WEEK END A RIMINI

Riparte (a mezzo servizio) la Romagna post Covid

Finora di turisti se ne sono visti pochi. Un po’ di movimento c’è durante i week end ma non tutte le attrazioni sono ancora aperte. L’impressione è che per la vera ripartenza bisognerà aspettare il 2021

di Gianni Rusconi

Bonus vacanze al via dal 1° luglio: ecco come ottenerlo

Finora di turisti se ne sono visti pochi. Un po’ di movimento c’è durante i week end ma non tutte le attrazioni sono ancora aperte. L’impressione è che per la vera ripartenza bisognerà aspettare il 2021


5' di lettura

“Aspettiamo il caldo e le belle giornate, e con queste arriveranno i turisti, perché fino ad ora ne abbiamo visti pochi”. La confidenza del titolare del bagno 84 di Rimini sintetizza probabilmente la situazione di molte se non tutte le località della Riviera, un'area che da sola totalizza il 75% delle presenze turistiche dell'Emilia-Romagna e che nel primo week end d'estate ha fatto le prove generali per ripartire. Quando tornerà completamente allo status pre Covid-19, e quindi un punto di riferimento vacanziero per migliaia e migliaia di giovani e famiglie? L'impressione, dopo aver trascorso tre giorni a Rimini, è che bisognerà aspettare l'anno prossimo. E speriamo ovviamente di sbagliarci.

Non devono ingannare, infatti, le abbondanti presenze locali che sabato e domenica hanno affollato le vie del centro storico, i locali del lungomare e gli stabilimenti balneari, poco frequentati o quasi (questi ultimi) nella giornata di venerdi e ancora meno nei giorni precedenti. L'aeroporto di Rimini ancora chiuso, e non è un bel segno. Colpa” dei turisti stranieri? Sì, nel senso che in Riviera, per il momento, tedeschi, austriaci e olandesi sono sbarcati con il contagocce e toccherà soprattutto ai vacanzieri italiani salvare la stagione della Romagna, con o senza il volano del tanto discusso bonus vacanze.

Ombrelloni chiusi (foto di Gianni Rusconi)

Stabilimenti in parte vuoti, hotel a capienza ridotta

Rimini ha comunque cambiato faccia rispetto a un paio di settimane fa, riappropriandosi in parte di rumori e colori quasi dimenticati nella fase del lockdown, ma svelando anche evidenti mancanze. I bagni che lavorano prevalentemente con gli alberghi, per esempio, sono ancora desolatamente quasi vuoti (lo si nota specialmente a Bellariva, Marebello e Rivazzurra) e la contrapposizione con quelli decisamente più vivaci che hanno ospitato clienti mordi e fuggi, stagionali (riminesi e sanmarinesi in ptimis) e i proprietari di seconde case è forte. La distesa di ombrelloni divenuta un'icona grazie alle cartoline anni ‘80, si specchia oggi nella fotografia di stabilimenti con una buona fetta di ombrelloni chiusi. E questo è forse il segno più evidente che ha lasciato a Rimini il Coronavirus. Tutto, dicono i gestori, è legato agli hotel. Una buona parte è già aperto, soprattutto quelli affacciati sul lungo mare e dei viali vicini, e alcuni hanno ripreso l'attività proprio in questo fine settimana, ma balza subito all'occhio come nessuna delle strutture sia a piena capienza: poca la gente che staziona negli spazi all'aperto e di sera le hall completamente illuminate appaiono semideserte. Ripresa a scarto ridotto, insomma, e se le prenotazioni stanno crescendo non sono certo al livello degli anni passati e sono vincolate alla possibilità di cancellazione gratuita (possibilità che potrebbe rivelarsi un boomerang per molte piccole strutture, chiamate ad affrontare i costi certi della riapertura nella totale incertezza delle presenze che saranno confermate a luglio e agosto).

Spiagge “low cost” in sicurezza e con tutte le comodità

Per chi ama la vita da spiaggia, Rimini oggi offre un livello di comfort forse mai assaporato (in questo periodo) da anni a questa parte. L'aumentato distanziamento fra gli ombrelloni negli stabilimenti suona, per certi versi, addirittura come una misura ridondante. Anche se i lettini fossero tutti occupati, il rispetto delle misure anti-contagio sarebbe assicurato mentre il social distancing è di fatto rispettato naturalmente, visti i generosi spazi che concede il litorale, tanto più in prossimità del bagnasciuga, dove il rischio di assembramento per andare in acqua è al momento praticamente azzerato. Manca, tra l'altro, una buona fetta di un pubblico fedelissimo della Riviera a giugno: i bambini con nonni al seguito. Piccole folle, casomai, si radunano in prossimità dei chioschi in riva al mare e nei bar degli stabilimenti, dove a portare la mascherina sono (di fatto) solo gli addetti dei vari esercizi. Non che manchino gli avvisi che spiegano le procedure di sicurezza, anzi tutt'altro, ma per la quasi totalità degli ospiti prevale il piacere “responsabile” di godersi l'aria di mare senza indossare il dispositivo di sicurezza. E se i bagni che fanno servizio di ristorazione direttamente all'ombrellone non mancano, dell'app per prenotare il proprio posto in spiaggia al momento se ne può fare tranquillamente a meno. Resta, in ogni caso, il privilegio di poter usufruire di servizi in abbondanza senza che pesare troppo sul portafoglio: per un ombrellone con due lettini si spendono infatti fra i 15 e 18 euro al giorno. Qualcuno ha già assaporato il piacere di un tuffo rinfrescante in un'acqua più pulita del solito, moltissimi hanno preferito la passeggiata in riva e i più temerari si sono dedicati (complice il vento) a scorrazzare in mare con il kitesurfing. Tanti, come tradizione vuole, hanno invece riempito le aree gioco e i campi da beach volley e mini calcetto degli stabilimenti (soprattutto dal Bagno 40 fino al limite della ruota panoramica del porto) e molto trafficate sono anche le ciclabili, soprattutto la litoranea, ma anche la cosiddetta “Metromare” che dal Parco Fellini porta all'arco di Augusto e all'ingresso del centro storico e quella che dal porto risale il canale fino al ponte di Tiberio e sbuca nel cuore nell'antico borgo di pescatori di San Giuliano. Ma anche in questo caso si tratta, per lo più, di gente del posto e non di turisti.

Rimini locali la sera (foto di Gianni Rusconi)

Pienone ai ristoranti tipici

Ai tavoli non ci sono certo le presenze dei weekend d'estate degli anni passati ma in ogni locale sembra prevalere il pensiero positivo della ripresa rispetto alla preoccupazione di aver perso due mesi di una stagione che ne dura circa cinque. Se si punta sui ristoranti tipici, come La Marianna (specialità di mare) o la Esse Romagnola a San Giuliano e La Baracca sulla via Marecchiese (piatti della tradizione principalmente a base di carne) la prenotazione è comunque d'obbligo perché sono mete abitudinarie dei riminesi in qualsiasi stagione. Ovunque sono visibili cartelli con le prescrizioni da osservare all'interno (distanziamento, mascherina, sanificazione delle mani…) mentre fuori dai locali e per le strade chi indossa il dispositivo costituisce l'eccezione, e solo una porzione limitata ce l'ha con sé in modo visibile, appesa al collo o infilata nell'avambraccio.

Attrazioni chiuse (foto di Gianni Rusconi)

Discoteche chiuse e parchi aperti a metà

Per il popolo della notte, venendo meno il classico appuntamento con discoteche come Altromondo, Cocoricò, Carnaby e Life (strutture completamente al chiuso e che non apriranno), i locali dove tirar tardi sono solo quelli con spazi all'aperto. A Rimini, sul lungomare e nella zona del porto, si può scegliere fra il Bounty, il Rose & Crown, il Barrumba, il Rock Island e il più famoso Coconuts. Per tutti prenotazione d'obbligo con il format della cena-spettacolo o del lounge bar con dj set dal vivo. Si balla, là dove possibile, nelle aree giardino.Per giovani e famiglie, infine, la buona notizia è che l'Acquafan di Riccione con i suoi scivoli e i suoi giochi d'acqua tornerà in attività, nel rispetto di rigorose misure di sicurezza, dal 1 luglio. Il parco “gemello” di Oltremare, invece, ha già riaperto ufficialmente i battenti sabato 20 giugno, dopo un piccolo assaggio il week end precedente, ma la sensazione è di un divertimento a metà. Diverse attrazioni chiuse, molti punti ristoro ancora con la serranda abbassata, spettacoli con il contagocce: il clou è l'esibizione dei delfini, ma ad assistervi di sabato mattina eravamo (rispetto alla capienza massima dell'arena, di solito esaurita) in pochi intimi.

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