vivissime condoglianze

Spettegolare su Sanremo


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(Ansa)

1' di lettura

Dobbiamo a Roberto D’Agostino la più bella battuta sul Festival di Sanremo (apparsa su «Il Tempo» dell’8 gennaio) che anche quest’anno, come l’influenza e il record del deficit italiano, arriva puntuale. L’intervistatore, Pietro De Leo, parla con il celebre Dago, tra l’altro, della partecipazione di Rula Jebreal e di Rita Pavone. Dopo aver posto la questione se il Festival sia un rito laico, ottiene questa risposta: «No, è la sostituzione dello struscio di paese, quando additavi la gente di passaggio. Allo stesso modo, oggi ci mettiamo davanti alla televisione per fare il tiro a segno. Io non vedo l’ora di guardare Sanremo con i miei amici per fare battutacce. “Guarda quello com’è vestito”... “guarda quest’altra com’è rifatta”... “senti questo come stona”... Per questo più c’è casino e più sono contento. Ne chiamassero pure 20, 30 di Rula. Anzi, per me possono invitare pure i Casamonica, mi diverto ancora di più». Che dire allora di questa kermesse le cui canzoni ormai si dimenticano velocemente? Nel nostro tempo, politicamente corretto sino all’ossessione, anzi instupidito da tale tendenza, potrebbe essere una rivoluzione riportare al Festival alcune canzoni degli anni’60 per gettare nel panico tutti i moralisti alla buona. Per esempio: «Angeli negri» interpretata da Fausto Leali (eseguita per tutto il ’68), oppure «Arrivano i cinesi» di Bruno Lauzi (1969), o «Cocaina» di Gianna (1965). A tali canzoni seguirebbero indignazione, vibrate proteste e ferme condanne. Almeno si ricorderebbe per qualche giorno in più Sanremo.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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