il futuro della professione

Specializzazioni, riflessioni pratiche di un commercialista

di Luigi Scognamiglio


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(Tetra Images / AGF)

4' di lettura

Uno strano destino incombe sul futuro della professione di commercialista. Fiumi di inchiostro, in questi giorni, scorrono sulle pagine della stampa specializzata. Il tormentone dell'estate che non arriva è stato lanciato, si chiama “specializzazioni si specializzazioni no”. Una intera categoria alle prese con una già difficile interpretazione del proprio ruolo in un mondo economico appannato da incertezze si interroga sulla scelta. Il dilemma è: paura o preoccupazioni?

Nei momenti di scelte difficili, la storia, il vissuto, può essere d'aiuto. L'analisi mi porta a percorrere le tappe del mio percorso professionale. Un percorso iniziato con un triennio formativo, propedeutico all'abilitazione, nel corso del quale incominci a vivere le questioni di lavoro. Ho iniziato questo percorso in un momento nel quale le tematiche su cui si lavorava e si studiava erano quelle dell' affitto di aziende, delle cessioni di quota di società di capitali; ricordo come se fosse ieri la compilazione del fissato bollato, la costituzione delle imprese familiari o la cessione di aziende. Tutti atti che si realizzavano sulle scrivanie dei commercialisti. A distanza di trentacinque anni dall'inizio della mia carriera professionale questi atti non si redigono più nelle stanze dei commercialisti. Per fortuna la professione non è solo questa, ci sono i dichiarativi, con la differenza che oggi lavori sul precompilato, un'attività di controllo a completamento dell'adempimento che non ti vede più protagonista della prestazione professionale, ma responsabile dell'asseverazione per la compensazione dei crediti. In questi ultimi anni l'intera categoria ha assistito ad un cambio di paradigma che l'ha spossessata di alcune competenze che oggi sono l'effetto della sua crisi. Sono consapevole che l'evoluzione tecnologica ma più incessantemente la codificazione della materia economica tributaria sta generando turbolenze che destabilizzano il futuro della professione di commercialista. Si è in presenza di un ossimoro che non ha precedenti nella storia dell'esercizio della professione di commercialista. Mentre si discute di specializzazione, alla pagina successiva del medesimo quotidiano, si legge del ritiro di un emendamento dal decreto crescita che consentiva ai commercialisti di rientrare nella legittima competenza di una materia che è sempre stata loro.

Non temo la specializzazione, che ben venga, ma bisogna capire quali sono le materie sulle quali ci si può specializzare senza che le stesse diventano«esclusive» di qualcuno. Nel comparto delle professioni sono già presenti realtà simili. I medici, ad esempio si distinguono in medico di base e medico specialista. Il medico di base assiste una platea di persone per conto del sistema sanitario nazionale dal quale è giustamente pagato. La sua rinuncia alla specializzazione non lo sveste della dignità professionale. Il commercialista che oggi non si specializza, si ritrova a svolgere adempimenti telematici per conto dell'Agenzia delle Entrate in modo gratuito. Organizzazioni come CAF e patronati, grazie al processo di codificazione di determinate materie, stanno invadendo legalmente il territorio di appartenenza di una categoria professionale che nel corso degli anni ha sviluppato con queste attività posti di lavoro; figure professionali che oggi sono in seria difficoltà. La domanda da porsi è: la specializzazione salva la categoria dall'invasione di altre figure professionali, da privilegi ed esclusive che a dispetto della categoria dei commercialisti altre categorie hanno?

Malgrado la mia età, mi sento capace di mettermi in gioco, ho volontà, umiltà e modestia per affrontare la strada della specializzazione. Devo scegliere in cosa specializzarmi. Sbirciando tra le varie materie, anche sulla base dello skill personale analizzo la possibilità di specializzarmi in materie societarie, ma potrei anche specializzarmi in materia di contenzioso tributario e, perché no, in materia di lavoro. La scelta non è facile, ogni decisione si arricchisce di una incertezza che ti blocca. La materia societaria è per buona parte «esclusiva» dei Notai. Il contenzioso tributario, è in parte materia del commercialista ma ben presto potrebbe arrivare l'esclusiva agli avvocati. La materia giuslavorista, è «esclusiva» dei consulenti del lavoro e degli avvocati. Il commercialista si potrebbe specializzare in questa disciplina ma avrebbe una mano libera e l'altra legata, non potendo svolgere tutte le mansioni (vedi ad esempio la certificazione dei contratti di lavoro, di recente introduzione nel mondo giuslavorista). La crisi della professione del commercialista trova le sue radici in queste questioni. Le scelte del passato male si sono conciliate con l'evoluzione tecnologica e la codificazione delle materie tributarie.

Orbene, se è vero che il futuro della professione di commercialista è nello sviluppo di nuove competenze, arricchendosi di qualità e di conoscenze specialistiche nelle materie economiche, tributarie, societarie, amministrative e lavoristiche, c'è da preoccuparsi sicuramente in quanto si lasciano spazi oggi occupati e si invadono spazi di professioni che godono di Esclusive che restringono il diametro nel quale il commercialista può individuare le aree di specializzazione. Un ossimoro scontato.

In questo scenario contrastante si nascondono le insidie di un progetto, che può determinare un peggioramento dell'attuale situazione, oltre a creare, immancabilmente, una differenziazione di classe all'interno della medesima categoria tale da generare una forma di cannibalismo primitivo. Il confronto sulla specializzazione deve essere un confronto serio, non può essere il pensiero di una specifica categoria, ma quello di tutte le categorie che operano nel mondo economico. Un pensiero che deve fondarsi su un principio di continuità della professione senza generare concetti “rancorosi e narcisistici“ che mai potranno volere il bene della professione e della categoria. L'apertura di un tavolo di concertazione con le altre professioni si rende necessario fin tanto che ci sono professioni economiche che godono di «esclusive» che in alcuni casi risultano antagoniste. La professione di commercialista è un bene comune che allo stato attuale, a parità con altre professioni, necessita più che di specializzazioni di «esclusive».

L’intervista con Miani

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