TrattamentO dati personali

Spamming via email, il reato c’è solo con il danno per il singolo utente

Nell’ invio di mail pubblicitarie il reato di trattamento illecito di dati personali scatta solo se c’è un effettivo pregiudizio per il destinatario. E certo il danno non può essere individuato nel fastidio di dover cancellare di volta in volta la posta indesiderata

di Patrizia Maciocchi


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3' di lettura

Nell’ invio di mail pubblicitarie il reato di trattamento illecito di dati personali scatta solo se c’è un effettivo pregiudizio per il destinatario. E certo il danno non può essere individuato nel fastidio di dover cancellare di volta in volta la posta indesiderata. Per affermare il reato e chiedere l’eventuale risarcimento, serve la prova di un pregiudizio, anche non economico, che ci può essere per esempio quando, dopo aver segnalato al mittente di non voler ricevere un certo tipo di messaggio, questo persevera, in maniera non occasionale, creando un disagio al destinatario.

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Lo spamming - La Cassazione, con la sentenza 41604, traccia i confini dello spamming, anche alla luce della riforma del codice dei dati personali (Dlgs 101/2018) che, con riguardo alle “comunicazioni indesiderate, non ha inciso in modo sostanziale sul contenuto della norma incriminatrice. È rimasto in particolare invariato l’elemento soggettivo del reato costituito dal fine, da parte di chi invia i messaggi, di trarre un profitto per sé o per gli altri o di recare un danno attraverso l’illecito trattamento dei dati. Lo stesso è rimasto anche il richiamo alla necessità del verificarsi di un “nocumento”, che nell’attuale versione, si configura come elemento costitutivo della fattispecie penale, mentre nella precedente il nocumento, anche in base alla giurisprudenza prevalente, era una condizione obiettiva di punibilità. Della ricostruzione fatta dalla Cassazione, beneficia un avvocato che aveva mandato una serie di mail agli iscritti all’Associazione igienisti dentali, nel cui consiglio direttivo c’era la moglie, per pubblicizzare i suoi corsi di formazione.

La sentenza

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La doppia condanna - Un comportamento che era costato al professionista la condanna sia in primo grado sia in appello, con l’associazione che si era costituita parte civile. La Cassazione è d’accordo sull’illegittimità del trattamento dei dati, visto che la norma subordina il consenso dell’interessato alla divulgazione del materiale pubblicitario anche per le comunicazioni via mail. Tuttavia non si può affermare che le mail inviate dal legale abbiano recato ai destinatari un pregiuidizio giuridicamente apprezzabile. Ogni igienista ha ricevuto un numero contenuto di mail in media tre o quattro, solo uno ne aveva totalizzate dieci. Troppo poco per parlare di significativa invasione dello spazio informatico. Né i destinatari delle proposte di aggiornamento avevano manifestato, fatta eccezione ad una protesta rivolta alla moglie durante una cena e dunque irrituale, il loro dissenso. La Suprema corte è consapevole della diffusione del fenomeno dello spamming nell’attuale contesto socio economico, verso una vasta platea di utenti magari silenziosamente dissenzienti. Ma perché la condotta rientri nel campo del giudice penale, serve che ogni destinatario ne sia danneggiato.

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Le news letter - La cassazione avverte che la sua decisione non è in contrasto con il precedente del 2102 (sentenza 23798) nel quale si era invece affermato il reato per l’uso indebito di un data-base contenente l’elenco di tutti gli iscritti a una news letter, ai quali venivano inviati messaggi pubblicitari non autorizzati provenienti da un altro operatore che traeva profitto dalla percezione degli introiti commerciali, con corrispondente danno per il titolare della banca dati abusivamente utilizzata. Un danno c’era anche per gli utenti costretti a cancellare la posta indesiderata e a predisporre accorgimenti per tutelare la loro privacy dalla circolazione non autorizzata di informazioni personali. Ma malgrado la situazione del tutto diversa, anche per il numero delle persone coinvolte, anche in quel caso era stata richiamata la nozione di offensività.

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