viaggio nei territori

Spin Lab e sgravi: Trento capofila della bikeconomy

di Guido Romeo

3' di lettura

In Trentino la bici non è solo un mezzo di trasporto, ma sempre più motore dell’economia. Qui la “bikeconomy” vale 400 milioni di euro grazie al vasto indotto generato da sport e turismo. La cifra è importante se paragonata al comparto bici nazionale che, secondo l’osservatorio Bikeconomy, vale 6,2 miliardi di euro(tra modelli tradizionali, assistiti e indotto). Il settore della bici nel suo complesso è in crescita perché l’Italia con 2,3 milioni di pezzi prodotti ogni anno per 488 milioni di euro di fatturato è il primo produttore europeo e conta già, a discapito della scarsità di piste ciclabili, oltre 743mila occupati che utilizzano quotidianamente questo mezzo per recarsi al lavoro.

Il Trentino ha deciso di spingere ancor più sulla bikeconomy con un’iniezione di tecnologia il cui ultimo tassello si chiama Spin Lab, un acceleratore di impresa lanciato la scorsa primavera e che sta già attirando i primi marchi di prestigio come Fantic Motor, ma anche Ducati Energia, che punta dichiaratamente sulle tecnologie per la mobilità green e mette a sistema le capacità dei 20 enti di ricerca pubblici e privati della Provincia. «Lo Spin Lab trentino è l’unico in Europa perché gli altri tre sono in Gran Bretagna, California e Australia – spiega Paolo Pretti, direttore operativo di Trentino Sviluppo – ed è nato grazie alla collaborazione con Paolo Bouquet dell’Università di Trento che ci ha fatto entrare nel network della Hype Foundation di Tel Aviv, che ha per missione proprio l’innovazione in campo sportivo».

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La forza di questa rete globale è proprio quella di facilitare la comunicazione e lo scambio di competenze e personale tra i centri all’avanguardia nel mondo, aprendo anche canali con investitori internazionali per lanciare nuove startup e, successivamente, produrre exit di successo che remunerino il capitale.

Lo Spin Lab trentino è nato con un primo finanziamento di alcune centinaia di migliaia di euro, ma più che nel capitale la sua forza è nella possibilità di attingere a competenze di alto livello e di essere al centro del nascente distretto trentino della bici. «I quattro pilastri di questo cluster della bici, sia muscolare che assistita – spiega Pretti – sono gli incentivi alla ricerca applicata che possono arrivare all’80% dell’investimento per chi si localizza qui per almeno cinque anni; la presenza di due incubatori tematici dedicati alla green economy e alla meccatronica; l’implementazione della strategia provinciale sulla mobilità intelligente e sostenibile che contribuisce a espandere il mercato locale e, infine, gli strumeni per il sostegno delle startup».

Il polo per la meccatronica, che da solo conta 100mila metri quadri di cui la metà sono già dedicati a insediamenti produttivi, ha visto un investimento complessivo di 90 milioni di euro e un fatturato di 37 milioni l’anno ed è strettamente collegato con i percorsi di formazione scolastica che garantiscono l’accesso a 1.400 studenti ogni anno. L’altro grande incubatore è la Manifattura, un ex stabilimento industriale riconvertito nel 2009 che oggi conta 205 addetti, 48 aziende insediate (di cui 15 startup) e un fatturato annuo di 260 milioni di euro. «All’interno del polo della meccatronica abbiamo inoltre la ProM Facility – sottolinea Pretti – un laboratorio di prototipazione unico in Italia che lavora già con gli standard dell’Industry 4.0».

Innovazione e Sviluppo del territorio: l'esempio del Trentino

Il laboratorio, che è anche tra i competence center del piano Industria 4.0 italiano, offre la possibilità di lavorazioni uniche sul fronte de materiali grazie a sistemi di stampa 3D che permettono di utilizzare polveri differenti, per esempio di acciao e ottone per produrre a basso costo oggetti che sarebbero costosissimi con i metodi di fusione tradizionali. L’accesso a grandi capacità dei calcolo dell’Università e della Fondazione Bruno Kessler permette inoltre a riccercatori e aziende di effettuare simulazioni digitali per testare la resistenza e le performance di nuovi materiali o nuove strutture, senza la necessità di costruire un modello fisico e quindi tagliando drasticamente tempi e costi di sviluppo. «Quella della bikeconomy non è solo una scommessa economica – osserva Pretti – ma rientra in un piano più vasto di sviluppo della mobilità sostenibile e del territorio che punta a tagliare del 30% le emissioni dei trasporti nella Provincia entro il 2030, informatizzare i veicoli che circolano sul nostro territorio per farli diventare parte dell’Internet delle cose con sistemi di guida assistita e servizi pubblici intelligenti e, infine, muoverci verso un modello di economia circolare che abbandoni il veicolo di proprietà a favore dei veicolo di servizio da condividere e riutilizzare».

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