Diffusione raddoppiata

Spid per il 43% della popolazione, ma molti lo lasciano nel cassetto

Ricerca del Politecnico di Milano: l’identità digitale in Italia è utilizzata in media 17 volte l’anno contro le sette alla settimana di un utente belga

di Antonello Cherchi

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2' di lettura

Dal 15 novembre serve anche per la richiesta dei certificati online, ma negli ultimi mesi è stato il green pass a trainare la diffusione dello Spid, l’identità digitale più utilizzata (c’è anche la Cie, la carta di identità elettronica, ma come strumento di riconoscimento online è meno usato). Nel 2021 lo Spid ha raggiunto il 43% della popolazione, con 26 milioni di identità rilasciate a fine ottobre scorso, più del doppio di quelle dello stesso periodo del 2020 (allora erano 12,2 milioni). Questa forte accelerazione non si deve, però, arrestare, se si vogliono centrare gli obiettivi del Pnrr: avere entro il 2026 il 70% della popolazione in possesso di un’identità digitale certificata.

Il ritardo dei privati

Un traguardo che si può raggiungere offrendo più servizi online e a maggiore valore aggiunto sia nel settore pubblico, ma soprattutto nel privato. Se, infatti, la pubblica amministrazione dal 1° ottobre consente l’accesso ai propri servizi digitali solo a chi possiede Spid, Cie o la carta nazionale dei servizi - oltre 9mila enti hanno optato per lo Spid e più di 1.700 per la Cie -, l’ambito privato è molto indietro: sono solo 59 le aziende entrate nel circuito Spid e 3 quelle che hanno adottato la Cie.

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IL CONFRONTO EUROPEO
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La parola d’ordine è, dunque, “non fermarsi”, come raccomanda la ricerca dell’Osservatorio digital identity del Politecnico di Milano a proposito della penetrazione delle identità digitali nel nostro Paese.

Le identità digitali in Europa

Ci sono Paesi europei - come la Svezia, l’Olanda e la Norvegia - che hanno un tasso di diffusione delle identità digitali doppio rispetto all’Italia, che si colloca al sesto posto dietro anche a Belgio e Francia (si veda la tabella a fianco).

Non è, però, solo un problema di Spid rilasciati, ma anche di quanto si usano: è vero che quest’anno, a fine ottobre, gli accessi ai servizi online attraverso l’identità digitale sono stati 431 milioni, il triplo rispetto al 2020, ma ogni utente ha utilizzato lo Spid in media 17 volte nell’anno (per interrogare soprattutto i siti di Inps, agenzia delle Entrate e l’app IO), contro, per esempio, i sette alla settimana di un utente belga.

Spid è giovane

Eppoi c’è la questione anagrafica: se nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni ad avere lo Spid è l’87% di quella popolazione, la quota scende al 34% tra i 65 e i 74 anni e precipita al 14% negli over 75. Meno problematica la diffusione regionale, con il 55% della popolazione del Nord-Ovest in possesso dell’identità digitale, mentre al Centro ce l’ha il 54%, al Sud e Isole il 45% e al Nord-Est il 44% per cento.

«Dati che dimostrano - spiega Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio digital identity - la necessità di raggiungere la parte di popolazione più difficile da intercettare, come gli anziani e in generale chi ha una minore alfabetizzazione digitale. Ecco perché bisogna puntare sullo sviluppo di servizi online che abbiano, però, un maggiore appeal, siano più utili e riescano a indurre anche chi finora non è passato all’identità digitale a fare il passo».

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