ma non hanno la maggioranza assoluta

Svolta in Spagna: accordo di coalizione Socialisti-Podemos

Nell’intesa a Iglesias sarebbe riservato il ruolo di vicepremier. L’accordo tuttavia non basta per avere la maggioranza assoluta di 176 seggi in Parlamento


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Da sinistra, il leader socialista Pedro Sanchez con Pablo Iglesias, leader di Podemos (Epa)

2' di lettura

Lo scenario considerato meno probabile si sta avverando: la Spagna potrebbe arrivare ad avere il suo primo governo di coalizione. Non il grande compromesso tra Socialisti e Popolari, però: il leader socialista Pedro Sanchez, premier uscente, e il capo di Podemos Pablo Iglesias hanno raggiunto martedì un pre-accordo per cercare insieme di sbloccare l’impasse politico nel Paese. I due esponenti politici - che durante i negoziati falliti di questa estate erano arrivati ad avere rapporti tesissimi - si sono invece abbracciati, dopo aver firmato l’intesa.

Con il fiato sul collo dell’estrema destra di Vox - terzo partito nel voto di domenica - Sanchez ha messo da parte le riserve verso il populismo di Iglesias affermando di voler dare al Paese un governo «progressista», aperto ad altre forze politiche. A Iglesias, che Sanchez non aveva voluto nel governo che sperava di formare prima del voto - sarebbe riservato il ruolo di vice premier.

L’apertura ad altre forze politiche è un passaggio obbligato: l’accordo tra Socialisti e Podemos non basta per avere la maggioranza assoluta di 176 seggi in Parlamento: il Psoe infatti può contare su solo 120 deputati, Podemos su 35. Il totale è di 21 seggi al di sotto della maggioranza. Esclusi i Popolari e la forza di destra Vox, resta la possibile alleanza con alcune delle forze autonomiste basche e catalane.

Sanchez e Iglesias si erano visti lunedì sera in una riunione tenuta segreta, durante la quale hanno raggiunto un patto per sbloccare la situazione recuperando, senza veti, i termini dei negoziati dello scorso luglio. L’accordo di coalizione è articolato in 10 punti, che vanno dalla lotta alla corruzione, al piano contro i cambiamenti climatici fino al controllo della spesa pubblica. Si affronta ovviamente anche la questione catalana, con l’obiettivo di «normalizzare la vita politica» nella regione di fronte alle pressioni indipendendiste. Meno rigorosi dei socialisti in politica economica, i populisti di Iglesias sono più moderati di fronte alle rivendicazioni degli autonomisti di Barcellona.

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