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Spiagge, Consiglio di Stato: concessioni fino al 2023. Ipotesi intervento in Manovra

Non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa. Draghi adesso può effettuare una riforma organica del settore

di Nicola Barone

Aggiornato il 10 novembre 2021, ore 08:06

Draghi vara la legge sulla concorrenza, battaglia sui taxi

3' di lettura

Proroga delle concessioni balneari solo fino al dicembre 2023 «al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere». Lo ha stabilito il Consiglio di Stato. La decisione presa dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato fa seguito alle udienze del 20 ottobre. «Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza», precisa il Consiglio di Stato.

Solo pochi giorni fa con il suo provvedimento sulla concorrenza non era stato sciolto dal Governo il nodo delle liberalizzazioni delle concessioni balneari, ambito nel quale va ricordato pende un conflitto con l’Unione europea sulla normativa sul mercato interno. E ora, come viene accreditato da alcune fonti nell’esecutivo, potrebbero esser predisposte delle modifiche in accoglimento (magari parziale) dei rilievi fatti dai giudici.

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Offerta di migliore qualità e sicurezza

Con le sentenze nn. 17 e 18 pubblicate martedì 9 novembre, l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, rimarcando l’eccezionale capacità attrattiva del patrimonio costiero nazionale», ha affermato che la perdurante assenza (nonostante i ripetuti annunci di un intervento legislativo di riforma, mai però attuato) di un’organica disciplina nazionale delle concessioni demaniali marittime genera una situazione di grave contrarietà con le regole a tutela della concorrenza imposte dal diritto dell’Ue, perché consente proroghe automatiche e generalizzate delle attuali concessioni (l’ultima, peraltro, della durata abnorme, sino al 31 dicembre 2033), così impedendo a chiunque voglia entrare nel settore di farlo.

Secondo il Consiglio di Stato - si legge in un comunicato - il confronto concorrenziale, oltre a essere imposto dal diritto Ue, «è estremamente prezioso per garantire ai cittadini una gestione del patrimonio nazionale costiero e una correlata offerta di servizi pubblici più efficiente e di migliore qualità e sicurezza, potendo contribuire in misura significativa alla crescita economica e, soprattutto, alla ripresa degli investimenti di cui il Paese necessita».

Nessuna possibilità di proroga

I concessionari attuali potranno comunque partecipare alle gare che dovranno essere bandite. Per consentire alla Pa di «intraprendere sin d’ora le operazioni funzionali all’indizione di procedure di gara», per «consentire a Governo e Parlamento di approvare doverosamente una normativa che possa finalmente […] disciplinare in conformità con l’ordinamento comunitario il rilascio delle concessioni demaniali», nonché per evitare l’impatto sociale ed economico della decisione, le attuali concessioni potranno continuare fino al 31 dicembre 2023.

Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza. Scaduto tale termine, quindi, «tutte le concessioni demaniali dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente da se via sia - o meno - un soggetto subentrante nella concessione».

Ipotesi intervento in Manovra

L’esecutivo Draghi dovrà adeguare alla sentenza la normativa sulla quale, peraltro, pende una procedura d’infrazione della Commissione Ue per violazione della direttiva Bolkestein. Una delle ipotesi filtrate nelle ultime ore è che possa essere la legge di bilancio in arrivo il provvedimento utile per un intervento correttivo (più difficile uno specifico decreto legge), magari attraverso un emendamento da approvare durante l’iter parlamentare.

Le reazioni alla pronuncia

«Spiagge e mercati italiani non sono in svendita, si rassegnino i burocrati di Bruxelles e i loro complici: la Lega non ha mai permesso e non permetterà che il nostro lavoro e le nostre tradizioni vengano cancellati», fa sapere il leader della Lega Matteo Salvini dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Per il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli la pronuncia è invece «importante», dal momento che «ora il Governo può anticipare l’applicazione della Bolkestein anche rispetto alla data indicata dal Consiglio di Stato, considerato che da 15 anni la direttiva europea in Italia è stata sistematicamente disapplicata». Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia, va all’attacco. Quanto deciso dal Consiglio di Stato «mette a repentaglio le oltre 30 mila famiglie che lavorano nel settore turistico balneare, decretando il blocco degli investimenti con gravi ripercussioni anche a livello occupazionale. In questo modo, infatti, si rende fortemente instabile un settore che conta circa un milione di lavoratori».

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