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Sportage scommette su stile e hi tech Kia lancia la sfida alle tedesche premium

di Mario Cianflone

Fari boomerang. La Kia Sportage è stata sviluppata secono il linguaggio stilistico che la casa ha battezzato «Opposites united». Il risultato è un look fuori dagli schemi, molto originale soprattutto nei gruppi ottici a boomerang e nel montante posteriore.

3' di lettura

Con la quinta generazione, Sportage, best seller di Kia, cambia radicalmente con un salto in alto paragonabile a quello avvenuto tra la prima serie di quasi 30 anni fa e la terza serie del 2006 che segnò una svolta a livello di immagine di marca, qualità percepita e livello competitivo nei confronti di riferimenti di mercato come Nissan Qashqai. Ora la nuova Sportage lanciata a fine 2021 e in arrivo in questi giorni rilancia una sfida e questa volta nel mirino non ci sono suv e crossover giapponesi o francesi ma le proposte più blasonate dei marchi tedeschi. Gli allestimenti sono quattro: Business, Style, GT Line e GT Line Plus e il listino spazia fra 30.000 e 45.000 euro.

Salendo a bordo la sensazione che le parti si siano invertite è evidente, almeno nella top di gamma GT-line Plus, che offre tutto quello che oggi come oggi è giusto desiderare da una vettura del 2022. E stiamo parlando non solo di sedili in pelle, ma di cose sostanziose come la guida assistita di livello 2 (che tra l’altro funziona bene e non agisce in modo brusco) e di un infotainment moderno. La plancia è infatti dominata dai display digitali con il cluster strumenti da 12.3” (10.12” nella versione base Business) e quello del sistema multimediale, curvo, sempre da 12.3” che funge da interfaccia utente sotto il quale gira un sistema operativo open source su base Android, aggiornabile online (Ota) che permette utenti multipli, ergonomia ben studiata (non è un tablet appiccicato in plancia) e una integrazione ben eseguita con lo smartphone infatti ci sono Android Auto e CarPlay. E qui si apre una nota a margine: anche con la nuova Kia emerge la superiorità delle mappe di Google e anche in termini di usabilità non c’è storia rispetto a qualsiasi sistema integrato di bordo, magari dalla grafica più attraente ma poco utilizzabile.

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Kia Sportage V offre una discreta dotazione anche nella versione base Business formato flotte, dove però manca il keyless entry (di serie sulle altre ma lo vorremmo sempre: è anacronistico nel 2022 mettere in moto un’auto con la chiave da girare nel quadro. E abbiamo visto tedesche premium di ultima generazione che si accendono ancora così ed roba da urlare: «benvenuti nel 1970!»). E ci sono, nella versione top, volante e sedili anteriori riscaldati e ventilati. Insomma, Sportage ribadisce quanto sia importante essere e non apparire nel mondo di oggi dove la tecnologia non deve essere un add on ma integrata nell’auto come elemento portante e qualificante. E infatti, negli allestimenti più costosi troviamo chicche (già viste anche su Sorrento) come gli specchietti retrovisori digitali che appaiono nel cluster strumenti quando si mette la freccia. Bello e utile. Tra i plus anche il sistema audio harman/kardon.

Il design della nuova Sportage, basato sul linguaggio stilistico battezzato Opposites United non passa inosservato e in effetti il suo look è divisivo: la si ama o la si odia con le sue linee decise, gli spigoli vivi e la linea di cintura che si spezza sul montante C. Per non parlare dei gruppi ottici anteriori full led matrix con le Dlr a boomerang: davvero originali. E va detto che la vettura è molto più fotogenica in strada che non in foto. Le dimensioni sono abbastanza compatte: la vettura è lunga 4.515 mm, larga 1.865 mm e alta 1.645 mm con un portellone posteriore che le conferisce un look da suv coupé, una connotazione stilistica accentuata se si opta per il tetto con colore a contrasto rispetto alla carrozzeria. Il passo di 2.680 mm assicura un’abitabilità buona anche per i passeggeri posteriori. I bagagli sono ospitati un vano che varia tra circa 590 a 1.800 litri.

La gamma prevede powetrain soltanto elettrificati mild e full hybrid e plug-in. Ci sono infatti un benzina ibrido leggero 1.600 T-Gdi in due livelli di potenza (150 o 180 cv), un turbodiesel (buono per le flotte e per chi fa tanta strada come gli agenti di commercio) 1.600 cc Crdi da 136 cavalli. Fa eccezione alla gamma elettrificata una versione Gpl, solo termica, che arriverà nella seconda metà dell’anno mentre adesso sono al lancio le mild hybrid e la full hybrid che abbiamo provato tra Milano e Courmayeur. Vanta un 1.600 cc Tgdii da 180 cv abbinato a un motore elettrico 4,2 kW (con una batteria agli ioni di litio da 1,49 kWh). È inserito nel cambio automatico per una potenza totale di 230 cavalli.

La trazione è anche 4x4 a seconda delle opzioni. A marzo arriverà anche la plug-in con il 1,6 benzina coadiuvato da un’unità elettrica da 66,9 kW alimentata da una batteria a ioni di litio da 13,8 kWh che offre oltre 50 km di autonomia. In totale il sistema phev schiera 265 cavalli.

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