Trieste

Trieste, sparatoria in questura, la pm: «Era lucido, puntava gli agenti»

L’assassino è guardato a vista in ospedale. Nell’ordinanza si rileva l’assenza di riscontri oggettivi su una possibile malattia psichica dell’uomo, avanzata dalla madre

Sparatoria a Trieste, il video degli agenti uccisi: “Dormite tranquilli, ci siamo noi”

3' di lettura

Alejandro Stephan Meran, nel corso della sparatoria all'interno della Questura di Trieste era «lucido e consapevole» e ha portato avanti «l’azione aggressiva». É quanto risulta dal decreto di fermo - firmato
dal pm Federica Riolino - di Alejandro Augusto Stephan Meran, l’uomo che ha ucciso due agenti della polizia all’interno della questura di Trieste, ferendone un terzo. Una lucidità che lo stesso gip del Tribunale di Trieste Massimo Tomassini ribadisce nell'ordinanza rilevando l'assenza di riscontri oggettivi su una possibile malattia psichica dell'uomo, avanzata dalla madre. L’ordinanza dispone il carcere per l’uomo, accusato di aver ucciso due agenti e avere sparato contro altri otto poliziotti.

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Le autopsie la prossima settimana
Le autopsie sui corpi dei due agenti uccisi in questura a Trieste saranno effettuate a partire dalla metà della prossima settimana. E dovranno chiarire i dettagli della dinamica dell’aggressione ai due poliziotti: la raffica di colpi e la traiettoria dei proiettili. Solo dopo saranno celebrati i funerali.

L’aggressore ha sparato 16 volte, gli agenti sei
Dai primi rilievi effettuati Alejandro Stephan Meran avrebbe sparato 16 colpi, mentre gli agenti rispondendo al fuoco ne avrebbero esplosi sei. Dunque in totale sono stati 22 i colpi sparati nel pomeriggio di sangue alla questura di Trieste. L’aggressore ha esaurito l’intero caricatore di una pistola e ha esploso un colpo dall’altra arma, in totale sedici colpi. Gli altri sei sono invece stati sparati da agenti presenti sulla scena e che hanno tentato di fermare l’aggressore.

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L’assassino è guardato a vista in ospedale
Mentre gli investigatori sono al lavoro, è costantemente sorvegliato, giorno e notte, Alejandro Augusto Stephan Meran, al sesto piano dell'ospedale di Cattinara a Trieste, dove si trova ricoverato nel reparto di Medicina d’urgenza. É in una stanza da solo, sorvegliato a vista da un agente della penitenziaria, che staziona con lui nella stessa stanza, e da altri tre poliziotti che controllano dall'esterno. Nessuno può avvicinarsi, se non personale medico.

Fermato da tre agenti
A intercettarlo appena fuori dalla questura di Trieste sono stati tre agenti che stavano rientrando da un servizio a bordo di una vettura della Mobile. I colpi «ci hanno colti di sorpresa: abbiamo rischiato di morire, ci sparava contro ma con la rapidità abbiamo avuto la meglio», ha detto all’Ansa uno dei tre agenti della Squadra mobile di Trieste, che hanno fermato la fuga dell'uomo che, pistole alla mano, stava tentando di scappare dopo avere ammazzato con lucida freddezza Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. Meran esplodeva colpi contro chiunque incrociasse. Prima aveva tentato di salire al piano superiore, poi si era fatto strada nell’atrio a colpi di pistola, ferendo alla mano sinistra un terzo agente. Dopo aver cercato di aprire una volante parcheggiata vicino all'ingresso della questura, l’uomo aveva cominciato a sparare contro l’auto della Mobile appena arrivata. Per bloccare «l’uomo - ha spiegato ancora l’agente - ci sono voluti diversi secondi: l’aggressore è stato colpito all’altezza dell’inguine, ed è finito a terra urlando. Credo che l’intera vicenda sia durata poco più di un minuto».

Nel video scene drammatiche
Le telecamere all’interno della questura hanno ripreso la scena della sparatoria: «Fasi estremamente concitate al tempo stesso drammatiche», ha commentato il questore di Trieste Giuseppe Petronzi. Fasi che, ha precisato, «hanno testimoniato la capacità di risposta dell’apparato che è riuscito a rendere inerte e a fermare la persona immediatamente, scongiurando la possibilità che potesse fare danni peggiori». Parlando dei due giovani agenti morti nella sparatoria il commissario capo Stefano Veronese, dirigente volanti della questura di Trieste, ha detto di ricordarli «come due colleghi molto educati, sempre corretti, mai una parola fuori posto, disponibili e preparati». E ha ribadito: «Io mi fido ciecamente dei miei uomini e so che tutti i miei uomini sono preparati professionalmente e hanno anche delle doti umane non indifferenti».

Avevano salvato un quindicenne
I due agenti uccisi, Rotta e Demenego, la settimana prima di essere uccisi avevano salvato un quindicenne che voleva suicidarsi. «Avevano senso del dovere, dedizione, capacità professionale», ha detto il questore di Trieste Petronzi. «Grandi uomini, grandi poliziotti, sono pronto a chiedere l'encomio come faccio per tutti i ragazzi che quotidianamente e soprattutto nel silenzio, servono questa città».

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