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Sport, 50mila società a rischio bancarotta senza «sponsor 4.0»

Il mondo dello sport italiano chiede al Governo e al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di sbloccare al più presto misure finanziarie che evitino al sistema di implodere, in particolare in materia di sponsorizzazioni

di Marco Bellinazzo

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(ZANI)

Il mondo dello sport italiano chiede al Governo e al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di sbloccare al più presto misure finanziarie che evitino al sistema di implodere, in particolare in materia di sponsorizzazioni


3' di lettura

Ogni euro investito nello sport vale triplo. Perchè oltre che direttamente sulla filiera sportiva, lo si investe sui presidi sociali del territorio e sulla salvaguardia del tessuto sanitario. È questo il messaggio che si leva dai vertici dello sport italiano messi alla prova dalla pandemia di Covid-19. Da qui la richiesta al Governo e al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di sbloccare al più presto misure finanziarie che evitino al sistema di implodere, in particolare in materia di sponsorizzazioni.

Lo sport italiano

L’universo sportivo italiano è costituito da 12,5 milioni di “ tesserati” per Federazioni, Discipline Associate ed Enti di Promozione. Nel registro del Coni sono iscritte più di 12omila società sportive e oltre 150mila tra società o associazioni dilettantistiche.

La depressione economica provocata dall’emergenza sanitaria e dal prolungato lockdown, senza misure di sostegno adeguate, potrebbe farne sparire 40/50mila (tra il 15 e il 20%). Con stadi, palazzetti e piscine che rimarranno tristemente vuoti, con ricavi televisivi a rischio e comunque appannaggio di fatto esclusivo della Serie A di calcio, l’unica fonte di sostentamento per i club calcistici delle serie minori e delle realtà professionistiche e dilettantistiche appartenenti alle altre discipline è rappresentato dalle sponsorizzazioni. Ma anche queste ora sono a rischio. «Per questo - spiega Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro - abbiamo proposto l’introduzione di un incentivo fiscale per premiare le aziende che promuoveranno la propria attività attraverso campagne pubblicitarie effettuate da società e associazioni sportive, sia dilettantistiche che professionistiche. Si tratta di una misura cruciale per tutto lo sport italiano». «L’incentivo - precisano Pasquale Salvatore e Davide Rotondo tra i consulenti di Pwc Tls che ne hanno elaborato la cornice normativa - è riconosciuto mediante il credito d’imposta in modo da portarlo in compensazione. Un meccanismo tra l’altro già utilizzato nel comparto dell’editoria e molto efficace in un momento in cui le società sono in crisi di liquidità e con perdite contingenti». Nel dettaglio, parliamo di un’agevolazione pari al 30% degli investimenti effettuati, con un incremento al 40% nel caso di campagne realizzate mediante strumenti digitali, e di un ulteriore 20% nel caso di investimenti fatti da microimprese, Pmi, e startup innovative del territorio. «L’impatto per i conti pubblici di questa sponsorizzazione 4.0 - aggiungono i due consulenti Pwc Tls - deve tener conto del limite di accesso al credito d’imposta ad oggi vigente pari a un tetto di 200mila euro e dell’effetto emersione del “nero” che si potrebbe generare». Si varia perciò da un minimo (più probabile) di 240 a un massimo di 432 milioni. Dai calcoli poi il “costo” risulterebbe interamente spesato già dal primo anno, garantendo la continuità aziendale per gli anni successivi a tutte le società sportive e assicurando il relativo gettito all’Erario. «Tutte le iniziative che favoriscano il mondo dello sport di base - osserva il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia - sono ben valutate. Naturalmente si parla si provvedimenti che vanno bene in periodi di gestione ordinaria. Molti di questi provvedimenti hanno effetti significativi nel lungo periodo. Il mondo dello sport dilettantistico ha bisogno di interventi straordinari e strutturali».

Dal volley al basket

«È fondamentale - sottolinea Diego Mosna, Presidente della Lega Pallavolo Serie A maschile - che le società dilettantistiche vengano riconosciute come entità economiche ma anche per la responsabilità sociale che hanno nei confronti di atleti, dirigenti e dei giovani che formano. Alla luce di ciò non servono misure di aiuto temporaneo, ma strutturali come quella sul credito d’imposta per le sponsorizzazioni. A cui andrebbe aggiunta anche la detraibilità dell’Iva per ridurne ulteriormente il peso». L’incentivo agli sponsor è l’unico «strumento di rapido e sicuro impatto» anche secondo il presidente della Lega Volley femminile Mauro Fabris: «Per i nostri oltre 30 club di A1 e A2 questo supporto è cruciale. Tuttavia, tantissime aziende, anche per ragioni etiche, potrebbero essere costrette d’ora in avanti a concentrare gli sforzi nell’assicurare la propria continuità e posti di lavoro, rinunciando a supportare le squadre. Per evitare una crisi più profonda ci faremmo promotori anche di un emendamento per estendere alle società dilettantistiche il più ampio ventaglio delle misure per la liquidità previste dal decreto dell’8 aprile scorso».

«Lo sport italiano - conclude Umberto Gandini, neo presidente della Lega Basket - si regge ancora in larga parte sul mecenatismo e sulle sponsorizzazioni. Queste ultime rappresentano l’80% dei ricavi delle società della Serie A di basket, e per la continuità del settore è necessario intervenire con norme specifiche che incentivino l’investimento nella comunicazione sportiva».

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