ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTre vittime e quattro feriti

Sparatoria di Roma, la Procura contesta premeditazione e pericolo di fuga

Per gli inquirenti Claudio Campiti, 57 anni, agli arresti per triplice omicidio volontario, aveva intenzione di fuggire: aveva infatti con se' il passaporto e uno zaino con alcuni indumenti e seimila euro in contanti

Aggiornato lunedì 12 dicembre ore 8:15

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4' di lettura

Tre donne sono rimaste uccise in seguito alla sparatoria avvenuta alla periferia di Roma, nella mattinata di domenica 11 dicembre, nel gazebo di un bar in via Monte Giberto, a Fidene, dov’era in corso una riunione condominiale del consorzio “Valleverde”, nella zona del lago di Turano. Quattro persone sono rimaste ferite (una donna è in prognosi riservata).

È stato fermato un uomo di 57 anni, Claudio Campiti, che nel corso della riunione con i condomini - con i quali non correva buon sangue e per motivi ancora da accertare - ha estratto la pistola e ha fatto fuoco uccidendo le tre donne. Le tre vittime si chiamavano Sabina Sperandio, Elisabetta Silenzi e Nicoletta Golisano.

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Le accuse contestate dalla Procura

Triplice omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Sono queste le accuse contestate dalla Procura di Roma a Campiti. Il pm di turno, Giovanni Musaro', ha emesso un decreto di fermo nei confronti dell'uomo contestando anche il triplice tentato omicidio, in riferimento alle persone rimaste ferite, e il porto abusivo di armi. Secondo i primi accertamenti l’uomo aveva con se' un totale di 170 proiettili e anche un secondo caricatore. A quanto si apprende i colpi esplosi sono stati 7-8, altri sette erano nel caricatore e 155 sono stati trovato addosso a Campiti.

Oltre al triplice omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, la procura di Roma contesta a Campiti anche il pericolo di fuga: quando è stato bloccato dopo la sparatoria aveva con se' il passaporto e uno zaino con alcuni indumenti e seimila euro in contanti.

Testimone, ha urlato “vi ammazzo tutti”

«È entrato nella sala, ha chiuso la porta e ha urlato vi ammazzo tutti e ha cominciato a sparare». È quanto raccontato da una testimone che era presente alla riunione di un consorzio di condomini.

Teste, aveva bloccato tutte le porte

«Ho provato a saltargli addosso ma già altri gli si erano buttati addosso. Aveva bloccato la porte e ci ho messo un po’ per far uscire la gente. Se non fosse stato per noi sarebbe stata una strage, aveva 2 caricatori e altre cartucce. Ho visto una ragazza accanto a me che è stata colpita ed è morta». È la testimonianza di un uomo presente durante la sparatoria.

Killer,mi tengono al buio,si spara meglio

«Benvenuti all’inferno, qui con il codice penale lo Stato ci va al cesso, denunciare è tempo perso, so’ tutti ladri». È quanto scrive Campiti, sul suo blog dedicato al Consorzio Valle Verde. Il post, del 2 novembre 2021, è un lunghissimo elenco di accuse agli altri consorziati, riferimenti a presunte «mafie» e passaggi inquietanti come: «Mi stanno tenendo senza pubblica illuminazione, si sa al buio si vede meno e si può sparare in tranquillità». Sul profilo Facebook del killer compare una medaglia con un fascio littorio e il motto fascista “Molti nemici molto onore”, “soldatini” con le fattezze di Hitler e Mussolini.

Meloni ricorda amica uccisa: «Non è giusto morire così»

«Nicoletta era una mamma protettiva, un'amica sincera e discreta, una donna forte e fragile allo stesso tempo. Ma era soprattutto una professionista con un senso del dovere fuori dal comune. È stato quel senso del dovere a portarla lì, di domenica mattina, dove un uomo la aspettava per ucciderla a colpi d'arma da fuoco, insieme ad altre due donne, durante una riunione di condominio a Roma». Così su Facebook la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che rivela: «Nicoletta era mia amica. Lascia il marito Giovanni e uno splendido bambino di dieci anni, Lorenzo. Con la sua, altre famiglie, alle quali esprimo tutta la mia vicinanza, sono state distrutte. L’uomo che ha ucciso queste tre donne innocenti, e ha ferito altre tre persone, è stato fermato e spero la giustizia faccia quanto prima il suo corso. Il poligono dal quale aveva sottratto la pistola (il porto d'armi gli era stato rifiutato) è sotto sequestro. Eppure la parola “giustizia” non potrà mai essere accostata a questa vicenda. Perché non è giusto morire così», aggiunge Meloni, concludendo: «Nicoletta era felice, e bellissima, nel vestito rosso che aveva comprato per la festa del suo cinquantesimo compleanno».

Gualtieri, «gravissimo episodio sconvolge città»

«Gravissimo l’episodio di violenza che sconvolge la nostra città. Tre vite spezzate e feriti gravi per una sparatoria durante una riunione di condominio», ha scritto in un tweet il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. «Sono in contatto con il Prefetto e domani parteciperò al Comitato per l’ordine e la sicurezza. La mia vicinanza alle famiglie», ha aggiunto.

Arma presa a Poligono Tor di Quinto ora sotto sequestro

Ha prelevato la pistola al poligono di tiro di Tor di Quinto, a Roma, Claudio Campiti, l'uomo di 57 anni autore dell'omicidio di tre donne e del ferimento di altre quattro persone nel corso di una riunione del Consorzio Valleverde a Roma.L'arrestato sarebbe arrivato al poligono in orario di apertura e dopo avere lasciato un documento di identità si sarebbe fatto consegnare la pistola Glock, una semi-automatica, con cui si è poi allontanato per raggiungere via Monte Giberto, teatro della tragedia, dove ha esploso almeno 4-5 colpi prima di essere bloccato da alcuni presenti. Anche su questo aspetto della vicenda sono in corso verifiche da parte degli inquirenti coordinati dalla Procura di Roma e comunque il Poligono di Tor di Quinto è stato posto sotto sequestro.

L'uomo che ha bloccato Campiti: «Mi sono gettato su di lui»

«Ha esploso un primo colpo, poi un altro uccidendo una seconda persona. Ha colpito poi la terza donna. Io ero il quarto, ma sono intervenuto per bloccarlo. Mi sono gettato su di lui e l'ho bloccato». È la testimonianza, secondo quanto si apprende, dell'uomo che ha fermato nel gazebo Claudio Campiti. L'uomo, un sessantenne, è ora ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma colpito al volto da un proiettile.

Campiti aveva perso figlio in incidente di montagna

Aveva perso un figlio quattordicenne in un incidente in slittino nel 2012 a Sesto, in provincia di Bolzano, Claudio Campiti, l'uomo fermato per la strage di Roma. Il tribunale aveva condannato un maestro di sci e due responsabili del centro sciistico nel 2016. Nel 2017 la Corte d'appello aveva confermato la sentenza e il risarcimento di 240 mila euro per la famiglia. Nelle zone del reatino dove Campiti risiedeva la storia era nota, e c'è chi aveva notato nell'uomo, da quell'episodio in poi, un cambio di atteggiamento e carattere

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