guerini: basta odio

Speranza attacca Renzi: «Ha spaccato il Pd, Gentiloni tema lui non noi». Guerini: «Mettere da parte odio»

di Andrea Gagliardi


default onloading pic
«L’Intervista» di Maria Latella a Roberto Speranza

4' di lettura

«Renzi è un tema, noi un altro. Gentiloni deve aver paura di Renzi non di Speranza. Noi cercheremo di portare nell’agenda i temi sociali ma non faremo mancare il nostro appoggio». Il giorno dopo la presenatazione ufficiale a Roma di “Democratici e Progressisti” il movimento politico nato a sinistra del Pd di cui è uno dei fondatori e leader, Roberto Speranza, ospite a «L’Intervista» di Maria Latella su Sky Tg24, torna all’attacco del segretario dimissionario dem Matteo Renzi, di cui stigmatizza senza mezzi termini le scelte epolitiche e che accusa di essere il vero responsabile della scissione.

« Renzi - incalza l’ex capogruppo dem alla Camera - ha un atteggiamento ambiguo. La corsa verso il voto è un tentativo di rilegittimare la sua leadership indebolita. Noi vogliamo provare a entrare nel merito dei provvedimenti e a migliorarli» incalza. Poi, rispondendo alla domanda se il nuovo partito candiderà nelle proprie liste i parenti dei propri dirigenti, assicura: «Assolutamente no. Il familismo è stato un errore di questa stagione. Lasciamo ad altri questo modo di fare».

Speranza: è Renzi che ha voluto la rottura
Speranza racconta la decisione di uscire dal Pd come una scelta sofferta, ma inevitabile. «Ci ho creduto sino in fondo che si evitasse la rottura - spiega - Invece lui, Renzi, l’ha cercata e passerà alla storia come colui che ha spaccato il Pd». L’accusa , neanche troppo velata, è di non essersi definitivamente fatto da parte dopo la sconfitta al referenedum del 4 dicembre. «Sono tre i segretari del Pd che si sono dimessi: Veltroni, Bersani e Renzi. Per i primi due - spiega - è stato un gesto di enorme generosità. Fecero un passo indietro par salvare la comunità. Le dimissioni di Renzi, invece, sono state un atto di egoismo. Lui non si è messo di lato come fecero loro. Anzi, probabilmente rivincerà il congresso e spaccherà ancora di più il partito. A lui importa poco che la comunità si spacchi o meno».

Guerini a Speranza: mettete da parte odio
Toni e argomenti che non piacciono affatto ai vertici dem. La replica in casa Pd è affidata al vicesegretario Lorenzo Guerini, che dichiara polemico: «Arriverà un giorno in cui finalmente metteranno da parte l'odio personale e ci racconteranno che cosa pensano dell'Italia e non solo perché odiano Matteo Renzi. Attendiamo fiduciosi».

Dp, parlamentari Pd: nome copiato, non si tocca
Intanto rischia di accendersi lo scontro sul nome “Democratici e Progressisti” utilizzato dai bersaniani e da pezzi di Sinistra italia per battezzare il nuovo movimento. Quel nome era stato infatti utilizzato per una lista dem presentata alle regionali in Calabria nel 2014. E i tre detentori del simbolo, tra i quali il renziano Ernesto Carbone, già valutano azioni legali. «Sognavano di nascere originali e invece si scoprirono copie. Quel nome non si tocca. La lista Democratici e progressisti non è altra cosa rispetto al Pd come invece vogliono rivendicare Speranza e co» dichiarano oggi infatti i deputati dem Ferdinando Aiello ed Ernesto Carbone, e il consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea. I tre esponenti del Pd hanno depositato alla Camera il nome e il simbolo “Democratici e progressisti” e affermano che non ne lasceranno l'uso al nuovo movimento della sinistra.

Ecco chi sono i Democratici e Progressisti

Ecco chi sono i Democratici e Progressisti

Photogallery15 foto

Visualizza

Stumpo: saremo gruppo di maggioranza ma autonomi
A dare i numeri del pacchetto di mischia su cui dovrebbe contare in Parlamento il nuovo gruppo “Dp” è Nico Stumpo, che parla di «38 Democratici e Progressisti alla Camera e di 13 al Senato». E assicura in un’intervista a Repubblica che «saranno parlamentari di maggioranza». Appoggeranno dunque il governo Gentiloni, il che «non vuol dire però che non avranno una loro autonomia», perché «incalzeremo il governo, con proposte politiche, a fare passi avanti sulle politiche economiche e sociali».

Le critiche di Orfini e Veltroni
E se Orfini, reggente del Pd, citando la 'La Locomotiva' di Francesco Guccini, intonata dal governatore della Toscana Enrico Rossi (anche lui ieri a Roma per la presentazione ufficiale di Dp) per descrivere il nuovo gruppo Democratici e progressisti, prevede che si tratti di un treno «che non finirà bene» perché si sta chiudendo la sinistra in una «nicchia minoritaria» che «è la negazione della storia del riformismo italiano», Walter Veltroni, intervistato da Eugenio Scalfari su Repubblica, definisce la scissione in corso una sorta di «scissione dell’atomo». E argomenta così le sue critiche, senza nascondere i suoi timori: «Ci sono già quattro partiti di sinistra. Se ci fossero le elezioni in questo momento, sulla base dei sondaggi di cui disponiamo, non verrebbe certo affidato l’incarico di formare un nuovo governo ad un esponente della sinistra. Sia il Movimento 5 Stelle sia la destra di Salvini hanno più voti (specie se alleati tra loro) di quanti possa averne un esponente del centrosinistra e questo è il capolavoro che si è creato attraverso questa situazione che ha portato aduna lacerazione del Pd».

Renzi: nuovo welfare con il “lavoro di cittadinanza”
Intanto Matteo Renzi in un colloquio in apertura del Messaggero dopo il suo viaggio in California, difende a spada tratta il lavoro fatto con il Jobs Act. Ma ammette che una questione di fondo alla quale bisogna rispondere è come sostenere un sistema di protezione a chi resta fuori dal processo di innovazione. «Fermare il progresso e la tecnologia o pensare di rallentare è assurdo» sostiene l’ex premier. Ma compito della politica - spiega - è ora affrontare i problemi che derivano dalla rivoluzione digitale e i costi in termini di perdita di posti di lavoro». Per Renzi la risposta M5s del reddito dio cittadinanza è sbagliata. Perché «garantire uno stipendio a tutti non risponde all'articolo 1 della nostra Costituzione che parla di lavoro non di stipendio». Serve invece «un lavoro di cittadinanza» per un nuovo welfare.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...