L’impatto della crisi

Spettacoli sospesi, voucher da chiedere entro 30 giorni

Torna il meccanismo usato in primavera per chi ha biglietti per recite o concerti. Per palestre, skipass e corsi di lingue valgono le regole generali sulla risoluzione del contratto

di Valentina Maglione e Marisa Marraffino

Coronavirus, arriva un nuovo dpcm: ecco le misure

4' di lettura

Sospesi gli spettacoli dal vivo, i concerti e le proiezioni cinematografiche. Chiuse le palestre, le piscine e i centri benessere, come gli impianti sciistici, i parchi tematici e i parchi divertimento. Stop ai convegni e ai congressi, didattica a distanza nelle scuole superiori e la raccomandazione a lavorare, se possibile, da casa, per limitare gli spostamenti. Sono alcuni dei punti chiave del mini-lockdown deciso poco più di una settimana fa dal Governo (con il Dpcm del 24 ottobre) per arginare i contagi da Covid-19, che sta per essere rafforzato dal nuovo Dpcm in arrivo. Tutte misure che, oltre a mettere in crisi chi lavora nei settori colpiti, hanno anche l’effetto di lasciare tanti consumatori con in mano biglietti e abbonamenti già acquistati ma - almeno per ora - inutilizzabili. Che fare? È possibile farsi rimborsare?

Spettacoli teatrali e concerti

A chiarire la questione è - in parte - il decreto Ristori (decreto legge 137/2020), che si occupa di chi ha comprato biglietti per spettacoli dal vivo, come recite e concerti, in programma dal 24 ottobre al 31 gennaio e prevede che possa ottenere un voucher sostitutivo. In pratica, viene riproposta la norma introdotta a marzo dal decreto Cura Italia (18/2020, e integrata dal decreto Rilancio, 34/2020) che aveva previsto che i contratti per gli spettacoli fossero risolti per impossibilità sopravvenuta della prestazione (come dispone l’articolo 1463 del Codice civile): al posto del biglietto, gli spettatori potevano chiedere un voucher da usare entro 18 mesi.

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In realtà, più che di una risoluzione, si tratta di una rideterminazione del contenuto dell’obbligazione espressamente prevista dal legislatore. Anche ora, il meccanismo è lo stesso: gli spettatori hanno 30 giorni per chiedere il voucher (fino al 28 novembre) e potranno usarlo entro 18 mesi.

Ma non è sempre questa la strada seguita dagli enti. Ad esempio, al Teatro di Stabile di Torino - dove i biglietti investiti dal Dpcm sono più di 4mila - non sono stati emessi voucher: chi ha acquistato un singolo biglietto può chiedere il rimborso o la sostituzione, mentre gli abbonati possono scegliere un altro spettacolo.

Palestre, piscine, ski-pass

Non sono invece state previste regole specifiche per i rimborsi dei biglietti o degli abbonamenti già acquistati per tutte le altre attività sospese dal Dpcm: dai biglietti del cinema agli abbonamenti di piscine o palestre agli ski-pass stagionali. Questo, a differenza di quello che era successo nel lockdown di primavera, con il decreto Rilancio (34/2020) che aveva esteso la possibilità di rimborsare i clienti con i voucher.

Ora, invece, si applicano le regole generali previste per la risoluzione del contratto, dato che i tempi previsti dal decreto rilancio per chiedere il voucher sostitutivo sono scaduti.

Il consumatore potrebbe chiedere allora il rimborso della somma anticipata, visto che ricorre un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta, che può dar luogo a risoluzione e restituzione di quanto pagato: l’inadempimento dipende da una causa di forza maggiore o comunque non imputabile al consumatore. La soluzione però non è così scontata, visto che sul punto non esistono direttive Ue di armonizzazione massima e le norme del Codice civile possono essere derogate da decreti emanati in periodi emergenziali (che è probabile interverranno a colmare i vuoti). E occorre anche leggere con attenzione il contratto firmato che, dopo il lockdown della scorsa primavera, potrebbe prevedere delle clausole che tutelano chi offre il servizio.

I voucher

I tempi poi sono maturi per ragionare in termini conservativi e non soltanto risolutivi del contratto. Lo vuole il buon senso, che impone al consumatore di accettare dove possibile un voucher sostitutivo, ma anche alcune norme del Codice civile già invocate da alcuni tribunali per equilibrare i rapporti tra esercenti e consumatori. A livello tecnico, a sostegno dei gestori di piscine o palestre - duramente colpiti dalla crisi - si può invocare anche l’articolo 1464 del Codice civile, che prevede la possibilità di negoziare la riduzione del prezzo quando l’impossibilità è soltanto parziale, come in questo caso in cui le misure previste dal decreto ristori hanno una durata limitata nel tempo.

Alcuni tribunali, poi, come quello di Roma (ordinanza del 27 agosto 2020, in materia di locazioni commerciali) hanno interpretato l’istituto della buona fede contrattuale (articolo 1375 del Codice civile) per introdurre un obbligo tra le parti di rinegoziare i contenuti dell’accordo. La norma, infatti, può essere utilizzata anche con funzione integrativa dei contratti quando fattori sopravvenuti e imprevedibili rendano squilibrate le prestazioni tra le parti.

Ci sono però situazioni in cui il consumatore non ha intenzione di mantenere in vita il contratto. È il caso, come sottolinea il presidente dell’Unione nazionale dei consumatori, Massimiliano Dona, di «chi ha fatto un abbonamento annuale in palestra, che ha già subito lo stop in primavera, la riapertura con ingressi contingentati e su prenotazione e ora una nuova sospensione: deve poter risolvere il contratto e non pagare più i mesi a venire. Noi stiamo sollevando la questione con cause pilota individuali».

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