Spesa online, fortunato chi ci riesce: la prova dei big nell’era del coronavirus

La grande distribuzione si è fatta trovare impreparata alla sfida della spesa online ai tempi dell'emergenza sanitaria

di Alessandro Longo

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(Ansa)

La grande distribuzione si è fatta trovare impreparata alla sfida della spesa online ai tempi dell'emergenza sanitaria


4' di lettura

La grande distribuzione si è fatta trovare impreparata alla sfida della spesa online ai tempi dell'emergenza sanitaria. A una prova dei principali siti, risulta quasi impossibile poter acquistare beni di prima necessità come acqua, pasta via internet. Le disponibilità sono terminate quasi ovunque. I più fortunati possono trovare uno slot libero a distanza di alcune settimane. E non sempre i siti esplicitano con chiarezza il problema: si può scoprire di non poter comprare solo dopo aver perso tempo a riempire il carrello.
E un problema lo è davvero, perché la possibilità di recapitare la spesa a domicilio è una ulteriore misura di prevenzione del contagio del coronavirus. L'Organizzazione mondiale della sanità infatti ha dichiarato che la probabilità che una persona infetta contamini le merci è bassa e che anche il rischio di contrarre il nuovo virus da un pacco che è stato esposto a condizioni e temperature diverse è basso. Sarebbe meglio aspettare a casa il fattorino, che restando in coda e girando tra i corridoi nel supermercato, insomma.
Peccato che ad oggi sia impresa titanica, anche se la filiera si sta organizzando per risolvere. E stanno sorgendo, di giorno in giorno, sistemi compensativi sui social: negozi di quartiere che accettano ordini via whatsapp per la consegna a domicilio e, in rari casi, persino mettono su un sito web.
La situazione è questa, a quanto risulta a una nostra prova e a quanto conferma anche un test di Altroconsumo di qualche giorno fa.
Supermercato24.it
Certo è il sito più funzionale: permette di comprare da vari supermercati associati che servono la nostra zona; dopo aver messo l'indirizzo ci basta un clic per capire su vedi orari per scoprire quando (e se) un certo supermercato può consegnare. Così, solo se ci va bene, possiamo fare la spesa riempiendo il carrello, La consegna costa 4,90 euro, ma è gratis oltre i 40 euro per gli utenti premium (abbonamento a 118 euro l'anno). Ha anche un buon servizio di assistenza via chat, che ci ha consigliato di provare a comprare la mattina presto, dal momento che per giorni nessun supermercato, nella nostra zona, dava disponibilità. Abbiamo provato dalle 8 di mattina fino all'uno di notte, per giorni, senza però successo.
Esselunga
Meno pratico il sito di Esselunga. Abbiamo dovuto fare una lunga registrazione, riempire il carrello per poi scoprire, solo al momento del pagamento, che non c'è disponibilità. Tutti gli slot pieni per due settimane. Lo slot giornaliero diventa disponibile dopo la mezzanotte di ciascun giorno e si riempie subito. Anche i più veloci comunque dovranno accontentarsi ad oggi di attendere 16 giorni per la consegna, al prezzo di 7,90 euro.
Carrefour
Il sito di Carrefour ha addirittura una coda di ore solo per potervi accedere. È la prima volta in vent'anni di web che vediamo un sito con la coda di accesso, ma tant'è: ci voleva il coronavirus per provare quest'esperienza. Una volta finita la coda “potresti non trovare fasce orarie disponibili per la consegna o il ritiro. Potrai comunque iniziare a comporre il tuo carrello. Inoltre, potrebbero verificarsi dei ritardi nell'evasione del tuo ordine ed alcuni prodotti potrebbero non essere disponibili”, avvisa il sito. Qui il consiglio è sincronizzarsi per far finire la coda e arrivare al proprio turno poco dopo la mezzanotte per trovare uno slot libero. Ad oggi ci sono circa 4 ore di attesa, quindi è bene aprire il sito in prima serata. Peccato perché le condizioni sono buone: 4,99 euro la consegna, gratis oltre i 70 euro e, in questo periodo, per gli over 65.
Amazon
Amazon Pantry è il servizio di Amazon che fornisce beni di prima necessità. Al momento l'esperienza è molto deludente. Sono pochissimi i prodotti disponibili (non acqua e pasta, per dirne una). E fuori da Pantry, sui negozi di terze parti, non va meglio. I prodotti della spesa possono costare 10 volte di più o avere 10-20 euro di spese di consegna. Può capitare di cliccare su un prodotto perché dato disponibile e poi scoprire, al momento dell'acquisto, che non lo è più (dopo pochi secondi). Indice dell'elevatissimo turn over dei prodotti.
Conad
Come tanti altri, non siamo riusciti ad accedere proprio al carrello: per giorni, con numerosi tentativi al giorno, il sito avvisava di aver “raggiunto temporaneamente il numero massimo di clienti”.
Andrà meglio a breve (forse)
Di buono c'è che i negozi stanno già correndo ai ripari. Amazon lo scrive sul sito: potenzierà la fornitura di prodotti di prima necessità, anche a scapito degli altri. Netcomm, il consorzio del commercio elettronico, ha dato istruzioni a tutti i negozi della filiera agro alimentare e farmaceutica. “Sono invitati a fare in modo che vengano privilegiate le operazioni di ritiro e consegna relative ai beni di prima necessità”. Per gli altri tipi di beni, “si raccomanda di limitare i ritiri e la consegna della merce concentrandoli, ad esempio, in solo alcuni giorni a settimana, informando i Clienti dei possibili ritardi. Tutto questo rappresenta un atto di solidarietà e un richiamo al senso di responsabilità invocato dalle autorità con i recenti provvedimenti. In questo modo si eviterà di rallentare l'attività dei servizi logistici con la consegna di prodotti in questo momento non indispensabili”, si legge in un documento Netcomm. Per lo stesso motivo, consiglia ai clienti di privilegiare “per quanto possibile l'acquisto di beni di prima necessità (spesa alimentare e prodotti farmaceutici). In questo modo eviterai di rallentare l'attività dei servizi logistici con la consegna di prodotti in questo momento non indispensabili”. Inoltre, “Se sei in condizioni fisiche ottimali, fai in modo che il corriere possa lasciare la merce all'ingresso dello stabile, lasciando che la consegna al piano venga effettuata solo per le persone realmente bisognose, come ad esempio le persone anziane, malate o diversamente abili. In questo modo velocizzi i tempi della consegna”.
Nel frattempo che la situazione si regolarizzi, sempre più persone – come detto – cercano in queste ore di individuare negozietti di alimentari locali disposti a fare consegne a domicilio. Molti di loro le accettano tramite ordini via web, social network, whatsapp o altri canali digitali.
Per scovare il negozio giusto è consigliabile vedere gli annunci sui gruppi Facebook di quartiere, affidarsi al passa parola su whatsapp o, al limite, andare di persona a chiedere se si stanno attrezzando per consegne a domicilio.

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