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Spazzatura spaziale: 190 milioni di oggetti volanti minacciano i satelliti (e i loro servizi)

Sono almeno 190 milioni gli oggetti con dimensioni dal millimetro ai parecchi metri che orbitano fra i 300 e i 1000 km da suolo: come proiettili incontrollati minacciano i satellite in funzione

di Leopoldo Benacchio

Cieli notturni inquinati da satelliti 'photobomber'

3' di lettura

Può andare da Londra a Mosca in 10 minuti, volando a 500 chilometri da Terra, può pesare anche meno di 1 grammo ed è terribilmente pericoloso. Non si tratta di una nuova mini arma segreta, per fortuna, ma di un pezzo della cosiddetta spazzatura spaziale, che circonda il nostro pianeta. Si pensa siano almeno 190 milioni gli oggetti con dimensioni dal millimetro ai parecchi metri, si pensa che orbitino nella cosiddetta orbita bassa, fra i 300 e i 1000 chilometri da suolo, una miriade di proiettili incontrollati e incontrollabili che, se colpiscono un satellite in funzione, possono causare danni enormi al suo funzionamento o anche renderlo inutilizzabile.

Tutti i servizi a rischio

Pensiamo poi che la nostra vita dipende oggi completamente dai tanti servizi che ci forniscono continuamente i satelliti: si calcola che ognuno di noi, nel mondo occidentale, fruisca del servizio di un satellite almeno una quarantina di volte al giorno. Può sembrare strano, ma basta pensare ai programmi che abbiamo anche sul nostro smartphone e che scelgono per noi la migliore strada per arrivare all'indirizzo desiderato, che controllano il taxi che abbiamo preso per lavoro, che forniscono in tempo reale l’orario di arrivo di tram e autobus alle fermate, che controllano le coste e il traffico aereo e anche, come vediamo in queste settimane, i teatri di guerra e il volo dei droni militari.

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Tutti questi servizi ci sono forniti da satelliti che stanno, in maggioranza, nella fascia dell’orbita bassa, la più affollata dai detriti spaziali e che sono la dimostrazione del fatto che gli Stati, che dal 1957 hanno spedito in orbita satelliti di tutti i tipi, non si sono minimamente preoccupati di toglierli di mezzo quando avevano finito la loro vita operativa. Quindi oggi troviamo almeno 3000 satelliti zombi o loro parti di varie dimensioni, comunque superiori al metro, ma anche razzi ausiliari russi da migliaia di chili e componenti simili lasciati in orbita da Europa e Cina.

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Detriti pericolosi

Come se non bastasse poi, qualche esercitazione militare, come quella russa del 15 novembre 2021, in cui è stato distrutto un vecchio satellite spia, il Cosmos 1408, con un razzo partito da terra ha creato altre migliaia di pericolosissimi detriti, alcuni dei quali hanno messo addirittura in pericolo la Stazione spaziale internazionale, Iss. Esperimenti come questo, o quello simile operato anni prima dai cinesi, sono devastanti e moltiplicano i pezzi pericolosi. È un bel problema, soprattutto ora che è partita alla grande l’economia legata allo spazio che le grandi banche d’affari internazionali, Morgan Stanley in testa, descrivono come uno dei grandi campi di espansione di business di questo decennio.

Un problema supplementare

Come se non bastasse il problema della spazzatura spaziale, che qualche startup cerca di risolvere con metodi innovativi, ma per il momento senza successo, oggi abbiamo quello supplementare delle costellazioni di satelliti per la distribuzione della rete internet. Per essere competitivi i satelliti devono stare molto vicini all’utente, con bassi tempi di latenza, e quindi ancora una volta in orbita bassa. Ecco quindi i vari progetti di Elon Musk con il suo Starlink, attualmente più di 2000 satelliti in orbita, ma saranno molti di più alla fine, e poi Oneweb e tutti gli altri, Amazon, Europa e Cina comprese che stanno scaldando i muscoli per lanciarsi nella competizione.

5mila satelliti

Oggi siamo a 5000 satelliti attorno alla Terra, la metà lanciati negli ultimi tre anni, grazie al crollo dei costi e all’incredibile progresso delle tecnologie elettroniche e ottiche, ma la proiezione, realistica, è che per il 2030 ne avremo 100.000 in bassa orbita. Siamo alla cosiddetta sindrome di Kessler, che qualcuno pensa sia già una realtà: fra milioni di frammenti di cui siamo incapaci di liberarci e decine di migliaia di nuovi satelliti a basso costo, non riusciremo presto a mandare più nulla in orbita, mettendo peraltro a rischio nuove importanti missioni, soffocando in culla il progresso sperato per la Space economy.

Bisogna trovare una soluzione condivisa al più presto, se non ci è riuscita la ragionevolezza dei partecipanti alla gara spaziale, speriamo ci riesca l’esigenza di continuare questo fondamentale business.

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