L'istituto NAZIONALE MALATTIE INFETTIVE

Spallanzani in trincea su diagnosi, vaccini, e terapie avanzate

A breve la sperimentazione dei test che distinguono tra influenza e Covid-19

di Ernesto Diffidenti

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Lo Spallanzani, la sede romana dell'Istituto nazionale di malattie infettive (Inmi)

A breve la sperimentazione dei test che distinguono tra influenza e Covid-19


3' di lettura

I nuovi casi positivi aumentano e l'Istituto nazionale di malattie infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani si attrezza per combattere la nuova ondata di coronavirus. Siamo di fronte, ormai, a una realtà conclamata tanto che l'Unità di crisi della Regione Lazio ha già deciso che l'ospedale accetterà solo pazienti Covid-19 con l’obiettivo di garantire la piena disponibilità dei posti letto nella fase clou dell'emergenza.

«Il virus circola e circola più di prima» sottolinea Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e direttore del Centro collaboratore dell’Oms sulle malattie infettive, in trincea dal 29 gennaio scorso quando una coppia di turisti cinesi in vacanza in Italia venne ricoverata con sintomi riconducibili al coronavirus. Da allora, a tempo di record, i ricercatori hanno isolato il virus mettendolo a disposizione della comunità scientifica mondiale, e avviato la sperimentazione di GRAd-COV2, il candidato vaccino tutto italiano sviluppato da ReiThera, società biotech di Castelromano, alle porte di Roma. «Questa struttura ospedaliera – sottolinea - ha una grande capacità diagnostica, unica in Italia e con il miglior laboratorio di virologia del paese». Frutto anche dell'esperienza accumulata sul campo, dalla lotta all'Hiv ai fronti ancora aperti con l'Ebola e la febbre gialla. Da aprile l’Istituto ha avviato oltre 35 studi scientifici e firmato 66 pubblicazioni internazionali, oltre a partecipare con i suoi esperti (Ippolito è anche nel Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute) alla stesura delle linee guida dell'Oms e dell'Istituto superiore di sanità sul trattamento dei pazienti. Nel periodo più difficile e incerto lo Spallanzani ha condotto, tra l'altro, le prime autopsie su 22 pazienti deceduti a causa del Covid-19. «Anche a dimostrazione che non è vero che in Italia non si sono fatte – sottolinea Ippolito – e gli esiti evidenziano importanti alterazioni, oltre che di polmoni e cuore, anche a carico di fegato, reni, milza e midollo osseo». Da lì hanno preso le mosse nuovi studi clinici.

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Oggi l'Istituto è attivo per migliorare la gestione clinico terapeutica dei pazienti, individuare le cause che scatenano l'embolismo polmonare acuto o la cosiddetta “tempesta citochinica” (l'aumento degli indici infiammatori), comprendere la predisposizione genetica della popolazione italiana, studiare l'interazione del virus con le terapie antipertensive nonché con disturbi neurocognitivi e valutare l'efficacia clinica di alcuni farmaci già validati o sperimentali.

«Abbiamo scritto un capitolo importante della ricerca immunologica – sottolinea Ippolito – e abbiamo prodotto lavori di ottima qualità anche su Covid-19».

Altro capitolo è dedicato allo sviluppo di test rapidi: lo Spallanzani ha già dato il via libera ai test salivari che faciliteranno lo screening nelle scuole. Per Ippolito è «apprezzabile che siano cresciuti i numeri dei tamponi ed è altrettanto apprezzabile che lo Stato e le Regioni stiano lavorando insieme per aumentarli ancor di più e per applicare le nuove evoluzioni scientifiche». In questa direzione va l'annuncio che presto l'Istituto sperimenterà i test naso-faringei in grado di distinguere tra influenza stagionale (sia di tipo A che di tipo B) dal Covid-19 prodotti da Diasorin e dall'azienda anconetana Innoliving. «Di settimana in settimana abbiamo nuovi test - sottolinea Ippolito - ma è evidente che il virus cammina più rapidamente di questa grande corsa scientifica».

L'Italia, comunque, seppur alle prese con una forte impennata dei contagi si sta comportando meglio di altri Paesi. «Si stanno potenziando i posti letto in rianimazione – continua Ippolito – e si sta rafforzando l'epidemiologia. E il grande investimento che ha fatto il Paese per decuplicare il numero dei tamponi ora rappresenta uno strumento importante per incrociare i dati». Insomma, «il Paese è più pronto rispetto a qualche mese fa anche se questo non significa che si possa abbassare la guardia». Occorre, dunque, continuare ad estendere la capacità di contact tracing e i tamponi processati ogni giorno ma dal momento che i pazienti lamentano difficoltà ad interagire con i medici di base «è necessario soprattutto potenziare il coinvolgimento dei pediatri e dei medici di medicina generale per alleggerire la pressione sugli ospedali».

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