Carriera

Spettacolo, in aumento le professioniste e le manager

Nell’audiovisivo le donne in ruoli di montaggio e sceneggiatura hanno raggiunto il 27%, con una crescita del 13% di registe nel target di età 35-59.

di Danila Giancipoli

5' di lettura

Dalle nomine dirigenziali ai nuovi paradigmi di riconoscimento, l’inclusione è nell’agenda 2022 del mondo dello spettacolo, insieme alla continua valorizzazione delle donne come figure manageriali. La conta dei ruoli creativi, oltre a prendere in considerazioni i ruoli da regista ricoperti da donne, dovrebbe ampliarsi anche a una statistica dei ruoli manageriali per permettere una comprensione a più ampio spettro della partecipazione di professioniste: produttrici, dirigenti, presidenti o ceo che sono parte integrante dello sviluppo progettuale e imprenditoriale delle produzioni.

In Italia non sono mancate nell'ultimo periodo le nomine in posizioni apicali di rilievo. Le più recenti sono Marinella Soldi come presidente Rai, Maria Pia Ammirati nuova direttrice Rai Fiction, Eleonora Andreatta ora vice presidente delle serie originali italiane Netflix, e Francesca Medolago Albani eletta segretaria generale ANICA. Nel settore cinematografico da tempo, invece, ci sono donne che guidano case di produzione, come nel caso di Raffaella Leone ceo di Leone Film Group e Federica Lucisano ceo di Lucisano Media Group.

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Al di là della punta dell'iceberg qualcosa sta cambiando in tutta la filiera del mondo audiovisivo italiano ma non solo. A favorire questo riconoscimento, lavorano enti e associazioni impegnate nella valorizzazione della presenza femminile dell’entertainment a tutto tondo, come la divisione italiana di WIFTM (Women in Film, Television and Media).«Se si vuole provare a valutare la presenza delle donne nell’audiovisivo, non si può guardare solo alla regista come figura sapiente, competente e artistica. E' un dato certamente più facile da reperire come dimostrano i rapporti Cinetel, ma le produzioni sono opere corali. Abbiamo bisogno anche di numeri che guardino all’aspetto manageriale, l’industria è piena di donne che prendono decisioni» racconta al Sole 24 Ore la presidente di WIFTMI Domizia De Rosa.

Dalla gestione imprenditoriale allo sviluppo, la filiera è gender balanced? Ci risponde Francesca Longardi, produttrice e responsabile sviluppo Cattleya, una delle maggiori case di produzione in Italia: «Le donne sempre state una risorsa cruciale per Cattleya. L'impiego di professioniste sfiora attualmente l’80% e ricopre tutti i settori: da quello editoriale al marketing, passando per il finance & business e la post-produzione. Il settore sviluppo può contare su un team molto strutturato di editor e produttrici. Quotidianamente ci confrontiamo per elaborare nuove idee, soluzioni e concept di prodotto. La produzione dall'Italia sfocia inoltre anche nel mercato internazionale, sia per i film per che le serie tv».

I numeri degli ultimi report sull'audiovisivo evidenziano una presenza crescente dei ruoli e delle produzioni di cineaste, sebbene il divario tra uomini e donne sia ancora molto ampio. 19 i film diretti da donne candidati all’edizione 2021 del David di Donatello; 18 i film diretti da donne usciti in Italia al cinema e online su 167 produzioni (WIFTMI). Ma nella produzione? Secondo la “Valutazione di impatto della Legge Cinema e Audiovisivo Anno 2020”, il bilancio più recente prodotto dal MiC, siamo a quota 27% per le donne nei ruoli di montaggio e sceneggiatura, con una crescita del 13% di registe nel target di età 35-59.

L’ultima ricerca “Bilanci di genere nella produzione cinematografica e audiovisiva italiana. 2017-2020” sottolinea poi: «non solo le opere a guida femminile sono cresciute, ma il 68% di esse ha raggiunto effettivamente le sale, ottenendo esiti in linea con la media nazionale […] quando a dirigere è una donna, l’incidenza di professioniste negli altri ruoli è mediamente del 44% del totale: il 15% in più dei film diretti da uomini». Il rapporto evidenzia che in base alla Legge 220/2016 continueranno gli interventi a favore delle donne e dei giovani autori (sotto i 35 anni), soprattutto attraverso i contributi selettivi, che favoriscono (in produzione e distribuzione) le opere dirette da donne o con maggioranza di professioniste donne. Secondo l’European Audiovisual Observatory invece, nel contesto cinematografico europeo solo 1 regista su 4 è donna; analizzando il periodo tra il 2016 e il 2020, la percentuale di donne dietro la macchina da presa ha raggiunto appena il 23%.

Formazione specializzante e riduzione del gender gap

Francesca Medolago Albani, segretaria generale di ANICA, porta al Sole 24 Ore un esempio di business model inclusivo e in continua evoluzione: «In questi ultimi due anni l’ANICA ha raddoppiato la propria base associativa e ha promosso la costituzione di una Fondazione per la formazione di eccellenza, ANICA Academy, una sfida che tiene conto di inclusione, parità di accesso, rispetto del talento e competenze. Il ruolo acquisito in ANICA mi richiede di avere un approccio risolutivo, dall’organizzazione a progetti di innovazione. Devo molto a chi mi ha consentito di esprimere le mie potenzialità: saper restituire la fiducia mettendo in circolo nuove energie dà più valore agli obiettivi che vogliamo raggiungere».

Ed è proprio attraverso un'attenzione alla formazione specializzante che è possibile introdurre nuove professioniste nel settore. Per favorirne l'accesso è necessario trasmettere un immaginario di competenze e possibilità, lavorando anche nelle commissioni. Costruire una narrazione di modelli positivi parte dalla formazione e dai decision maker all’interno dei cda, come nel caso della Fondazione CSC: «Lo scorso anno abbiamo introdotto il principio di parità di genere lato commissione. Dopo questo provvedimento abbiamo avuto la prima classe di regia con 4 donne e 2 uomini. Prima di essere presidente sono stata anche produttrice, ho prodotto film di donne con un’attenzione particolare verso l’inclusività. Come presidente analizzo queste tematiche a partire dall’Osservatorio del Centro Sperimentale. L'approccio che adottiamo mira a ridurre il gender gap ancora molto ampio nell'industria, soprattutto post-formazione. Stiamo inoltre valutando di abbracciare anche la Carta Etica di WIFTMI» commenta al Sole 24 Ore la presidente della Fondazione CSC Marta Donzelli.

«La Carta di Comportamento Etico per il Settore Audiovisivo è uno strumento in progress contro gli stereotipi, le molestie e la discriminazione. É uno strumento a supporto di aziende, enti, o luoghi di formazione dedicato all’audiovisivo, a difesa della creatività sotto ogni aspetto compreso quello manageriale», spiega poi la presidente WIFTMI Domizia de Rosa.

Dalle nuove nomine nel teatro a dati dell'industria musicale

Crescono a controbilanciare i numeri le iniziative per dare spazio a registe donne: il canale culturale arte.tv ha recentemente dato vita al concorso di cortometraggi al femminile “Et pourtant elles tournent”. L’iniziativa ha raccolto la partecipazione di oltre 800 cineaste. In occasione dell’8 marzo, dopo il successo della serie web animata “Libere!” diretta dalla regista Ovidie, il canale ha deciso di rendere fruibili al pubblico 5 dei corti realizzati con il format gratuito “Ciak al femminile”. Di background alle produzioni, temi sociali come la sessualità, l’eutanasia e l’accettazione di sé.

Il 2021 è stato inoltre protagonista di nomine dirigenziali d’eccellenza nel teatro. Al Teatro Carcano è approdata la direzione artistica di Lella Costa e Serena Sinigaglia. E ancora, il caso del teatro siciliano con le direttrici Pamela Villoresi (Teatro Biondo di Palermo), Laura Sicignano (Teatro Stabile di Catania) e Simona Celi Zanetti (Teatro Vittorio Emanuele di Messina).

In diminuzione, infine, anche il gender gap nell’industria musicale italiana: 1 donna ogni 4,1 uomini sul campione totale e 1 donna ogni 3,4 uomini nella fascia under 30, secondo i dati riportati da Spotify durante l’ultima edizione della Milano Music Week, in collaborazione con GfK e con il contributo di FIMI e PMI. Boom di crescita per gli ascolti in streaming under 30 (+472 % donne vs +183% uomini). Il cambiamento ha diverse sfumature, e necessita un impegno trasversale sia da parte delle istituzioni, che da parte dei protagonisti all’interno dell’industria. Le statistiche, oggettive nella loro voce, non possono altro che ispirare ad un progresso continuativo paritario e libero da ostacoli discriminatori più che mai obsoleti.

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