ConFermato il rating di B+ con outlook positivo

S&P’s non promuove la Grecia: «Rischi elettorali»

di Stefano Carrer


Il premier Alexis Tsipras a Pechino con il presidente Xi Jinping in occasione del Belt & Road Forum (Reuters)

2' di lettura

Standard & Poor’s delude Alexis Tsipras e non promuove il rating della Grecia, anche se sul mercato si erano create aspettative di un «upgrading»: l’agenzia americana si è limitata a confermare il voto di B+ con outlook positivo per il debito sovrano di Atene, che resta quindi di 4 gradini nferiore al livello «investment grade».

S&P’s ha avuto parole di apprezzamento per i progressi del Paese sul fronte fiscale (come l’avanzo primario conseguito nel 2018, che al 4,4% è risultato superiore alle attese), ma ha citato la permanenza di vari rischi come ragione per evitare un migliramento della sua valutazione. In particolare, elezioni europee a parte, Atene andrà presto alle urne, con tutta probabilità il prossimo ottobre: l’appuntamento elettorale implica la possibilità di un allentamento degli impegni sulle riforme e il rigore finanziario, nella tentazione generalizzata di elargire ampie promesse ai votanti. Inoltre le incertezze che gravano sulla situazione internazione potrebbero riverberarsi negativamente su Atene.

Il premier greco Tsipras sperava in un innalzamento del voto sia per rafforzare la “narrativa” dei miglioramenti in corso dopo l’uscita dal terzo memorandum nell’agosto scorso, sia per agevolare un nuovo giro di finanziamenti sul mercato dei capitali attraverso ulteriori emissioni di titoli di Stato greci, i cui tassi sono sensibilmente calati da inizio anno (Il che ha consentito a marzo la prima emissione di bond decennali dall’inizio della crisi). Quest’anno Moody’s ha migliorato il rating greco a B1 (pur sempre 4 gradini sotto l’invenstment grade), mentre Fitch mantiene dal’agosto scorso la sua valutazione di BB-. Venerdì prossimo è attesa una nuova decisione da parte di DBRS.

Tsipras, al pari del premier italiano Giuseppe Conte, sta partecipando a Pechino al forum internazionale sulla Belt & Road Initiative, nel quadro dei buoni rapporti con la Cina, che controlla il porto del Pireo. Di recente, il suo governo ha aderito al controverso format diplomatico «16+1» che riunisce la Cina con vari Paesi del centro ed Est Europa (sia membri Ue sia candidati a entrare nell’Unione). Tuttavia di recente la Commissione Archeologica ha bloccato i piani di espansione degli investmenti al Pireo del colosso cinese Cosco, suscitando irritazione a Pechino.

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