MERCATI

Spotify debutta a Wall Street: sfida alla tempesta hi-tech

di Marco Valsania

Per Spotify suona la campanella

3' di lettura

No, non sono solo canzonette. Ciò che a Wall Street canterà da oggi Spotify, il leader dello streaming musicale, è ben di più: è la colonna sonora della Borsa. Un significativo test dei nervi del mercato mentre i titoli Internet e hi-tech sono scossi da dubbi e polemiche, su valutazioni e modelli di business. E ancora più atteso perché mette alla prova un percorso di quotazione sperimentale e rischioso per una società di simili dimensioni, che se avrà successo potrebbe invitare imitatori e trasformare, accanto alla musica, anche il business dei collocamenti iniziali: il «direct listing», una vendita diretta di titoli agli investitori saltando di fatto intermediari e sottoscrittori - una soluzione rivendicata come democratica e trasparente ma più esposta a volatilità immediata per l’assenza di sostegno.

Quasi a voler ricordare il clima burrascoso che regna in Borsa, ieri i titoli tech hanno guidato una nuova, brusca ritirata, trascinando gli indici in calo di oltre il 3% nel pomeriggio. Nel mirino, più ancora di un comparto manifatturiero preoccupato dai conflitti commerciali con la Cina dopo che Pechino ha risposto ai dazi americani, è finita Silicon Valley. Da Amazon, colpita per giorni dai tweet del presidente Donald Trump su tasse e abusi antitrust. A Tesla, criticata dalle autorità federali sulla sicurezza stradale per un incidente fatale legato alla guida autonoma. Fino a Facebook, tuttora scottata dallo scandalo di violazione della privacy degli utenti del social network. Con un piccatissimo Mark Zuckerberg che ha definito «molto superficiale» il numero uno di Apple Tim Cook che nei giorni scorsi aveva criticato il social network per lo scandalo dei dati. E per finire a Intel, sotto scacco in Borsa (-9%) sulla notizia che entro il 2020 Apple userà sui suoi computer Mac dei propri microchip, sostituendo quelli usati finora di Intel.

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I numeri di Spotify, però, sono da primato e legittimano già da soli un’attesa spasmodica. La società nata in Svezia sbarca al New York Stock Exchange con una valutazione che, secondo le indiscrezioni, sfiora i 24 miliardi di dollari. E con titoli che sono stati al centro di spinte al rialzo, passati privatamente di mano di recente a 137,50 dollari. Teoricamente, inoltre, fino al 91% delle azioni di Spotify potrà essere scambiato fin dalle prime ore, tra previsioni che forse due terzi sarà davvero disponibile perché i co-fondatori, tra cui il 35enne chief executive Daniel Ek, terranno la loro quota.

Le oscillazioni iniziali di Spotify potrebbero essere tanto significative che fonti vicine al mercato indicano come l’apertura effettiva degli scambi, ad un prezzo a quale punto determinato dall'interesse riscontrato, potrebbe tardare anche oltre le due ore considerate il tempo massimo al cospetto di un normale Ipo. E le scommesse degli analisti sono a loro volta cariche di incertezza, tra entusiasmi, cautele e timori, sull’outlook al di là del D-Day: MKM Partners ha affibbiato un rating di acquisto al titolo e un target di 200 dollari. RBC Capital Markets, sfoderando ancora maggior ottimismo, ha stimato un target price di 220 dollari e una market cap di 43,5 miliardi. Altri sono più prudenti, con target a 160 dollari o inferiori. E c’è chi dubita che Spotify non soffra prima o poi per la concorrenza di giganti Internet e tech che intendono avanzare nei servizi di streaming.

Spotify ha sollevato il sipario sulle previsioni che sostengono la sua strategia: si aspetta di poter contare tra i 198 e i 208 milioni di utenti attivi mensili a fine anno fiscale, con un aumento di circa il 30%. Oggi vanta 71 milioni di abbonati, il doppio del più vicino concorrente Apple Music, oltre a quasi 90 milioni di utenti del suo servizio gratuito sostenuto da pubblicità. Non è redditizia, con perdite operative che quest’anno, seppur in calo, potrebbero sfiorare i 400 milioni. Ma il giro d'affari ha messo a segno rapidi incrementi che nel 2018 dovrebbero attestarsi tra il 20% e il 30%, inferiori al 39% dell'anno scorso ma abbastanza per aspirare a 6,8 miliardi. I margini lordi dovrebbero migliorare al 23-25% dal 21% nonostante l’obiettivo del 30-35% resti lontano.

A incoraggiare gli ottimisti ha finora contribuito un mercato delle Ipo che - nonostante le violente scosse della Borsa - ha dato segno di tenuta. Secondo Renaissance Capital, i collocamenti a Wall Street hanno rastrellato il massimo in oltre tre anni nel primo trimestre, forti di 43 sbarchi che hanno raccolto 15,6 miliardi e culminati con Dropbox, il protagonista del cloud storage reduce da una quotazione di successo. Adesso tocca a Spotify sfidare le mareggiate del mercato.

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