DATI EUROSTAT

Spesa in R&D, l’Italia investe un quarto della Germania

di Alb.Ma.

(Bloomberg)

3' di lettura

La spesa italiana in Research&Development, la ricerca e sviluppo, resta al di sotto delle media Ue: l’1,29% del Pil nel 2016, contro il 2,03% degli standard europei. L’equivalente di 21,6 miliardi di euro, contro i più di 92 miliardi messi sul piatto dalla Germania. Quattro volte di meno. Il dato è emerso dall’ultimo report Eurostat, l’agenzia di statistiche Ue, sulle stime per la spesa nel settore nel periodo 2006-2016. Nel suo complesso il continente ha aumentato il budget dall’1,76% di dieci anni fa all’attuale 2%, per un valore che si è attestato l’anno scorso a 300 miliardi di euro. Un progresso simile a quello della Penisola, migliorata solo dello 0,20% nello stesso arco di tempo. L’Europa spende ancora poco rispetto a economie dell’Estremo Oriente, come Corea del Sud e Giappone, (che mettono sul piatto, rispettivamente, il 4,23% e il 3,29% del Pil) e rispetto agli Stati Uniti (2,79%), ma su livelli simili a quelli raggiunti da Cina (2,07%) o superiori a Russia (1,1%) e Turchia (0,88%).

I paesi virtuosi e quelli ritardari. L’Italia nel mezzo
L’obiettivo per il 2020 è fissato al 3% del Pil, traguardo che richiederebbe un incremento di circa un punto percentuale nell’arco di poco più di due anni. Guardando a ritroso, dal 2006 ad oggi la crescita si è limitata allo 0,27%.Il nostro paese non compare tra i fanalini di coda in senso assoluto, visto che 10 paesi sui Ventotto totali “vantano” investimenti in R&D anche inferiori all’1% del Pil: a fare peggio in assoluto è la Lettonia, ferma allo 0,44% del prodotto interno lordo. Resta il fatto, però, che i suoi standard sono più vicini a Polonia (0,97%) e Grecia (0,99%) che alla pattuglia di paesi che iniettano più risorse nelle attività di settore. Oltre alla già citata Svezia (3,25% del Pil) spiccano Austria (3.09%), Germania (2.94%), Danimarca (2.87%), Finlandia (2.75%) e Belgio (2.49%). Anche Francia (2.22% nel 2015) e Paesi Bassi (2.03%) si attestano sopra la media , mentre la crescita più robusta si è rilevata in paesi come Austria (dal 2.36% del 2006 al 3.09% del 2016, un salto dello 0,73%) e Belgio (in aumento dello 0,68%).

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Il 65% della spesa arriva dalle imprese. Le nostre si fermano al 58% e cala la spesa delle università
Il grosso degli investimenti viene realizzato ancora dal segmento business enterprise, vale a dire dalle aziende: il budget speso dalle società in R&D è pari al 65% del totale, in crescita di due punti percentuali rispetto al 63% di 10 anni fa. Nello stesso periodo si è registrato un progresso anche nel segmento della educazione superiore (università e centri di ricerca), passati dal 22 al 23%, mentre il dato è rimasto fermo al 1% nel mondo del no-profit ed è calato dal 13% all’11% a livello dei vari governi nazionali. L’Italia si adegua alle proporzioni del continente,anche se con alcune varianti. La spesa prodotta dalle imprese è ferma al 58% (quella tedesca sale al 68%), anche se in crescita di nove punti percentuali rispetto al 49% del 2006. Tutti gli altri segmenti, però, sono in discesa: la spesa governativa è diminuita dal 17 al 13%, quella dell’istruzione superiore dal 30 al 26% e quelle dei soggetti no-profit dal 4% al 3%.


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