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Spotify: Milano hub del Sud Europa. Assunzioni al via

La piattaforma di streaming leader mondiale sceglie il capoluogo lombardo come snodo strategico per l’intera macroarea. La managing director annuncia assunzioni e investimenti per potenziare il segmento dei podcast. Per i quali si lavora a un sistema di remunerazione

di Francesco Prisco


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3' di lettura

Quanto dista Milano da Stoccolma, la città in cui più di dieci anni fa un giovane startupper ha cambiato per sempre il modo di fruire musica? E quanto da New York, dove quella stessa startup un anno e mezzo fa si è quotata alla cifra record di 26,5 miliardi di dollari? Da quello che sembra meno di quanto saremmo portati a pensare: Spotify ha infatti scelto Milano come hub per la macroarea di Sud e Est Europa che raggruppa 18 Paesi. E la managing director è l’italiana Federica Tremolada.

Federica Tremolada, managing director di Spotify per Sud e Est Europa

Podcast, obiettivo 20% di stream
«Le sfide che ci attendono sono numerose e molto ambiziose», spiega. «Puntiamo a consolidrare la leadership che abbiamo nel mercato dello streaming e in più stiamo effettuando investimenti importanti, soprattutto sul segmento dei podcast». Questi ultimi, per chi non lo sapesse ancora, sono la next big thing dell’intrattenimento liquido. «E il 2020 in particolare - prosegue Tremolada, manager che arriva da Google, dove si è occupata di YouTube, ma ha un passato “musicale” in Bmg - per Spotify sarà l’anno dei podcast. Oggi la nostra piattaforma raggruppa qualcosa come 450mila serie. Anno su anno, a livello global, la loro fruizione è cresciuta del 100 per cento. L’obiettivo è che i podcast arrivino a valere il 20% dei nostri ascolti complessivi». Per i podcast su Spotify non c’è tuttavia ancora un meccanismo di remunerazione. Il 2020 sarà risolutivo anche su questo versante? «Stiamo lavorando proprio per questo», risponde Tremolada.

Il piano di assunzioni
Lo dimostra anche il piano di assunzioni: «Quando ad aprile mi sono insediata - spiega la manager - la struttura, qui a Milano, contava 23 addetti. Abbiamo assunto due persone, per le attività di marketing e strategia, e continuiamo a crescere: stiamo cercando un profilo che si occupi proprio di podcast e uno che si occupi da social media. In più, sempre da Milano, prenderemo altre persone che dovranno occuparsi del mercato turco». Il capoluogo lombardo, nella gestione della macro area Sud ed Est Europa, è sempre più strategico per la piattaforma di streaming che, tra le sedi di Milano e Madrid, impiega 60 persone, con l’ausilio di Berlino per quanto riguarda l’Est del vecchio continente.

Lucio Battisti, dopo anni di battaglie legali, è approdato su Spotify

Il caso Battisti
Se Milano è strategica, l’Italia dà a Spotify le sue belle soddisfazioni. Vedi alla voce Lucio Battisti, per esempio: l’approdo, il 29 settembre scorso, di un profilo contenente la gran parte del songbook dell’artista di Anima Latina sulla piattaforma - dopo una lunga battaglia legale tra i suoi eredi e il co-autore dei brani Mogol - è stata salutata da qualcosa come 50mila follower in 24 ore. «Una performance veramente straordinaria - secondo Tremolada - che testimonia quanto l’Italia rappresenti un mercato vivace e interessante per il nostro business. Andremo avanti su questa scia, all’insegna di quattro direttrici: personalizzazione, customizzazione, ubiquità e globalità. Il tutto per migliorare l’esperienza dei nostri utenti».

GUARDA IL VIDEO. Il songbook di Battisti e Mogol va in streaming

Un modello «premium first»
Spotify cresce nel mondo, soprattutto attraverso il modello premium: la terza trimestrale del 2019 sarà diffusa il 28 ottobre ma dalla seconda si apprende che gli utenti complessivi a livello mondiale hanno raggiunto quota 232 milioni e gli abbonati sono 108 milioni. Da questi ultimi sono arrivati ricavi per 1,50 miliardi di euro, a fronte degli 1,67 miliardi di ricavi totali. L’azienda ha dato nuova linfa tanto alla discografia mondiale (i ricavi da streaming, secondo Ifpi, valgono il 47% del mercato), quanto a quella italiana (la musica liquida, qui da noi, secondo Fimi esprime una quota del 44%). «Da quando Spotify è nata - sottolinea Tremolada - abbiamo distribuito alle case discografiche qualcosa come 13 miliardi di euro».

Bilanci (ancora da) startup
La musica è il core business, ma i bilanci sono ancora «ballerini» come è tipico delle startup: l’ultima trimestrale ha registrato perdite per 3 milioni, per esempio. Quando Spotify comincerà ad avere utili da multinazionale? «Questa domanda - risponde Tremolada - ci viene rivolta spesso. Noi continuiamo a investire e continuiamo a crescere. Siamo convinti che la nuova direzione intrapresa dall’azienda, con lo streaming premium e i podcast al centro dell’offerta, sia quella giusta». La creatura di Daniel Ek è diventata grande. Con la consapevolezza e l’orgoglio di aver contribuito a rimettere in piedi un settore - quello della discografia - che, prima dello streaming, si dava per spacciato.

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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