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Spiagge e concessioni. Puglia divisa tra Consiglio di Stato e Tar Lecce

Undici sentenze dell'organo supremo a favore della direttiva Bolkestein: proroga solo sino al 2023. In primo grado, invece, sospeso il giudizio e chiesti chiarimenti alla Corte Europea

di Domenico Palmiotti

Estate 2022: spiagge piu' care, sovraffollate e piu' sporche

5' di lettura

Sulle concessioni agli stabilimenti balneari e nello specifico se prorogarle sino al 2023 (misura transitoria) o al 2033 (come vorrebbero i gestori) prima di metterle a gara, se far valere la norma nazionale (legge n. 145 del 2018) oppure la direttiva europea Bolkestein (2006/123/CE), la Puglia si divide per effetto di due provvedimenti diversi. Emessi, rispettivamente, dal Tar di Lecce e dal Consiglio di Stato. Se a proposito della situazione di Ginosa, nel Tarantino, il Tar, con un'ordinanza dei giorni scorsi, ha rimesso ogni valutazione alla Corte di Giustizia Europea, nel caso della Marina di Lecce, invece, il Consiglio di Stato, con la pubblicazione delle prime 11 sentenze sulle 13 emesse a fronte di altrettanti ricorsi, ha dato ragione al Comune, che si è appellato contro il Tar, ed ha stabilito che vale la direttiva europea. Dunque, nessuna proroga sino al 2033 così come chiedevano i gestori dei lidi con la norma nazionale. Resta solo una proroga sino al prossimo anno.

La vicenda parte nel 2020 quando 13 concessionari leccesi vinsero al Tar Lecce contro la decisione del Comune di non prorogare al 2033 la scadenza delle concessioni balneari, offrendo, in alternativa, una proroga tecnica al 2023 in attesa della riforma del settore e delle gare. Già a novembre scorso (con le sentenze n. 17 e 18) il Consiglio di Stato in adunanza plenaria, esaminando il caso Lecce, ha dichiarato l'illegittimità delle proroghe al 2033, la piena prevalenza del diritto comunitario sulla legge nazionale e la possibilità legittima per i funzionari pubblici di disapplicare la legislazione nazionale che è in contrasto con le norme UE. Linea ora ribadita della settima sezione del Consiglio di Stato, le cui sentenze, peraltro, coincidono con una fase in cui è aperto il Dl Concorrenza chiamato a disciplinare anche l'aspetto delle concessioni delle spiagge.

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“Le concessioni marittime hanno interesse transfrontaliero”

Secondo il Consiglio di Stato, scrivono i giudici che si rifanno a quanto stabilito dall'adunanza plenaria, “le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative presentano un ‘interesse transfrontaliero' che rende il relativo affidamento soggetto al diritto sovranazionale”. Per i giudici, “l'interesse in questione consiste nella ‘indiscutibile capacità attrattiva verso le imprese di altri Stati membri', il quale trae origine dal ‘dato di oggettiva e comune evidenza, legata alla eccezionale capacità attrattiva che da sempre esercita il patrimonio costiero nazionale per conformazione, ubicazione geografica, condizioni climatiche e vocazione turistica'. Sulla base di ciò - richiamano i giudici a proposito dell'adunanza plenaria - si giustifica l'applicazione alle concessioni del demanio marittimo per finalità turistico-ricreative alle ‘regole delle concorrenza e dell'evidenza pubblica' di matrice europea, finalizzate ad aprire settori di interesse economico alla concorrenza e a rimuovere situazioni di ostacolo all'ingresso di nuovi operatori, invece favorite da norme di proroga dei rapporti in essere”.

“Proroga contraria al diritto della Ue”

Chi ha chiesto la proroga al 2033 in base alla legge nazionale del 2018, secondo il Consiglio di Stato non può averla perché “contraria al diritto dell'Unione Europea e dunque disapplicabile anche dall'amministrazione concedente”, nel caso specifico il Comune di Lecce. Il diniego al 2033 espresso dall'ente locale - scrivono i giudici - è “fondato proprio sulla prevalenza del diritto sovranazionale” e dunque “legittimo”. Richiamando ancora l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, i giudici della settima sezione evidenziano che “le norme legislative nazionali di proroga automatica e generalizzata delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative”, tra cui la legge n. 148 del 2018, “sono in contrasto con il diritto eurounitario, segnatamente con l'art. 49 TFUE e con l'art. 12 della direttiva 2006/123/CE. Tali norme, pertanto, non devono essere applicate né dai giudici, né dalla pubblica amministrazione”. Va inoltre escluso, per il Consiglio di Stato, che gli attuali concessionari balneari possano avere “un diritto alla prosecuzione del rapporto in virtù di proroghe legali generalizzate”. Le attuali concessioni restano in vigore sino al 2023, aggiunge il Consiglio di Stato, per evitare che “una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere” abbia un contraccolpo economico sulle attività.

Sindaco Lecce: spiagge non sono proprietà privata

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, preso atto che il Consiglio di Stato ha riconosciuto legittimo l'operato del Comune, afferma che “i titoli concessori devono avere una scadenza perché le spiagge non sono proprietà privata e inamovibile, ma un bene comune scarso, che ha un valore importante per la comunità e che deve essere concesso attraverso procedure di evidenza aperte a tutti”. “Anche ai numerosi outsider - rileva il sindaco di Lecce - che vogliono misurarsi con il fare impresa balneare, sportiva, culturale o attività sociali destinate ai cittadini fragili sul demanio marittimo. E che fino ad oggi - sottolinea Salvemini - hanno visto le loro legittime aspettative negate dalla chiusura immotivata di un settore economico che invece può dare tanto allo sviluppo del Paese”.

Confimprese Demaniali: fiducia nel Parlamento

“Ci aspettavamo una sentenza di questo tenore alla luce di uno sciame di decisioni destabilizzanti del comparto balneare. Siamo certi che il legislatore, il Parlamento farà sicuramente tesoro di una serie di parametri che Confimprese Demaniali ha inviato”. Cosi si esprime l'organizzazione di categoria dopo il Consiglio di Stato. “Siamo certi che l'interesse transfrontaliero certo e la scarsità della risorsa (Corte di Giustizia) saranno insieme al riconoscimento del valore commerciale una forte tutela e garanzia nel caso di non continuazione dell'attività dell'imprenditore uscente - afferma Confimprese Demaniali -. Tutto questo, naturalmente, dopo aver mappato e rielevato le concessioni demaniali italiane . Che siamo messe al bando le aree demaniali concedibili e libere”. “Osserviamo infine che il collegio del Tar di Lecce - si dichiara ancora - ha rimandato la problematica in Corte di Giustizia Europea, un motivo per dare dignità a questa materia molto complicata e che nel giro di pochi anni sarà messa fine a questa incomprensibile vicenda”. Confimprese Demaniali polemizza anche col sindaco di Lecce, “evidentemente più informato di noi su quale sarà la norma che Governo e Parlamento stanno scrivendo sulle concessioni demaniali. Noi restiamo fiduciosi che, anche sulla base delle interlocuzioni positive che le nostre organizzazioni stanno avendo con tutte le forze politiche, compreso il Pd, che esprime posizioni assai distanti da quelle che manifesta il sindaco di Lecce, si arriverà ad una soluzione positiva”.

Tar Lecce, 9 quesiti alla Corte Europea per Ginosa

Di diverso parere sono invece stati i giudici della prima sezione del Tar di Lecce. Che esaminando il conflitto tra gestori e Comune di Ginosa, hanno sospeso il giudizio e chiesto alla Corte Europea di pronunciarsi su nove quesiti. Il primo riguarda la validità o meno della direttiva 2006/123 Bolkestein, tutti gli altri l'interpretazione del diritto unionale. In particolare, col primo quesito il Tar di Lecce chiede “se la direttiva 2006/123 risulti valida e vincolante per gli Stati membri o se invece risulti invalida in quanto - trattandosi di direttiva di armonizzazione - adottata solo a maggioranza invece che all'unanimità, in violazione dell'art 115 TFUE”. Col secondo quesito, infine il Tar interpella la Corte “se la direttiva 2006/123 Bolkestein presenti o meno oggettivamente ed astrattamente i requisiti minimi di sufficiente dettaglio della normativa e di conseguente assenza di spazi discrezionali per il legislatore nazionale tali da potersi ritenere la stessa auto-esecutiva e immediatamente applicabile”.


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