Inchiesta della procura di Roma

Spionaggio, il gip convalida l’arresto del capitano di fregata Biot. «Trovati documenti riservatissimi»

L’ufficiale della Marina militare si è avvalso della facoltà di non rispondere.

di Marco Ludovico

Spionaggio russo a Roma, senza precedenti, 2 funzionari espulsi

3' di lettura

Resta in carcere Walter Biot, il militare arrestato per l'accusa di spionaggio. Lo ha deciso il gip di Roma, Antonella Minunni, che ha sciolto la riserva al termine dell'udienza di convalida con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere in accoglimento della richiesta del pubblico ministero Gianfederica Dito. Biot, detenuto a Regina Coeli, è accusato di aver passato documenti militari classificati a funzionari delle forze armate russe. Il suo difensore, l'avvocato Roberto De Vita, al termine dell'interrogatorio di garanzia, nel quale Biot si è avvalso della facoltà di non rispondere, aveva chiesto i domiciliari.

Il gip: «Ha tradito la fiducia delle istituzioni»
Nell’ordinanza del gip sono evidenziate le «accurate modalità nell’agire, come l’inserimento della scheda Sd all’interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo». Per il giudice sono «elementi sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica». Biot si occupava della «proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu». Nella scheda di memoria sono state trovate 181 foto di documenti cartacei classificati. Nell’ordinanza si parla di nove documenti di natura militare classificati come riservatissimi e 47 di tipo «Nato Secret».

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Incontro clandestino

I carabinieri del Ros avevano sorpreso Biot e il funzionario russo in flagranza: il militare stava dando documenti classificati, il russo gli avrebbe dato 5mila euro in contanti. Sarebbero emersi accordi anche per versamenti di soldi fatti in precedenza. L’accusa per l’ufficiale di Marina è di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare, diffusione di notizie di cui è vietata la divulgazione. I documenti riguarderebbero carteggi sulle telecomunicazioni della Difesa. Sulla violazione di segreto indaga anche la procura militare.

Le procedure riservate del terzo reparto

L’ufficiale lavorava allo Stato maggiore Difesa, terzo reparto “Politica militare e pianificazione”. Tra gli uffici della Difesa è forse uno dei più riservati, insieme al secondo reparto “Informazioni e sicurezza”. Basta consultare il link istituzionale (https://www.difesa.it/SMD_/Staff/Reparti/III/Pagine/default.aspx) per rendersi conto della delicatezza dei compiti e della gravità delle accuse.Il terzo reparto Smd, tra l’altro, deve «individuare e sottoporre al Capo di Stato Maggiore della Difesa le problematiche tecnico-militari, e la relative soluzioni, in materia di politica di sicurezza e difesa nazionale». Così come «tradurre le direttive politiche in tema di sicurezza e di difesa in direttive tecnico-militari».

Di Maio: "Spionaggio e' un atto ostile di estrema gravita'"


In volo verso Mosca i due funzionari russi espulsi

I due funzionari russi espulsi dall’Italia dopo il caso di spionaggio, Alexey Nemudrov e Dmitri Ostroukhov, si sono imbarcati sul volo della compagnia russa Aeroflot, decollato dall’aeroporto di Fiumicino con destinazione per lo scalo di Mosca “Sheremetyevo”. I due funzionari, scortati da alcuni uomini in borghese sarebbero stati accompagnati a bordo dell’aereo del vettore russo, con la sigla SU 2403. In audizione al Senato, il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio aveva sottolineato come la cessione di documentazione classificata da parte di un ufficiale italiano a un ufficiale delle Forze Armate russe di stanza in Italia fosse «un atto ostile di estrema gravità».

La moglie di Biot: «Mio marito è disperato, ai russi il minimo»
«Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l’ha fatto neanche questa volta, ve l’assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perché non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa». Al Corriere della Sera così ha parlato Claudia Carbonara, moglie di Biot. «Walter era veramente in crisi da tempo - racconta - aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. A causa del Covid ci siamo impoveriti. Tremila euro di stipendio – dice la moglie di Biot - non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli, 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268 mila euro di mutuo, 1.200 al mese». E sottolinea: «Walter si è sempre speso per la patria e lo ribadisco: anche se ha fatto quello che ha fatto sono sicura che avrà pensato bene a non pregiudicare l'interesse nazionale».

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