ANALISI

S&P promuove l’industria italiana Investimenti tornati ai livelli pre-crisi

di Mara Monti

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Mentre Standard & Poor's assegna un outlook negativo al «Sistema Italia» su un altro fronte quello dell’industria italiana il giudizio è positivo: gli investimenti aziendali tornati ai livelli pre-crisi al punto che oggi il contributo alla crescita del Pil del paese è pari al 10%, molto vicino alla media europea che viaggia sull'11% per cento. A contribuire al risultato sono stati anche gli incentivi di Industria 4.0 che hanno spinto molte azienda ad investire sulla digitalizzazione. «Gli investimenti aziendali continuano a dare segnali positivi», dice l'analista dell'agenzia di rating S&P, Renato Panichi intervenuto al convegno dell'Andaf.
Tuttavia con la congiuntura economica in rallentamento a causa anche della potenziale guerra tariffaria, la Brexit, la volatilità dei mercati e l'indebolita coesione politica europea, potrebbero subire un rallentamento . In Europa, l'Italia insieme alla Germania è il principale contributore alle esportazione nette verso gli Stati Uniti. Quindi, il rischio di una escalation nelle tensioni commerciali se l'amministrazione degli Stati Uniti dovesse aprire un nuovo fronte contro l'Europa, potrebbe portare ad un rallentamento della crescita economica.
Tutti fattori che rischiano di rallentare il trend positivo intrapreso dalle imprese italiane come il miglioramento della redditività e degli investimenti che si confermano positivi anche per l'anno in corso. Tra gli effetti che potrebbero avere un impatto negativo c'è l'aumento del costo del funding come dimostra anche la riduzione delle emissioni di corporate bond italiani da inizio anno: secondo i calcoli di S&P nei primi nove mesi le emissioni delle imprese italiane si sono fermate a 17 miliardi di euro contro 41 miliardi di euro del 2017, valori nettamente inferiori, ma in linea con il 2016 quando si erano attestate a 18 miliardi e al 2015 pari a 23 miliardi di euro. I settori più colpiti sono quelli high yield mentre il segmento investment grade è in linea con i valori degli anni 2015-2016. «L'aumento del costo del funding non è legato soltanto all'Italia, ma è un fenomeno che sta toccando anche il resto dell'Europa - precisa Panichi - ed è dovuto al processo in atto di normalizzazione della politica monetaria. Certo in Italia è più accentuato in quanto sconta l'incremento del rischio paese».
Tuttavia la dimensione delle imprese è ancora un fattore discriminante per colmare il gap di redditività che ancora separa le aziende italiane dal resto dell'Europa. «L'Italia è in linea con l'Europa in quanto a indebitamento delle imprese, mentre resta ancora indietro in termini di redditività - conclude Panichi - . In questo senso è auspicabile che le imprese continuino nei processi di ristrutturazione e aggregazione».


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