Verso il vertice di maggioranza

Spese militari: dal no del M5S ai dubbi della Lega, le posizioni dei partiti

Domani vertice chiarificatore nella maggioranza. Ma sarà ad inizio aprile con il Def che la maggioranza rischia di spaccarsi

di Andrea Marini

Governo, maggioranza divisa sulle armi

3' di lettura

L’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil (oggi quasi all’1,6%) agita la maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi. Il leader M5S Giuseppe Conte ha già fatto sapere che se sarà confermato al vertice del Movimento si opporrà, anche se alla Camera era stato votato un ordine del giorno al decreto Ucraina (da tutta la maggioranza, M5S compreso, più Fdi) che impegnava il governo ad aumentare le spese per la Difesa (circa 12-9 miliardi in due anni, in base agli impegni Nato presi nel 2014). Anche nella Lega sono emersi poi dubbi. Sebbene il Carroccio abbia fatto sapere che voterà sì ad un analogo odg da votare in settimana al Senato. Domani vertice chiarificatore nella maggioranza.

Conte: non accelerare sulle spese militari

«Noi diciamo no a un incremento massiccio delle spese militari a carico del bilancio dello Stato. Di fronte all’instabilità di questo conflitto non si può rispondere con una reazione emotiva e alcune spinte a un riarmo indiscriminato. Anche Salvini ha operato una svolta nelle sue dichiarazioni, anche sulle armi. Non mi sembra assolutamente, nell’ambito delle forze politiche che sostengono il governo, che ci sia il rischio di un atteggiamento filo-putiniano. Noi la collocazione euroatlantica non la discutiamo». Così Giuseppe Conte a In mezz’ora In Più. Il M5S non vuole una crisi di governo, ma l’esecutivo – ha aggiunto – «non ci deve mettere davanti al fatto compiuto di un incremento consistente delle spese militari»

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Letta: senza armi non c’è pace

La posizione di Conte nel M5S è anche una sfida all’ala governista del movimento, rappresentata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ma anche gli alleati del Pd sono freddi. Il segretario dem Errico Letta non ha commentato direttamente, ma ha citato su Twitter una frase di Beniamino Andreatta: «Non vi è prospettiva di un mondo più civile se le potenze sfuggono le responsabilità, se la sicurezza collettiva non trova armi e soldati per far vivere sul campo la pace».

Salvini: si parla con troppa facilita di armi

La Lega, pur avendo votato l’odg della Camera sull’aumento delle spese militari, ha visto il leader Matteo Salvini molto critico: «Stiamo uscendo faticosamente da due anni di pandemia e stiamo entrando, ancora più faticosamente, nel secondo mese di un conflitto alle porte dell’Europa e ci sono uomini di Stato e di governo che parlano con troppa facilità di bombe, armi e missili. Addirittura dall’altra parte dell’Oceano c’è chi parla di nucleare». Tuttavia, il capogruppo della Lega a Palazzo Madama Massimiliano Romeo, ha detto che il Carroccio è pronto a votare l’odg presentato da Fratelli d’Italia al Senato, che in sostanza ribadisce l’impegno di portare la spesa militare al 2% del Pil e che dovrebbe essere votato in settimana.

Papa: trattare per la pace

Nella vicenda è intervenuto direttamente il Papa il 24 marzo: «Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!». E anche oggi Francesco ha ribadito: «Basta! Ci si fermi, tacciano le armi e si tratti seriamente per la pace».

Def: il percorso per trovare 12-9 miliardi

Al di là dell’ordinde del giorno di Fdi che dovrebbe essere votato in settimana (che potrà eventualmente essere sterilizzato con la richiesta di fiducia sul decreto Ucraina, che fa decadere emendamenti e ordini del giorno) la maggioranza rischia di spaccarsi a inizio aprile quando dovrà essere approvata la risoluzione al Documento di economia e finanza (Def), che il governo punta a varare entro giovedì. Sarà nel Def che il governo dovrà mettere nero su bianco l’accelerata delle spese militari, con 12-9 miliardi in più annui da raggiungere entro il 2024.

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