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SOVRANISMO / Il mito del confine nel tempo globale

di Carlo Bastasin

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(© Ivan Vdovin)

L’esercizio della sovranità richiede la definizione dei confini. Non a caso, l’esercizio assoluto dell’autorità al riparo da ogni interferenza esterna ha trovato esplicita declinazione con la nascita dello Stato vestfaliano. Ma nel contesto dell’economia globale, i confini coincidono ancora con quelli degli Stati nazionali? Se osserviamo i caratteri di impiego in Italia del lavoro e del capitale, nonché i metodi organizzativi che li combinano, non c’è coincidenza tra i confini politici e i caratteri della società. L’economia di una trentina di provincie centro-settentrionali è più vicina a quella di altri paesi europei che non al resto d’Italia. Significa forse che esiste un confine non convenzionale che divide l’Italia? E che tipo di confine sarebbe, identitario, nativista o culturale? O esiste invece una sovranità non nazionale che accomuna regioni d’Europa e ne esclude altre in assenza di solidarietà e personalità politica europea?

Il tema del sovranismo contiene contraddizioni potenti, nascoste in un linguaggio elettorale che si è accomodato nel vuoto culturale e in una retorica bellico-calcistica in cui si scontrano Sud e Nord d’Europa. Per i partiti sovranisti si tratta di paradossi da chiarire. Cinque Stelle e Fratelli d’Italia hanno una retorica sovranista ma un programma o un elettorato connotati regionalmente, mentre la Lega, nata come regionale, rivendica ora il sovranismo nazionale. Con quale delle due nature della società italiana si identificherebbero al momento di governare?

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