ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa ricetta spagnola

Spagna: indennizzi per il turismo, garanzie sui prestiti e sostegno all’occupazione

Madrid conferma le moratorie su fallimenti e pagamento di tasse e contributi e sulla restituzione di finanziamenti pubblici e debiti con il Fisco

di Luca Veronese

Illustrazione di Giorgio De Marinis/Il Sole 24 Ore

4' di lettura

Il governo del socialista Pedro Sanchez ha approvato a metà marzo 2021 un pacchetto di aiuti diretti da 11 miliardi di euro destinati alle piccole e medie imprese e ai lavoratori autonomi «focalizzato sul turismo, gli alberghi, i ristoranti e le piccole attività che - ha spiegato il premier spagnolo - sono state colpite maggiormente dalla crisi pandemica».
Con queste misure straordinarie l’esecutivo di Madrid intende «sostenere la solvibilità delle imprese, tutelare il tessuto produttivo, evitare impatti strutturali sull’economia e preservare l’occupazione». Nello specifico, vengono creati tre fondi che aiuteranno le attività la cui situazione finanziaria si è deteriorata a causa della pandemia. Aggiungendosi alle garanzie di liquidità, alle risorse utilizzate per la cassa integrazione e agli altri strumenti messi in atto attraverso le Regioni.

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«Le nuove misure, insieme a quelle già concordate per quest’anno - spiegano al ministero dell’Economia - rappresentano uno sforzo in aiuti diretti pari al 2% del Pil». Per dare soccorso ai lavoratori autonomi e le imprese, le Regioni hanno già iniziato a utilizzare risorse per due miliardi di euro (parte di un pacchetto da 24 miliardi trasferito loro dallo Stato per far fronte all’emergenza sanitaria e sociale). Mentre sono state confermate fino a fine anno la moratoria sui fallimenti, le moratorie sul pagamento di tasse e contributi previdenziali, quelle sulla restituzione di finanziamenti pubblici e debiti con il Fisco, di mutui e prestiti senza garanzia ipotecaria con enti finanziari, o il pagamento di affitti nel caso di lavoratori autonomi o vulnerabili.

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Aiuti diretti, cassa integrazione e liquidità

Il governo Sanchez calcola che a sostegno delle imprese e dell’economia siano stati «mobilitati aiuti pari al 20% del Pil nel 2020» e sottolinea che la risposta alla crisi senza precedenti provocata dal Coronavirus implicherà, tra il 2020 e il 2021, una emissione di debito aggiuntivo per 150 miliardi di euro.

La stessa ministra dell’Economia Nadia Calviño - mentre montano le polemiche sul ritardo degli aiuti diretti alle imprese - insiste sulla tempestività e l’efficacia dell’azione del governo a partire dal marzo del 2020: «Sono stati garantiti dallo Stato 124 miliardi di finanziamenti», mentre l’Erte (l’acronimo sta per Expediente de regulacion temporal de empleo), una sorta di Cassa integrazione, «è stato sostenuto da 37 miliardi di risorse pubbliche che hanno aiutato in modo diretto le imprese e i loro dipendenti». Solo da un mese tuttavia è stato approvato un pacchetto consistente di ristori per autonomi e piccole attività.

Sostegno a lavoratori autonomi e alle imprese

Il primo dei tre fondi creati dal governo a metà marzo farà arrivare ai lavoratori autonomi e alle imprese, passando dalle amministrazioni regionali, aiuti diretti per sette miliardi di euro (due dei quali destinati a Canarie e Baleari), finalizzati al pagamento dei debiti contratti con fornitori e altri creditori dal marzo del 2020.

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Possono beneficiare di questo fondo le imprese e i liberi professionisti il cui fatturato è diminuito più del 30% rispetto al 2019 e che facciano parte dei settori più colpiti (dall’alberghiero alla ristorazione, al commercio, alle attività legate alla cultura e allo sport). Gli aiuti diretti copriranno fino al 40% del calo delle entrate per microimprese e lavoratori autonomi (fino a 10 dipendenti), e fino al 20% per le altre imprese: per un importo fisso di 3mila euro per i lavoratori autonomi in regime fiscale di stima oggettiva (simile agli studi di settore), e per gli altri per un importo compreso tra 4mila e 200mila euro.

Aiuti per la ristrutturazione del debito finanziario

Il secondo fondo attivato da metà marzo ha una dotazione di tre miliardi di euro che dovranno servire per accompagnare i processi di ristrutturazione del debito finanziario con garanzie dello Stato. Di fatto estende fino al 31 dicembre la possibilità di accedere ai finanziamenti agevolati con garanzie dell’Ico, l’Instituto de crédito oficial (che, come ricordato ha dato garanzie per 124 miliardi di prestiti).

A novembre 2020 erano già state prese misure per facilitare il pagamento di questi debiti, estendendo a due anni il periodo di grazia per il pagamento del capitale ed estendendo a otto anni il termine di rimborso dei prestiti. I criteri per accedere a tali aiuti e le modalità di erogazione verranno stabiliti dal governo, in collaborazione con le imprese e le banche. Di certo, potranno essere concessi anche aiuti diretti ad autonomi e piccole e medie imprese al fine di ridurre il loro debito.

Fondo di ricapitalizzazione delle medie imprese

Per i casi in cui le misure precedenti non siano sufficienti, viene creato un fondo da un miliardo di euro per la ricapitalizzazione delle società colpite dal Covid, finalizzato a rafforzare i bilanci delle società che erano in utile fino al dicembre del 2019, ma che stanno affrontando problemi di solvibilità dovuti alla pandemia. Il fondo sarà gestito da Cofides, società a capitale pubblico-privato. Gli aiuti saranno erogati sotto forma di prestiti ordinari, prestiti partecipativi, capitali o altro.

Le misure introdotte dal 2020

All’inizio di febbraio il governo spagnolo aveva esteso fino a fine maggio una serie di aiuti per i lavoratori autonomi, gestiti, nella pandemia, attraverso le Regioni. Per la sospensione dell’attività gli aiuti sono pari al 50% della base contributiva minima, che sale al 70% in caso di famiglia numerosa senza altri redditi. Il beneficiario non dovrà pagare i contributi previdenziali. I lavoratori autonomi il cui fatturato è diminuito del 50% rispetto al 2019 (in precedenza doveva essere del 75%) ricevono aiuti in proporzione alla base contributiva (e con una lunga serie di casistiche legate anche alla Regione di appartenenza).

A chi non rientra nei primi due casi sono destinati aiuti per basso reddito di importo pari al 50% della base contributiva: il reddito del richiedente nei primi sei mesi 2021 non può superare di 1,2 volte il salario minimo interprofessionale (fissato a 950 euro). Gli stagionali devono essere stati registrati almeno due mesi tra il 2018 e il 2019.

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