intervista a Cecilia Gasdia

Spettacolo dal vivo, Verona capitale Maxi evento per i 150 anni dell’Aida

La sovrintendente e direttrice artistica di Fondazione Arena illustra le strategie per il rilancio del principale teatro lirico all'aperto del mondo e l'iniziativa «Nel cuore della musica»

di Valeria Zanetti

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Rendering del palcoscenico per la manifestazione denominata «Nel cuore della musica»

La sovrintendente e direttrice artistica di Fondazione Arena illustra le strategie per il rilancio del principale teatro lirico all'aperto del mondo e l'iniziativa «Nel cuore della musica»


4' di lettura

Cecilia Gasdia, veronese, classe 1960, dal 2018 è sovrintendente e direttore artistico di Fondazione Arena di Verona. L'ente per il quale debuttò come figurante nel 1976-77 e come artista del coro due anni più tardi. Sempre nella sua città è tornata, in seguito, per calcare le scene del Teatro Filarmonico e del palcoscenico areniano, come soprano solista nelle rappresentazioni de Il barbiere di Siviglia, I pagliacci, Mosè in Egitto e La vedova allegra. Questa estate, vista l'impossibilità di proporre, a causa dell'emergenza sanitaria in corso, la 98°edizione del Festival lirico, rinviato al 2021, Gasdia racconta come ha dato vita con Fondazione Arena al progetto «Nel cuore della musica», che potrebbe svolgersi nell'anfiteatro scaligero in agosto e al quale hanno già assicurato la loro partecipazione artisti come Ezio Bosso, Plácido Domingo, Yusif Eyvazov, Daniel Oren, solo per fare qualche nome di una lunga lista di stelle della musica internazionale.

Sovrintendente, lei assicura che sarà un anno diverso ma non silenzioso per le fondazioni liriche italiane. Cosa intende?
Mi riferisco in particolare a Fondazione Arena di Verona, che durante l'estate da quasi un secolo tiene il suo Festival nel più grande teatro lirico all'aperto del mondo, unico e diverso da tutti. Gli enormi spazi, gli innumerevoli accessi, e soprattutto l'impeccabile e disciplinata organizzazione del lavoro acquisita, ci hanno spronati a mettere a punto un protocollo sanitario e di sicurezza per operatori e pubblico. Ma non basta, sono le idee artistiche che devono aiutarci a guidare l'immediato e il futuro dello spettacolo dal vivo, da riesaminare con criteri nuovi e stili inediti.

Il protocollo a che punto è?
L'abbiamo pensato e ripensato e adesso è al vaglio della commissione medica competente, poi dovrà essere valutato dalle componenti sindacali aziendali. Infine, presentato al Governo per il via libera definitivo.

Quali sono i suoi punti qualificanti?
Le dimensioni dell'Arena e la molteplicità degli ingressi offrono un larghissimo margine di sicurezza per tipi di attività ovviamente che presentino numeri ridotti di maestranze coinvolte. Al momento è impensabile rappresentare spettacoli con scene che cambiano più volte come accade durante il tradizionale Festival lirico, quando gli arcovoli, molto angusti e che fungono da backstage, brulicano di operatori, da 800 a mille a sera, praticamente quanto un piccolo paese. In questo caso oggettivamente sarebbe impossibile garantire la sicurezza sanitaria. Ma il progetto che abbiamo presentato prevede la presenza di 200, massimo 250 persone, coordinate in entrata ed uscita in maniera molto precisa.

Come si organizzerà in tempi così stretti Fondazione Arena per reclutare il personale necessario a far partire «Nel cuore della musica»?
I lavoratori dello spettacolo fremono per tornare al lavoro al più presto. Se riusciremo a realizzare il nostro progetto, il personale necessario sarà però ridotto rispetto a quello standard di una stagione areniana tradizionale.

Di cosa si sta occupando la task force Anfols di cui anche Fondazione Arena è parte attiva?
Della ripartenza in sicurezza, come fanno anche i Berliner, i Wiener, cercando di far capire che anche l'Italia partecipa al necessario lavoro per la rinascita musicale europea. Dobbiamo evitare di rivestire un ruolo marginale e provinciale. La ripartenza della cultura italiana è un tassello fondamentale per la tenuta della nostra reputazione internazionale, parte essenziale del buon nome del Made in Italy nel mondo.

Come sarà la stagione lirica 2021?
Si inaugurerà il 19 di giugno, con un evento eccezionale per rendere omaggio all'Aida nel suo 150° anniversario dalla “prima” al Cairo nel 1871. Presenterà le produzioni originariamente previste per il Festival 2020 con l'aggiunta di ulteriori eventi eccezionali. E si protrarrà per 43 recite fino al 4 settembre conservando quasi in toto gli artisti previsti per i 2020 e con una grande sorpresa: Anna Netrebko e Yusif Eyvazov canteranno le prime tre recite di Turandot nei ruoli di Turandot e Calaf.

Il progetto del 3 maggio con Classica HD Sky può essere replicato e fare da apripista ad altre e nuove esperienze di fruizione della musica, anche da remoto?
Ringrazio Sky Classica per il grande spazio che ha voluto dedicarci, sono certa che in un momento di emergenza le forme di streaming televisive siano le benvenute. Tuttavia, è essenziale ricordare che una volta svuotati gli archivi musicali, se non ricominceremo a produrre dal vivo saremo la prima generazione in tre mila anni di storia a non avere più musica, un'arte che se non performata non esiste.

Avete altri progetti allo studio?
Sì, moltissimi che riguardano anche il nostro Teatro Filarmonico, al chiuso, e soprattutto l'incentivazione della produzione per i giovani, le scuole ed anche l'apertura dei teatri durante le prove, che già viene attuata, ma che vorremmo ampliare.

Come artista come ha vissuto questo lockdown?
Sto affrontando questo momento storico come artista in primis, direttore artistico e sovrintendente in tre modi diversi, con grande costernazione ma anche con la ferma volontà di ideare, proporre nuovi modelli, stili di attività e di sicurezza per il nostro teatro futuro ed il sistema della musica dal vivo. Sono partecipe della difficoltà dei lavoratori dello spettacolo e di tutti gli artisti che non godono al momento della minima tutela. Soffro con i professori d'orchestra e gli artisti del coro che sono costretti ad una inattività forzata e sottratti a quei momenti di aggregazione, che sono le prove dal vivo, pilastro di tutta la nostra attività artistica, e che non possono essere sostituite in toto da attività surrogate.

Questa situazione rischia di avere ripercussioni anche tra i giovani, scoraggiandoli a percorrere la carriera artistica.
Invece auspico che continuino a studiare come e più di prima: a loro dico dovete essere pronti a ripartire in qualsiasi momento.

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