STUDI LEGALI 2020 - Operazioni straordinarie

Spazio a M&A «distressed» e ristrutturazioni

di Dario Aquaro

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3' di lettura

Il 2019 del mercato M&A è stato attraversato da un fenomeno principale: tanti processi di vendita sono stati interrotti a causa del divario tra domanda (dei venditori) e offerta (dei potenziali acquirenti). L’abbondante liquidità degli investitori finanziari spesso non ha avuto modo di tradursi, perché le aspettative non combaciavano. L’anno si è chiuso con quasi mille operazioni – rileva Kpmg – ma con un controvalore fermo a 37,8 miliardi (in evidente calo rispetto ai 93,9 miliardi del 2018).

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Il settore, tra i più redditizi per gli studi legali, ha poi mostrato un recupero tra gennaio e febbraio: nel primo trimestre 2020 sono state formalmente chiuse in Italia operazioni per circa 9,2 miliardi (erano 6,6 nello stesso periodo dell’anno scorso), anche se l’80% del controvalore si è concentrato nelle dieci principali (su 231).

Il mercato si è arrestato a marzo e da qualche settimana qualcosa riprende a muoversi. «Ma le difficoltà di allineare le aspettative di venditori e acquirenti saranno sempre più accentuate», afferma Antonio Pedersoli, equity partner di Pedersoli Studio legale. Che spiega: «Non è detto che i multipli saranno quelli dell’anno scorso e ci sarà molta incertezza sui piani aziendali. Il mercato di fusioni e acquisizioni riprenderà anche per operazioni distressed, di imprese in difficoltà: saranno frequenti i rami d’azienda comprati dopo ristrutturazioni o addirittura nell’ambito di concordati».

Andamento diverso per il settore delle acquisizioni industriali, dove Pedersoli vede per i gruppi italiani «l’opportunità di consolidarsi, di fare acquisizioni sinergiche, e – perché no – anche all’estero: la liquidità non manca e le difficoltà non sono solo in Italia». Mentre per i fondi di private equity che fanno operazioni di minoranza «si presenta l’occasione di entrare in aziende italiane solide, ma che faticano a reperire mezzi finanziari».

Conclusa la prima gestione dell’emergenza, dopo la frenata improvvisa, l’attività riprende con diversi “registri”: «Le operazioni straordinarie già avviate sono ora oggetto di verifica; quelle “in pipeline” sono invece in fase di revisione, per tener conto delle mutate condizioni – osserva Francesco Sciaudone, managing partner dello studio Grimaldi –. Quanto alle nuove operazioni, le dinamiche dipenderanno dal settore: dove non si è sofferta la crisi, come Gdo, logistica o healthcare, saranno decisamente orientate alla crescita». Nei prossimi mesi si preannunciano diffuse forme di ingresso nelle aziende da parte di investitori istituzionali, dice Sciaudone, «e aumenteranno le necessità di ricapitalizzazione e ristrutturazione del debito che richiederanno il supporto degli studi legali. Mentre l’irrigidimento delle norme sul Golden power, con l’esigenza di comunicare anche le acquisizioni di attività poco strategiche e l’ampio meccanismo di screening, complicherà la fluidità di alcune procedure».

Negli ultimi anni «abbiamo visto crescere molto le operazioni distressed: un trend influenzato da un incremento di vendite di Npl e Utp, e con alcuni settori – come le costruzioni – in maggiore difficoltà. È evidente che il trend subirà ora un’accelerazione», sostiene Paolo Nastasi, partner di Allen & Overy. «In questo contesto – prosegue – per assicurare la continuità aziendale occorrerà individuare le aree prioritarie di intervento: vedi la gestione e il monitoraggio dei flussi di cassa - con focus sugli incassi - e, più in generale, del working capital. Un ridotto cash flow e la consapevolezza che le opzioni di finanza prima disponibili potrebbero non esserlo più, insieme ad altri fattori, spingeranno molti a considerare una possibile ristrutturazione».

Di certo, la crisi ha portato e porterà nel 2020 a un rallentamento delle operazioni straordinarie. «Ma sviluppare una strategia di M&A potrà essere allo stesso tempo uno degli strumenti per far fronte il più velocemente a possibili perdite di quote di mercato o per acquistarne di nuove», commenta Nastasi. Sottolineando che «la carenza di liquidità, la volontà di rimanere nei propri mercati coretralasciando quelli che diventano meno prioritari, e la prevedibile discesa dei prezzi (dovuta anche al calo dell’enterprise value), rappresenterà un’opportunità per operatori industriali virtuosi e investitori di natura finanziaria. Ma anche la base per processi di consolidamento in molti settori produttivi».

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