ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa partita in Senato

Spiagge, l’ultimo accordo possibile su indennizzi e deroghe a gare fino al 2024

L’articolo 2 sulle concessioni balneari si conferma il nodo che da tempo blocca l'approvazione del disegno di legge Concorrenza al Senato

di Carmine Fotina

Estate 2022: spiagge piu' care, sovraffollate e piu' sporche

2' di lettura

Anche l’ultima faticosa proposta di mediazione su cui lavorava il governo non ha portato all’accordo con Forza Italia e Lega. Una nota congiunta dei capogruppo al Senato (Anna Maria Bernini e Massimiliano Romeo) diffusa nella mattinata del 19 maggio precisava che l’intesa sulle concessioni balneari ancora non c'era, preannunciando aria di tempesta per la giornata.

Indennizzi legati al valore aziendale

L’ennesima riunione tra il governo e i relatori del provvedimento in commissione, Stefano Collina (Pd) e Paolo Ripamonti (Lega), che si era svolta di primo mattino, non aveva insomma prodotto i risultati sperati. Un’ipotesi tecnica di compromesso c’è, ma oltre quella l’esecutivo non è disponibile a spingersi. Lo schema prevederebbe il rispetto del 31 dicembre 2023 come termine di validità delle attuali concessioni, in linea con la sentenza del Consiglio di Stato, ma con possibili deroghe tecniche fino al termine del 2024 solo nel caso in cui i Comuni siano oggettivamente impossibilitati a ultimare in tempo utile le gare. Per una serie di motivi, legati all’incompletezza della mappatura del tratto costiero ad esempio, o al mancato ricevimento della perizia sul valore aziendale che sarà la base per definire l'indennizzo ai gestori uscenti.

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Proprio l'indennizzo è l’altro elemento che determina la resistenza di Forza Italia e Lega. Per questo si è lavorato serratamente a una formulazione che tenesse conto del valore aziendale e dei costi di avviamento, ma con paletti per la sua determinazione, da desumere dai libri contabili o in loro assenza da una perizia asseverata.

Il Consiglio dei ministri taglia ora una melina lunga più di un mese. Se andasse avanti ancora per una settimana ci si avvicinerebbe pericolosamente alla pausa parlamentare per le elezioni amministrative, che i partiti a quel punto potrebbero scavalcare senza affrontare il controverso tema delle spiagge.

Tempi stretti: fiducia in vista

Nella tabella di marcia originaria si puntava ad approvare il testo in commissione Industria già entro Pasqua, primo passo per arrivare al via libera definitivo del provvedimento entro la prima settimana di luglio. Arrivati a questo punto o si arriva a un accordo o entro maggio verrà posta la fiducia. E a quel punto diventerebbero carta straccia anche tutte le riformulazioni faticosamente concordate fin qui dal governo e dalla maggioranza sugli altri articoli che, nell’accordo tra le Camere, dovrebbero essere modificati al Senato, a partire da servizi pubblici locali, concessioni idroelettriche, concessioni portuali, distribuzione del gas, farmaci.

Prima dell'affondo a sorpresa di Draghi, la commissione Industria del Senato era stata convocata per martedì 24 maggio con l'ipotesi di iniziare le votazioni proprio sugli articoli già chiusi, accantonando l'articolo 2 sui balneari in messianica attesa di un’intesa.

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