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Spettatori abusivi di pay per view, la Cassazione dà ragione a Mediaset

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

È nulla la decisione con la quale il Gip ha archiviato, per particolare tenuità del fatto, il reato di violazione del diritto d’autore, commesso da chi guarda abusivamente la pay per view Premium. La Cassazione (sentenza 15124) ha accolto il ricorso di Mediaset contro la scelta del di applicare il 131-bis e archiviare de plano, dichiarando inammissibile l’opposizione del gruppo milanese senza fissare un’udienza per il contraddittorio.

A finire nel registro degli indagati erano state circa 110 persone, quasi tutte residenti a Città di Castello, alle quali un’organizzazione, con sede in Liguria, girava il segnale criptato, previo compenso per il servizio offerto. I “fornitori” attraverso sofisticate apparecchiature erano infatti in grado di captare il segnale della tv via cavo e di “cederlo” previo pagamento.

Il Pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per la particolare tenuità del fatto, considerando anche dubbia la violazione del diritto d’autore da parte dei “furbetti” del telecomando. Per il Pm le condotte ascritte agli indagati erano bagatellari: minimo il beneficio economico per gli utenti e limitatissimo il danno per il titolare dei diritti televisivi. Una linea seguita dal Gip che aveva archiviato, bollando come inammissibile l’opposizione di Mediaset che sul danno aveva le idee un po’ diverse. Secondo la holding il danno poteva essere stimato in 580 milioni di euro. A supporto delle sue affermazioni Mediaset Spa chiedeva, come nuovo atto di indagine, di ascoltare le “fonti di prova” in grado di riferire sull’entità del pregiudizio economico cagionato da fatti per i quali era stato instaurato un processo penale. Secondo l’azienda ricorrente, inoltre, i giudici dovevano considerare anche tutte le azioni assunte per contrastare il fenomeno della pirateria.

A supporto della tesi Mediaset, sulla nullità del provvedimento, anche il procuratore generale che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

Ed è esattamente quanto fanno i giudici della Terza sezione penale. La Suprema corte ricorda, infatti, che il provvedimento impugnato è nullo, avendo il Gip archiviato de plano, malgrado le specifiche contestazioni della parte offesa e la richiesta di indagini ulteriori. Un mancato rispetto della norma che prevede la fissazione di un’udienza camerale e un “contraddittorio”. Il Gip ha invece applicato alla sollecitazione investigativa di Mediaset gli stessi criteri previsti nel caso, del tutto diverso, di archiviazione per manifesta infondatezza del reato.

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