il decreto del ministro

Speranza ordina in extremis lo stop allo sci fino al 5 marzo. Insorgono le Regioni. Lega: ora più ristori, non bastano 4,5 mld

I governatori sul piede di guerra. Bonaccini (Emilia-Romagna): «Stupore e sconcerto». Fontana (Lombardia):«Colpo gravissimo al settore». Cirio (Piemonte): «Allibito da questa decisione». Critiche anche le associazioni di settore. Confturismo: «Blocco è messaggio negativo per il Paese»

di Celestina Dominelli

(ANSA)

8' di lettura

È scontro attorno alla decisione del ministro della Salute Roberto Speranza di stoppare in extremis la riapertura delle attività sciistiche che sarebbe dovuta avvenire lunedì 15 febbraio in zona gialla seppur con una serie di limitazioni. Speranza ha infatti firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo, data di scadenza del Dpcm del 14 gennaio. Il provvedimento, spiega il ministero della Salute, «tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall'Istituto Superiore di Sanità, attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi».

Il Governo: presto ristori adeguati per gli operatori del settore

«La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2, precisa il ministero, ha portato all'adozione di misure analoghe in Francia e in Germania. Nel verbale del 12 febbraio, il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle Regioni inserite nelle cosiddette “aree gialle”, afferma che “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale». Nel comunicato con cui si annuncia lo stop alle attività sciistiche, il Governo si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore «con adeguati ristori».

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Giorgetti-Garavaglia: ora ristori sci, non bastano 4,5 miliardi

Lo stop di Speranza ha però provocato l’immediata reazione della Lega con i neo ministri Giancarlo Giorgetti (Sviluppo Economico) e Massimo Garavaglia (Turismo) dopo che, nel pomeriggio, anche il leader lumbard Matteo Salvini aveva tuonato sul continuo cambio di direzione per le attività sciistiche: «La montagna, finora dimenticata, merita rispetto e attenzione: che risposte si danno e in che tempi al documento predisposto dalle regioni? Non è solo questione di cifre: non è detto nemmeno che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa, probabilmente ne serviranno di più, a maggior ragione se ci sono altri stop. Gli indennizzi per la montagna devono avere la priorità assoluta, quando si reca un danno, il danno va indennizzato; già subito nel prossimo decreto», è il commento di Giorgetti e Garavaglia.

Molinari e Romeo: serve cambio di squadra a livello tecnico

Subito dopo l’affondo dei due neo ministri, la Lega ha rincarato la dose con i capigruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari che hanno lanciato un pesante attacco. «Non si può continuare con il “metodo Conte”, annuncio la domenica e chiusura il lunedì, ad opera del trio Ricciardi-Arcuri- Speranza. Serve un cambio di passo e rispetto per la gente di montagna e per chi lavora, oltre a rimborsi veri e immediati: al di là di Speranza, appena riconfermato ministro, è necessario un cambio di squadra a livello tecnico».

Meloni (FdI): rinvio è mazzata finale per tantissimi operatori

Dall’opposizione è giunta la netta critica della presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Solo pochi giorni fa il governo Conte-Speranza e il Cts avevano autorizzato la riapertura delle piste sci dal 15 febbraio nelle regioni in zona gialla. A 24 ore dalla ripartenza, lo stesso Cts dice che non ci sono più le condizioni e il governo Draghi-Speranza decide un altro rinvio. È la mazzata finale per tantissimi operatori, che non hanno lavorato per mesi subendo perdite enormi e che per organizzare la riapertura hanno sostenuto spese, assunto personale, venduto skipass, accettato prenotazioni alberghiere. Quando verranno ristorate queste imprese? Quanti soldi verranno stanziati per pagare i danni di questa scelta? Chi dirà ai lavoratori appena assunti che da domani dovranno rimanere a casa?».

Bonaccini: stupore e sconcerto per il blocco

A esprimere la posizione dei governatori, spiazzati dalla decisione in extremis del ministro, è stato Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni. «Non posso non esprimere stupore e sconcerto, anche a nome delle altre Regioni, per la decisione di bloccare la riapertura degli impianti sciistici a poche ore dalla annunciata e condivisa ripartenza per domani. Solo una settimana fa - ha argomentato - il Cts aveva validato la riapertura di queste attività in zona gialla attraverso linee guida molto stringenti, formulate dalle Regioni in accordo coi gestori e secondo le indicazioni dei tecnici».

Fontana (Lombardia): colpo gravissimo al settore

Anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha criticato la scelta di Speranza. «Una decisione dell'ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa». Ancora una volta, ha aggiunto, «si dimostra che il sistema delle decisioni di “settimana in settimana” è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini».

Cirio (Piemonte): allibito da questa decisione

Durissima la presa di posizione del governatore del Piemonte, Alberto Cirio. «Sono allibito da questa decisione. Soltanto dieci giorni fa - ha aggiunto - il Comitato tecnico scientifico nazionale aveva stabilito che in zona gialla da lunedì 15 si sarebbe potuto sciare. Su queste direttive il Piemonte si è mosso, nel rigoroso rispetto delle regole. Regole che non possono cambiare tutte le settimane».

Toti (Liguria): gente non può scoprire domenica che fa lunedì

Lo stop di Speranza ha raccolto anche le critiche del presidente della Liguria, Giovanni Toti: «La gente non può scoprire domenica sera che cosa potrà fare lunedì mattina, non è possibile che tutte le volte che l'Italia prende una decisione la revoca a 24 ore di distanza». Secondo Toti il Governo Draghi «deve dare un cambio di passo sul tema del covid, nessuno lunedì mattina si sarebbe precipitato a sciare, credo in tutta franchezza, visto che le Regioni sono chiuse, ci sarebbero potuti andare solo i residenti con un terzo di capienza nella cabinovie. Credo che sarebbe stato un segnale dire che piano piano si riapre il Paese».

Fedriga: indecisione Cts penalizza imprese e lavoratori

Anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, si è unito al coro critico dei colleghi delle altre Regioni. «Chiediamo al nuovo Governo di cambiare sistema perché evidentemente questo è un risultato fallimentare vista la decisione dell'ultimo momento che riguarda gli impianti da sci. Già la settimana scorsa - ha proseguito Fedriga - si conosceva la situazione pandemica e bisognava avvisare quindi con il dovuto anticipo operatori e lavoratori del settore della montagna e non far pagare un'ulteriore perdita per quanto riguarda l'organizzazione delle riaperture. Un danno che si somma alla perdita che c'è già stata e che ci sarà». Per Fedriga è «necessaria» una ristrutturazione dell'organizzazione del Comitato tecnico scientifico, «perché - ha rincarato - non ci possiamo trovare ancora in questa situazione: in mezzo a questa indecisione a rimetterci sono le imprese e i lavoratori».

Turismo Regioni: è mazzata dell’ultimo secondo

Poco prima era arrivato anche il commento della Conferenza della Regioni, per bocca del coordinatore della Commissione speciale Turismo ed Industria alberghiera, Daniele D’Amario. «Per l'economia delle Regioni è una mazzata all'ultimo secondo - sottolinea il -, perché dopo due rinvii arriva un altro stop. Le Regioni in zona gialla si erano organizzate per attuare un protocollo di sicurezza e ingaggiare personale adeguato, ma si rispegne una macchina che si era messa in moto nel rispetto delle regole».

Moratti: è un danno grave per gli operatori, chiediamo tempi certi

Tranchant anche la reazione dell’assessore al Welfare e vicepresidente della Regione Lombardia, Letizia Moratti, che ha parlato di «un danno grave per gli operatori». «Il Cts aveva i dati dei flussi già da martedì quindi poteva dare una indicazione» che avrebbe permesso al ministro Speranza di «prendere una iniziativa più tempestiva» e non decidere di prorogare la chiusura degli impianti da sci, che avrebbero dovuto aprire domani, al 5 marzo, ha sottolineato l’assessore. «Quello che chiediamo al governo è avere tempi più certi - ha aggiunto la Moratti - e non avere aperture e chiusure così a ridosso l'una dall'altra rispetto ai tempi in cui si devono preparare».

Confturismo: blocco è messaggio negativo per il Paese

«Con quest'ultimo colpo si completa un anno intero di blocco per il turismo, sostanzialmente senza soluzione di continuità. Bloccare l'apertura degli impianti sciistici la sera prima dell'annunciata apertura è un messaggio negativo per il Paese - ha commentato il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patanè -. Ora si volti pagina rimettendo subito il turismo al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma ancora più urgente è completare in tempi rapidissimi il passaggio delle consegne dal Mibact al nuovo Mistero del Turismo per non fermare le assegnazioni di aiuti alle imprese del settore fissate per legge che già sono in ritardo di mesi».

Uncem: stagione sci finita nel peggiore dei modi

Molto critico anche il commento di Marco Bussone, presidente nazionale Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità e Enti Montani): «Il blocco dello sci di stasera per domani è gravissimo. La stagione è finita, per molti operatori che in questi istanti mi hanno confermato che non apriranno più. Il no all'apertura degli impianti, arrivato in questi minuti, non trova d'accordo i Comuni montani, insieme a tutti gli operatori economici. Abbiamo buttato al vento milioni di euro in quest'ultima settimana. Uno spreco. Ora contiamo i danni. Che in settimana dovranno essere rimborsati con adeguati ristori. Per il personale serve immediatamente un'indennità, la cassa integrazione. Il Governo Draghi si attivi immediatamente».

Lo stop di Ricciardi: impianti sci incompatibili con situazione del Covid

La scelta del ministro Speranza è arrivata nel pieno dello scontro sul tema della possibile riapertura degli impianti sciistici. Ad agitare le acque, infatti, ancor prima dello stop del ministero, era intervenuto il consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi, che interpellato dall’agenzia Ansa, aveva parlato di «incompatibilità» delle attività sciistiche con la situazione del Covid. «In questo momento le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da Covid-19 in Italia ed gli impianti da sci rientrano in tali attività. Non andrebbero riaperti».

Cts: non ci sono più condizioni per riaprire lo sci

La posizione di Speranza ha seguito di fatto le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico che aveva risposto negativamente alla richiesta dello stesso ministro di «rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura dello sci». «Alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche” dovute “alla diffusa circolazione delle varianti virali” del virus, “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale», aveva scritto il Cts. La nuova analisi del Comitato tecnico scientifico, che lo scorso 4 febbraio aveva dato il via libera allo sci in zona gialla seppur con una serie di limitazioni (vendita degli skipass contingentati e impianti al 50%), scaturisce dallo studio condotto dagli esperti dell'Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler proprio sulla diffusione delle varianti del virus in Italia.

L’analisi degli esperti

Dall’analisi condotta in 16 regioni e province autonome è emersa la presenza delle varianti nell'88% delle regioni esaminate, con percentuali comprese tra lo 0 il 59%. Alla luce di ciò lo studio raccomandava di «intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione, rafforzando e innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto». Rispondendo a Speranza, gli esperti avevano dunque sottolineato che la situazione epidemiologica «rimane un presupposto fondamentale» per poter procedere alle riaperture e che in ogni caso ogni azione «va valutata con cautela rispetto al possibile impatto» sui territori. Anche perché le misure previste per le zone gialle «dimostrano una capacità di mitigare una potenziale crescita dell'incidenza ma non determinano sensibili riduzioni” che, invece, si osservano nelle zone arancioni e rosse. C'è poi da tener conto di altri due fattori: la ripresa della scuola in presenza, il cui “impatto andrebbe monitorato prima di valutare ulteriori rilasci», e, appunto, la presenza delle varianti del virus che, dice lo studio, stanno provocando una nuova crescita dell'epidemia, “con un impatto sostenuto sui sistemi sanitari”. “È, pertanto, evidente - avevano quindi concluso gli esperti - che la riapertura degli impianti non può prescindere da una attenta valutazione dall'impatto di quanto sopra rappresentato». Per questo, è la conclusione del Cts, spetta al decisore politico la valutazione, ma «allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale».

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