agricoltura green

Spirulina, parte in Sardegna la produzione del superfood

di Davide Madeddu


La prima Spirulina Factory sarda vince "La tua idea d'impresa"

2' di lettura

Processi sostenibili “al massimo”, impatto sui territori “pari a zero” e riutilizzo dell'anidride carbonica. La svolta green dell'agricoltura riparte dalla spirulina e da due centri dell'ositanese: Arborea e Milis. Dove, complice un clima mite, aree particolarmente soleggiate e non inquinate, da sabato si inizia a coltivare la microalga a forma di spirale definita “il supercibo del futuro”. A portare avanti l'iniziativa (5 milioni già investiti cui se ne aggiungerà un altro) la Tolo Green, azienda fondata nel 2009 del Gruppo Tolo, già presente nel mercato con un rilevante track record come advisor e investitore finanziario, e dedicata allo sviluppo e alla gestione di investimenti nel mercato dell'energia rinnovabile.

Nei due impianti, divisi tra un'area di coltivazione, e un'area per la lavorazione e trasformazione in prodotto finito, il gruppo che opera sul mercato attraverso i marchi, Hyperfood e Livegreen, conta di produrre 15 tonnellate di spirulina l'anno impiegando una ventina di persone. “La scelta di produrre spirulina, microalga che costituisce la fonte proteica a minor consumo idrico possibile - ha detto Gilberto Gabrielli, fondatore e Amministratore Unico di TOLO Green – , è perfettamente in linea con il concetto di sostenibilità ambientale che è nella filosofia del nostro gruppo”. Processo all'avanguardia che viene visto come una sorta di sfida: “Abbiamo deciso di investire in questa nuova avventura imprenditoriale poiché siamo convinti che non sia sufficiente ridurre l'impatto ambientale della produzione energetica da fonti fossili soltanto con investimenti nel fotovoltaico”.

La coltivazione avviene all'interno di un'area in cui sono presenti una serie di vasche sistemate all'interno di un'ampia serra in cui si prevede l'utilizzo, cattura e “sequestro” dell'anidride carbonica, l'impiego di fonti energetiche “che migliorano l'energia emessa ed utilizzata nel processo produttivo stesso (ad esempio tramite l'utilizzo di lampade led)” e del calore che si produce con la lavorazione e l'impiego dei resti biologici degli animali. Una volta asportata dalle vasche la microalga passa attraverso un macchinario che elimina l'acqua in eccesso. C'è poi l'aspetto legato alla fase successiva che vede la formazione di una sorta di marmellata verde e una pressatura.

La trasformazione avviene più tardi quando, come in una sorta di processo di produzione di pasta, si formano degli “spaghettini”. Un programma di lavoro che, come chiariscono dall'azienda, ha l'obiettivo di “creare un circolo virtuoso in cui ogni fase della catena produttiva rappresenterà l'inizio di quella successiva: oltre all'alimentazione umana, le microalghe troveranno impiego sia nell'agricoltura sia nella nutrizione degli animali d'allevamento”. Il tutto all'interno di un sistema di “processi sostenibili al 100 per cento e impatto zero sul territorio”.

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