Amministrazioni pubbliche e digitale

Spid, i cittadini corrono a farlo, ma apre le porte solo il 25% delle Pa

Entro il 28 febbraio tutta la Pa deve consentire l’accesso online con identità digitale ma sono già pronti appena 5.737 enti su 23mila. Il flop della carta di identità elettronica con 42 adesioni

di Antonello Cherchi e Valeria Uva

P.A. Digitale, fondamentale la filiera di servizi tech integrati

3' di lettura

Partito il conto alla rovescia per le pubbliche amministrazioni che entro il 28 febbraio dovranno farsi trovare pronte a consentire l’accesso ai loro servizi online attraverso Spid, la carta di identità elettronica (Cie) o la carta nazionale dei servizi. È soprattutto sulle prime due, però, che si gioca la partita, se non altro perché si tratta delle chiavi di accesso - in particolare Spid (il sistema pubblico di identità digitale) - che negli ultimi mesi hanno consentito di usufruire di molte delle misure anti-Covid messe in campo dal Governo: dai vari bonus fino al cashback. Tant’è che il rilascio di Spid è triplicato: si è passati dai 5,7 milioni di gennaio 2020 ai 16,4 milioni di oggi.

Alla richiesta dei cittadini deve, però, corrispondere la capacità delle amministrazioni pubbliche - centrali e locali - di adeguarsi alle nuove necessità. Su questo versante la situazione lascia meno indulgere all’ottimismo. A un mese di distanza dalla scadenza fissata dal decreto legge Semplificazioni (articolo 24 del Dl 76/2020), le Pa sono in ritardo. Considerando che sono poco meno di 23mila le amministrazioni chiamate all’appello (compresi i gestori di servizi pubblici) - anche se più di 5mila Comuni sotto i 5mila abitanti hanno ricevuto una deroga fino alla fine dell’emergenza - sono solo un quarto (5.737) quelle che a oggi hanno messo i propri servizi a portata di Spid, mentre la carta di identità elettronica è praticamente inesistente: soltanto 42 enti l’hanno adottata come chiave di accesso.

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L’AVANZAMENTO
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Difficile, invece, stimare la penetrazione della carta nazionale dei servizi (Cns), anche perché l’emissione di questo tipo di credenziale è nelle mani di più soggetti: il canale principale è quello della tessera sanitaria (che attraverso il chip può essere utilizzata, una volta abilitata, anche come Cns), ma ci sono carte di servizi rilasciate dalle singole regioni o dalle Camere di commercio. Allo stesso tempo, va detto che la Cns, seppure sia uno strumento che circola da più tempo, è meno richiesta e lo stesso legislatore mai l’ha indicata in questi ultimi mesi come chiave di accesso ai vari bonus, come invece ha fatto per Spid.

In queste settimane, dunque, si dovrà correre se si vorrà rispettare la scadenza del 28 febbraio. È pur vero che a partire dal 1° marzo le altre password che si sono utilizzate finora (per esempio, i vari pin rilasciati dalle singole amministrazioni) non verranno disabilitate. Si potranno, infatti, continuare a usare fino al 30 settembre. Da quel momento, però, l’accesso ai servizi online della Pa sarà consentito solo attraverso Spid, Cie e Cns. Quella di fine settembre, dunque, è una data che riguarda cittadini, che dovranno adeguarsi al nuovo sistema di credenziali. La Pa, invece, deve farsi trovare preparata già da fine mese.

Le difficoltà della Pa

Secondo Gianni Dominici, direttore ForumPa, Spid è incappato in questi anni in un circolo vizioso. «Da un lato con poche persone dotate di Spid le amministrazioni non hanno percepito l’urgenza di accelerare la propria adesione, dall’altro l’assenza di servizi accessibili tramite Spid non spingeva i cittadini verso l’identità digitale». Una prima svolta è arrivata quando si è puntato sui siti pubblici più utilizzati, quali quelli di Inps e Agenzia delle Entrate. Per non parlare di quelle che Dominici definisce “killer application”: «Non solo il reddito di cittadinanza, accessibile con Spid, ma anche i concorsi pubblici, ora in una stagione di ripresa. Ormai sono tante le singole amministrazioni che vincolano l’iscrizione ai concorsi all’autenticazione tramite Spid. La Regione Emilia-Romagna ne è un esempio».

Da aprile 2020 l’ultima impennata con il lancio dell’App Io, legata a filo doppio sempre con Spid. «Tramite l’app si accede a servizi ad altissima diffusione - ricorda Dominici - quali il bonus vacanze e soprattutto il cashback». Non a caso nel solo mese di dicembre, data di avvio del cashback, le identità Spid rilasciate sono passate - secondo i dati Agid - da 13,5 a 15,5 milioni, con un tasso di copertura della popolazione maggiorenne pari al 32,4 per cento.

Ma Spid da solo non basta. « Bisogna digitalizzare tutti i servizi e i processi delle amministrazioni e formare il personale - ricorda Valeria Portale, direttore osservatorio Digital identity del Politecnico di Milano -. Un obiettivo molto sfidante per una macchina pubblica farraginosa, in cui mancano competenze e risorse per innescare la trasformazione digitale».

L’adesione a Spid è costata finora alle Pa 7,5 milioni di euro dal 2016 al 2019, secondo le stime dell’Osservatorio agenda digitale del Politecnico di Milano. Ora per non fallire l’appuntamento il ministero dell’Innovazione ha previsto altre risorse dedicate. Dei 50 milioni di euro a disposizione della ministra Paola Pisano, 43 sono stati destinati anche per centrare la scadenza del 28 febbraio e oltre 7mila comuni hanno chiesto di beneficiarne.

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