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Spazi, uffici 3D e consegne: nuovo mercato per le start up

Uffici temporanei pronti all’uso, realtà virtuali in grado di simulare la riunione in presenza e il food delivery: idee di successo post Covid

di Michela Finizio

Il lavoratore in smart working non ha diritto al buono pasto

Uffici temporanei pronti all’uso, realtà virtuali in grado di simulare la riunione in presenza e il food delivery: idee di successo post Covid


3' di lettura

Effetto bolla per le start up che offrono soluzioni innovative rivolte agli smart worker. Sono tante le idee che conquistano aziende e lavoratori, alcune pensate pre lockdown, ma decollate solo quando è scoppiata la pandemia.
Lo sa bene la start up siciliana Coderblock. La sua piattaforma per la gestione del lavoro da remoto è andata online, dopo quattro anni di progettazione, proprio un mese prima dell’arrivo in Italia del coronavirus. Grazie alla tridimensionalità, consente di gestire in modo agile un ufficio virtuale con più utenti collegati, offrendo la possibilità di fare riunioni, organizzare attività, meeting e presentazioni aperte anche a clienti esterni. «Rispetto alle più diffuse soluzioni presenti sul mercato - dice il fondatore Danilo Costa - il nostro ufficio 3D consente di gestire tutto in un unico ambiente. È brandizzabile e offre una maggiore percezione di collaborazione a distanza tra gli utenti», aggiunge Costa.

In pochi mesi, con lo smart working “imposto” ovunque dall’emergenza, Coderblock ha raggiunto 4.600 utenti e sottoscritto un aumento di capitale da 300mila euro raccolti su Mamacrowd. «Tra i clienti abbiamo diverse aziende da cui riceviamo richieste ogni giorno. Ad esempio la società di data analysis The information lab ha scoperto lo smart working con il lockdown e ora investe su di noi», racconta il founder.

Gli spazi dove telelavorare

Un’altra frontiera per l’avvio di nuove start up - e un piano B per quelle attive nel campo degli affitti brevi, dove i ricavi sono crollati - è l’affitto di spazi “alternativi” all’ufficio tradizionale. Bnbworkspaces, ad esempio, è la piattaforma ideata dalla romana Roberta D’Onofrio durante il lockdown come alternativa alla sua attività di gestione di case vacanze nella Capitale. «Da pochi giorni abbiamo aperto anche a Milano - racconta - dove già abbiamo ricevuto l’interessamento da parte di un’azienda con 30 dipendenti che, dopo aver disdetto l’affitto dell’ufficio, ora cerca spazi “plug and play” dove lavorare per qualche mese, in attesa di maggiori certezze sul futuro». La piattaforma, che ha appena chiuso un contratto di incubazione con il polo I3P del Politecnico di Torino, ancora non consente di prenotare online ma lo farà presto, offrendo agli host la possibilità di sincronizzare i propri calendari Airbnb o Booking per ottimizzare il tasso di occupazione.

Piano B per bar, hotel e catering

A offrire un’alternativa, questa volta a bar e caffetterie in crisi, c’è poi Nibol che dal 2014 consente agli esercenti di riconvertire gli spazi in postazioni di lavoro per aumentare il traffico nel locale. «A Milano sono già attive 18 caffetterie, ma oggi altre 17 sono in pipeline per entrare e ogni giorno arrivano richieste da tutta Italia», afferma il fondatore Riccardo Suardi che dopo il lockdown ha riadattato il progetto. L’app oggi conta 17mila utenti, di cui 1.200 guadagnati post Covid.

Con lo stesso schema Daybreakhotels.com, attiva dal 2014 nell’offerta di spazi inutilizzati negli alberghi, oggi si rivolge agli smart workers interessati a prenotare stanze d’hotel per lavorare. «Una giornata in un 4 stelle costa circa 49 euro. Riceviamo un centinaio di prenotazioni al giorno e stiamo siglando accordi con aziende», racconta il ceo Simon Botto.

Progetti che prima erano di nicchia sono decollati in pochi mesi. La start up Offlunch del gruppo Mvdn, attiva nel food delivery da giugno 2019, oggi propone un “servizio mensa a domicilio” per imprese che vogliono consegnare il pasto ai dipendenti in smart working. Oppure Streeteat, nata nel 2015, ora punta a consegnare fino a 48 pasti in locker refrigerati.

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