOUTH SOUTH VEZA con vendita all’asta di opere del mercato primario

di Maria Adelaide Marchesoni

Liza Essers, proprietaria della galleria Goodman Gallery

3' di lettura

Le gallerie del Sud del mondo si ribellano dall'isolamento causato dalla pandemia Covid 19 e danno vita a SOUTH SOUTH, una nuova piattaforma che riunisce oltre 40 gallerie focalizzate sull'arte e sugli artisti del Global South – ovvero la metà del mondo sottorappresentata che comprende l'Africa, il Sud America e gran parte dell'Asia. Prima della pandemia, circa il 70% delle entrate per la maggior parte delle gallerie del Sud proveniva dalle fiere. Gli effetti della pandemia con i limiti imposti per gli spostamenti e l’assenza di eventi in presenza hanno determinato una situazione estremamente dura, soprattutto, per quei luoghi, come ad esempio Johannesburg, troppo lontani dai centri d'arte del mondo occidentale. L'ambizione di questa nuova piattaforma è creare un quadro alternativo e un modello complementare che sia duttile e risponda alle esigenze di gallerie, collezionisti, curatori e artisti in questo momento critico.

Concepita durante il lockdown da Liza Essers, proprietaria della galleria Goodman Gallery di base a Johannesburg, Cape Town e Londra, la piattaforma SOUTH SOUTH è nata come “uno spazio per condividere nuovi valori incentrati sulla comunità, la collaborazione e lo scambio”, ospitando eventi tutto l'anno e “rispondere a una situazione di sbilanciamento nel panorama mondiale dell'arte, dando la possibilità di esplorare centri d'arte alternativi all'interno di un più ampio contesto geopolitico”.
L'anno scorso, Essers ha contattato diverse gallerie per avviare questo progetto al quale si sono associati sin da subito i galleristi Marcio Botner (A Gentil Carioca, Rio de Janeiro), Shireen Gandhy (Chemould Gallery, Mumbai), Daudi Karungi (Afriart Gallery, Kampala), José Kuri (kurimanzutto, Mexico City), Atsuko Ninagawa (Take Ninagawa Gallery, Tokyo) e Mary Sabbatino (Gallery Lelong, New York City). Come riportato da The Art Newspaper, la piattaforma è solo su invito e le gallerie pagano da 1.500 a 3.000 dollari per partecipare, mentre alcune gallerie più giovani non pagano.

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Grafico di South South sulla mappa Dymaxion di Buckminster Fuller. Per gentile concessione di South South

La rete

SOUTH SOUTH è sostenuta da u network di ambasciatori, collezionisti, filantropi e mecenati impegnati per l'arte del Global South: Jim Amberson (Singapore), Benedicta M. Badia de Nordenstahl (Singapore), Pedro Barbosa (Brasile), Denise Gardner (Usa), Stephanie Grose (Australia), Pamela Joyner (Usa), Anurag Khanna (India), Pulane Kingston (Sud Africa), Alan Lo (Hong Kong), Simon Mordant AO (Australia), Jorge Perez (Usa), Lekha Poddar (India), Roberto Sesma Diaz (Messico/Usa), Miwa Taguchi (Giappone) e Stephen Tio Kauma (Uganda/Egitto). Partendo dalle diverse esperienze di filantropia, collezionismo e mecenatismo, una serie di conversazioni tra ambasciatori, artisti e gallerie affronterà sul sito della piattaforma alcuni argomenti che vanno dalle strategie di collezionismo; l'ecologia delle arti post-Covid; l’arte in un clima di censura e collezionare arte nel Sud del mondo. Il prossimo 23 febbraio si conclude il primo appuntamento denominato SOUTH SOUTH VEZA. VEZA che in isiZulu, una delle 11 lingue nazionali sudafricane, significa “to show, produce or reveal” è un evento, solo su invito, di vendita dal vivo di opere del mercato primario alimentato dalla tecnologia delle aste. A partire dal 24 febbraio al 7 marzo ci saranno le Online Viewing Room (OVR).

Il modello di business di VEZA è molto diverso – spiegano gli organizzatori – e vantaggioso per tutti i soggetti coinvolti VEZA. Ecco alcune peculiarità dell'iniziativa: i compratori non devono pagare un premio per l'acquisto, ma solo il prezzo di martello, cioè senza l'applicazione buyer premium, i proventi andranno direttamente agli artisti e alle gallerie, e fino al 20% del ricavato andrà ai partner non profit (Casa Do Povo, Brasile, Green Papaya Projects, Filippine, Raw Material Company, Dakar), quale riconoscimento del contributo vitale che danno all'ecosistema dell'arte del Global South. La prima edizione di VEZA presenta più di 50 gallerie che risiedono in più di 40 città sparse in 30 paesi e 5 continenti. L'ambizione è - nell'attuale assenza di molte fiere d'arte in presenza - creare un quadro alternativo e un modello complementare che sia duttile e risponda alle esigenze di gallerie, collezionisti, curatori e artisti in questo momento critico. “Ho trovato tutte le OVR molto piatte come esperienza”, dice Essers. “Non si può ricreare l'atmosfera del vernissage ad Art Basel . La tecnologia dell'asta, spera Essers, ricreerà “l'impulso all'acquisto” di un evento dal vivo. Nessun prezzo sarà condiviso, né informazioni su ciò che è venduto o non venduto, nessuna trasparenza eccetto che le gallerie, tuttavia, conosceranno l'identità dell'acquirente e degli offerenti.
 VEZA sarà accompagnata da un programma di conferenze organizzato da Elvira Dyangani Ose (direttrice di The Showroom a Londra), un programma di film supervisionato da Rodrigo Moura ( curatore de El Museo del Barrio di New York) e una concomitante mostra online co-curata da due curatrici angolane, Paula Nascimento e Suzana Sousa.
Con la raccolta fondi, necessari in questo momento, e la visibilità per questi operatori, SOUTH SOUTH riveste così un ruolo cruciale per dare ossigeno agli artisti, privi di infrastrutture istituzionali e di sostegno.


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