IL CASO SKRIPAL

Spia avvelenata in Inghilterra, Europa e Usa espellono più di 100 diplomatici russi

di Antonella Scott


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(EPA)

5' di lettura

Fronte comune di Europa e Stati Uniti contro la Russia, più di cento diplomatici russi dichiarati persona non grata. Solidali con la Gran Bretagna, 16 Paesi Ue - tra cui anche Italia, Francia, Spagna e Germania - hanno annunciato la decisione coordinata di espellere un certo numero di diplomatici nello stesso istante in cui Washington ordinava a 60 funzionari russi di lasciare il Paese. Decisa anche la chiusura del consolato di Seattle, in quanto vicino a una base di sottomarini e a uno stabilimento Boeing.

Così è stato accolto l’appello di Londra a dare un segnale duro e condiviso a Mosca, principale indiziato nel caso Skripal. Provvedimenti che il Cremlino ha commentato annunciando che risponderà in modo simmetrico nei prossimi giorni: «Questo passo ostile non resterà senza conseguenze», ha comunicato il ministero degli Esteri russo accusando gli alleati della Gran Bretagna di «seguire ciecamente il principio dell’unità euro-atlantica». Dmitrij Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha definito «sbagliate» le decisioni prese. La risposta del presidente, ha aggiunto, «seguirà il principio della reciprocità».

L’appello britannico era stato lanciato venerdì scorso da Theresa May al Consiglio Ue, che all’unanimità aveva deciso di richiamare a Bruxelles il rappresentante dell’Unione a Mosca. Ora, come anticipato, un gruppo di 16 Paesi ha fatto un passo ulteriore, facendo riferimento alla dichiarazione che considera «altamente probabile» la responsabilità della Russia nell’attacco a Serghej Skripal, l’ex agente russo avvelenato con un agente nervino a Salisbury il 4 marzo scorso. Il gas è stato individuato come novičok, un agente sviluppato da scienziati sovietici. Nel tentato omicidio è rimasta coinvolta anche la figlia Yulia, tuttora in condizioni critiche in ospedale come il padre. La settimana scorsa fonti mediche avevano accennato alla possibilità che padre e figlia, se sopravviveranno, potrebbero non rientrare mai più in pieno possesso delle proprie facoltà mentali.

«Non ci sono altre spiegazioni possibili»
Annunciando le espulsioni da Varna, in Bulgaria, il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha ripetuto che «non ci sono altre spiegazioni possibili» se non il coinvolgimento di Mosca nell’attacco. Per Anders Samuelsen, ministro degli Esteri danese, «le spiegazioni russe dell’accaduto (a Salisbury, ndr) sono più o meno fantasiose, diverse sono contradditorie e probabilmente fuorvianti, per instillare dubbi». La Danimarca, come del resto Tusk, non ha escluso ulteriori provvedimenti di carattere economico nelle prossime settimane.

«Quando un alleato chiede aiuto - ha scritto sulla propria pagina di Facebook Andrej Babiš, premier della Repubblica Ceca - dobbiamo incontrarci. I russi hanno superato tutti i limiti quando hanno dichiarato che il veleno novičok usato per attaccare in Gran Bretagna avrebbe potuto venire dalla Repubblica Ceca». Secondo Babiš, nella vicenda delle espulsioni l’uso del termine “diplomatico” è scorretto: «Queste sono persone da chiamare “spie non dichiarate”». All’Unione Europea e agli Usa si sono uniti l’Ucraina, che espellerà 13 diplomatici russi sospettati di essere agenti dell’intelligence, il Canada (4), l’Albania (2), la Norvegia (1), la Macedonia (1).

La posizione dell’Italia

Per quanto riguarda l’Italia, la Farnesina ha comunicato che «a seguito delle conclusioni adottate dal Consiglio Europeo del 22 e 23 marzo scorso, in segno di solidarietà con il Regno Unito e in coordinamento con partner europei e alleati Nato, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha notificato oggi la decisione di espellere dal territorio italiano entro una settimana due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma accreditati in lista diplomatica». «Al governo non avrei fatto una scelta del genere - ha detto Matteo Salvini -. Leggere che invece che riannodare i fili del dialogo il governo italiano subisce la richiesta, che arriva da altri, mi sembra una cosa poco utile a un futuro di dialogo e di convivenza». Tra i Paesi Ue che non hanno ancora risposto all’appello inglese sono il Portogallo, il Belgio, l’Austria, l’Irlanda.

Nei giorni scorsi Londra aveva reagito al caso Skripal ordinando l’allontanamento di 23 diplomatici russi, ritenuti agenti dei servizi sotto copertura diplomatica, e Mosca aveva risposto con una misura identica ma anche ordinando la chiusura del British Council, il “braccio” culturale dell’ambasciata britannica in Russia.

Caso Skripal, la Ue richiama l'ambasciatore a Mosca

L’ombra del Russiagate
Ora, un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha spiegato che l’obiettivo delle espulsioni annunciate - i diplomatici avranno sette giorni di tempo per partire - è ridurre la capacità della Russia di raccogliere intelligence negli Stati Uniti, oltre che dimostrare a Mosca «che le sue azioni hanno delle conseguenze». E con questo gli Stati Uniti, dove dovrebbero restare più di 40 diplomatici russi, intendono rispondere non soltanto al caso Skripal, ma «al disprezzo» della Russia per la sovranità e la sicurezza di altri Paesi, alle sue azioni «aggressive e destabilizzanti». «Gli Stati Uniti - afferma la Casa Bianca - agiscono in coordinamento con gli alleati Nato e con i nostri partner nel mondo in risposta all’uso da parte della Russia di un’arma chimica sul territorio del Regno Unito: l’ultima di una serie di attività destabilizzanti nel mondo».

Malgrado Donald Trump abbia parlato per telefono con Putin la settimana scorsa, per congratularsi con il presidente russo per la sua rielezione e iniziare a preparare un incontro, secondo un funzionario della Casa Bianca citato dal Financial Times Trump è stato coinvolto nella decisione di espellere i diplomatici russi fin dall’inizio: «È assolutamente una sua decisione». La mossa, ha commentato il nuovo ambasciatore russo a Washington, Anatolij Antonov, distruggerà quel poco che è rimasto dei legami tra Russia e Stati Uniti.

Secondo Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, «dietro le azioni dell’Unione Europea c’è la Nato»: il suo obiettivo era «demonizzare la Russia», ha detto in televisione.

Dai Mondiali di calcio a Nord Stream

Da Londra, Downing Street esalta la forza di un segnale mandato «fianco a fianco» per avvertire la Russia «che non può continuare a violare il diritto internazionale». Eppure, a meno di non essere seguita da ulteriori sanzioni economiche (che gli Stati Uniti hanno già preparato), questa ondata di espulsioni è più clamorosa nella forma che nel contenuto. All’indomani dell’attacco a Serghej Skripal qualcuno a Londra aveva invocato ritorsioni più impegnative per colpire gli interessi economici e finanziari dei russi in Gran Bretagna, o il sistema bancario russo. Una soglia che i governi non sembrano per ora voler varcare, così come pochi si aspettano da Mosca contromisure che possano seriamente impensierire gli investimenti europei o americani in Russia.

Ma la direzione che sta prendendo questa escalation nei confronti di Mosca potrebbe arrivare a mettere in discussione anche quelli, e non solo: la posizione dei Paesi europei nei confronti di Nord Stream 2, il secondo gasdotto di Gazprom sul Baltico; le importazioni di gas russo dalla stessa Gran Bretagna; la visita di Emmanuel Macron al Forum economico di San Pietroburgo, dove è atteso in maggio come ospite d’onore. E naturalmente i Mondiali di calcio in Russia, a giugno e luglio. Tutto potrebbe essere messo in discussione: una volta che saranno rese note le conclusioni dell’inchiesta - ancora in corso - sul caso Skripal.

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